Firenze

La storia di Firenze, così come quella di Venezia, è troppo vasta per essere qui trattata esaurientemente. In più, come per Venezia, non siamo certo all'altezza degli studiosi veri per spiegare il perché ed il percome di Firenze. Cercheremo di dare un'infarinata generale della magnificenza che questa città ha irradiato cultura per l'Italia tutta.

Riguardo all'alleanza tra Carraresi e Firenze, questa fu più economica e culturale che militare. Infatti, dal punto di vista militare, l'unica presenza fiorentina nell'esercito padovano è riconducibile al “prestito” del celeberrimo John Hawkwood o, all'italiana, Giovanni Acuto, mercenario inglese al servizio dei fiorentini, che comandò le truppe carraresi nella battaglia di Castagnaro/Castelbaldo e restò circa un anno in quel di Padova, per poi tornare a Firenze.

Culturalmente, che dire: Giotto, Petrarca, Giusto de' Menabuoi, solo per citare i più importanti.

Firenze fu quindi “banca” di Padova, attività in cui i Fiorentini erano maestri insieme al commercio. Già verso la fine del '200, in Padova, furono varati statuti mirati alla regolamentazione di tale attività dei Fiorentini in città.

Motivo di tale alleanza va ricercato nel contrasto tra Carraresi e Scaligeri, Visconti, Venezia.

Sopratutto Scaligeri e Visconti, ghibellini, se erano impegnati nelle guerre con i Padovani, guelfi, avrebbero distratto le attenzioni belliche verso Firenze, guelfa. Riguardo a Venezia, cercando di limitare i suoi domini in terraferma, avrebbero avuto più difficoltà nel transitare le merci provenienti dall'Oriente, quindi un concorrente di meno sui mercati italiani ed europei.

Ecco come un villaggio subalterno alla città etrusca di Fiesole divenne Firenze.

Come detto, i primi insediamenti in loco risalgono alla preistoria, ma è con l'arrivo degli etruschi (IXno scolo a. C., che inizia la sua storia. Nel 395 a. C. gli Etruschi vengono sottomessi definitivamente dai Romani. Con il prolungamento della via Cassia (187 a. C.), fondano il municipio di Florentia e la forniscono della prima cinta muraria e del primo ponte nella storia fiorentina, costruito vicino all'attuale Ponte Vecchio. Grazie alla posizione strategica (via Cassia e Arno), diventa un centro di comunicazione e commercio sempre più importante, fino a diventare sede vescovile.

Con l'inizio delle invasioni barbariche, Firenze è sottoposta a continui assedi. Viene assediata da Radagasio nel 405 d. C., viene coinvolta nelle guerre goto- bizantine. In questo periodo vengono costruite nuove mura (meno imponenti), ma la città va spopolandosi e l'economia va a rotoli. Leggendaria la distruzione da parte di Totila

Verso la fine del sesto secolo è preda dei Longobardi, che la accorpano al ducato di Lucca, più defilata dell'itinerario nord-sud e quindi meno esposta agli attacchi bizantini. Durante questo periodo, grazie anche alla conversione della regina Teodolinda alla Chiesa di Roma, furono fondate diverse costruzioni religiose, tra cui il Battistero di San Giovanni, anche se naturalmente non nella forma attuale, le cui fondamenta sono ancora visibili nei sotterranei della chiesa.

Nell'ottavo secolo, Firenze diventa parte dell'impero di Carlomagno che la transformò in contea . Inizia la rinascita della città. Viene ricostruito il ponte sull'Arno, precedentemente distrutto. Vengono costruite nuove mura, seguendo in parte le cerchia delle mura Romane, ma allargandosi a sud, per comprendere i nuovi sobborghi. Vi torna anche il potere amministrativo, grazie al figlio del marchese di Toscana, Hugo.

I primi anni dell'undicesimo secolo vedono un fermento religioso atto a mutare le interferenze dell'Impero nelle cose della Chiesa. A Vallombrosa, Giovanni Gualberto fonda l'omonimo monastero che sarà il centro del movimento riformatore contro il clero simoniaco.

Nel 1055 Firenze sarà sede di un concilio, indetto da papa Vittorio II, che vide la partecipazione di 120 vescovi e dell'imperatore Enrico III°.

Nel 1076, Matilde di Canossa, dopo la morte della madre Beatrice e del marito Goffredo il barbuto, diventa signora feudale di Firenze e della Toscana. La cinge di mura e le concede lo status di comune. Da sempre vicina alle posizioni riformatrici, appoggia apertamente papa Gregorio VII, trovandosi, di conseguenza, in aperto contrasto con l'Impero. Nonostante l'episodio di Canossa, la vittoria arrise all'imperatore Enrico IV, che depose la Contessa. Subitaneo l'abbandono di tutti i comuni toscani, tranne Firenze, anche perché legata alla curia romana da stretti rapporti economici. Questa lealtà le costò l'assedio, per altro fallito, del 1082. A questo periodo è da ascrivere la suddivisione della città in quartieri che presero il nome delle porte: p.ta S. Pietro a est, del Vescovo a nord, S. Pancrazio a ovest, S.ta Maria a sud.

Alla morte della contessa, nel 1115, Firenze viene retta da un regime consolare. La posizione antimperiale assunta con la contessa, la portò, alla morte dell'imperatore Enrico V, ad attaccare e distruggere la vicina Fiesole, unendo le due contee ma lasciando la divisione a livello ecclesiastico, Empoli e la media valle dell'Arno.

Nel 1138 viene istituito ufficialmente il Comune, quando le città toscane si unirono in una lega per evitare che imperatore fosse eletto Enrico il fiero, loro oppressore.

In questo periodo, anche se il potere è in gran parte in mano ai nobili, sono i commercianti il volano per l'espansione economica e sociale della città, grazie ai sempre più estesi commerci ed al credito.

Questo sviluppo ebbe un momentaneo arresto con la discesa in Italia del Barbarossa, per riprendere alla morte del suo successore Enrico VI. La crescita soci-economica si nota anche nell'accrescersi del territorio. Intorno alle mura Matildiche si formano dei sobborghi, tanto popolosi che, nel 1172, il comune decise l'allargamento delle mura per includerli. Nel 1175, anno della fine dei lavori, anche una parte dell'Arno con i suoi insediamenti, vengono inclusi, diventando parte integrante del tessuto cittadino, via di comunicazione interna, fonte di energia per le industrie, rifornimento idrico della città.

Fioriscono anche le Torrette, veri centri di controllo militare della città. Nel 1180 se ne contano 150 circa. Anche il numero delle chiese viene triplicato, arrivando a 48.

Regna un periodo di pace, che aumenta la prosperità della città, ormai centro principale della Toscana. Tale prosperità attira masse dalle campagne, portando ad un repentino incremento della popolazione urbana. I commercianti iniziano ad unirsi in associazioni corporative ed espandendo le proprie attività ben oltre i limiti della regione. Praticamente non ci fu fiera nell'occidente ove non vi fossero rappresentanze fiorentine all'opera. Inoltre, l'incremento di popolazione rurale lungo le sponde dell'Arno, necessitò la costruzione di tre nuovi ponti, che risposero alle necessità della città fino al diciannovesimo secolo.

Anche la formazione di nuovi ordini religiosi (francescano, domenicano, Augustina e carmelitano) contribuì allo sviluppo economico-sociale, nonché culturale, della città. Le ristrutturazioni o la costruzione di nuove chiese e monasteri, con chiostri stanze, decorazioni ecc., diedero un notevole impulso all'architettura oltre che all'organizzazione della vita sociale

Il periodo di pace durerà fino al 1216, allorquando una promessa matrimoniale non rispettata, l'uccisione di Oddo Arrighi da parte di Buondelmonte dei Buondelmonti, spaccò la città in due fazioni, una appoggiata dal Papa, i Guelfi, l'altra appoggiata dall'Imperatore, i Ghibellini.

La lotta fra le due fazioni caratterizzerà tutto il secolo ed anche il successivo.

All'inizio fu predominio ghibellino, fino al 1250, morte di Federico II, quando commercianti ed artigiani, riuscirono a prendere il potere. Abolirono il militum societas ed imposero che l'altezza massima delle torrette fosse di 29 metri.

Ne segue una fase di relativa pace e prosperità, che portò al conio del Fiorino d'oro, che si aggiunse a quello d'argento, in auge dal 1235. Questo periodo è definito del “Primo Popolo” e portò anche alla costruzione del Palazzo del Popolo, oggi il Bargello, ove si tenevano i consigli del comune.

Nel 1260, Firenze fu sconfitta dai Senesi a Montaperti, Sconfitta che riconsegnò la città ai Ghibellini, i quali ristabilirono le vecchie tradizioni e distrussero tutto ciò che era legato ai Guelfi. La città rischiò la distruzione totale, ma grazie a Farinata degli Uberti, difensore strenuo di Firenze alla convenzione di Empoli, ove riuscì ad imporre ai Ghibellini la mediazione del Papa Clemente IV. Grazie a lui ed alla morte del figlio di Federico II, Manfredi, avvenuta nella battaglia di Benevento del 1266, i Guelfi riuscirono a riprendersi Firenze e restaurare le proprie istituzioni.

Dal 1267 signore di Firenze fu Carlo d'Angiò, che la guidò nelle vittoriose guerre contro Pisa nel 1268, e Siena, 1269.

Nel frattempo continua l'ascesa di due gruppi sociali non nobili, i Magnati, imprenditori, e i Popolani, artigiani e commercianti, organizzati nelle cooperative che porterà, nel 1282, al governo delle Arti.

La continua crescita demografica costrinse alla progettazione di una nuova cinta muraria di 8.500 metri., racchiudendo un territorio cinque volte quello dell'area urbana precedente. Il considerevole impegno finanziario, nonché la guerra, fece sì che la realizzazione di questa cinta si concludesse nel 1333.

Nel 1289 Firenze sconfigge Arezzo nella battaglia di Campaldino.

La fine del secolo è caratterizzata dalla costruzione della nuova cattedrale e del Palazzo della Signoria, la ricostruzione della vecchia cattedrale di S.ta Reparata e la chiesa di S.ta Croce, tutte ad opera di Arnolfo da Cambio.

Firenze è ormai la prima città dell'occidente. Le torrette, simbolo del potere nobiliare, sono ora affiancate e contrastate dai palazzi della classe media dei Mercanti, simbolo del loro potere economico.

Il XIV secolo fu caratterizzato da sempre più violente lotte intestine, dettate dalla ricerca di partecipazione al potere del popolo “minuto”, in contrasto con l'affermazione dei mercanti e commercianti e banchieri, il popolo “grasso”

Nel 1306, dopo lungo assedio, sconfigge Pistoia, i cui possedimenti vengono divisi tra Firenze e Lucca.

La città si divise in due fazioni, una capeggiata dalla famiglia Cerchi, i Bianchi, comprendente parte della nobiltà e il popolo grasso, l'altra capeggiata dai Donati, i Neri, comprendente gli immancabili nobili alleati al popolo minuto.

Iniziano anche scontri tra le nuove realtà emergenti del panorama politico italiano: Visconti e Scaligeri. Una serie di sconfitte militari più o meno gravi, tra il 1315 e il 1325, portò Firenze a chiedere protezion alla casa D'Angiò. Alla morte, Carlo d'Angiò, duca di Calabria (1327). Firenze ritorna libera.

Nel 1335, nuova guerra con Pisa e Lucca, e nuova sconfitta patita da parte degli Scaligeri, comandanti delle truppe ghibelline. Di nuovo si richiede l'intervento di re Roberto, di nuovo tirannia e di nuovo la cacciata.

Comincia , in questo periodo, a circolare il nome dei Medici, con Salvestro, gonfaloniere, gonfaloniere di giustizia, che emana alcuni riforme contro la famiglie di parte avversa (Strozzi, Albizzi). Riforme che scontentano tutti. Queste situazioni interne, aggravate dalla grave carestia e dalla sconvolgente epidemia di peste nera del 1348, acuì le rivalità interne, fino ad arrivare alla rivolta dei Ciompi, nel 1378, che portò i lavoratori della lana al riconoscimento dei diritti corporativi e, brevemente, al governo... ed alla cruenta repressione successiva.

Il contrasto interno diviene così violento che si richiede la mediazione del Papa, il quale invia Carlo di Valois, fratello del re di Francia. Questi si schierò apertamente con i Bianchi, facendo arrestare ed esiliare i capi Neri, tra i quali c'era, notoriamente, Dante

Epidemia, lotte interne, guerre, carestia, alluvione. Tutti questi fattori portarono quindi ad una ristagnazione economica, che influì sull'attività architettonica della città. Detto delle Mura, palazzo della Signoria e dei complessi monastici, ci si dedica alla ricostruzione dei ponti distrutti dall'alluvione, alla sistemazione delle piazze rappresentative, Piazza della Signoria e Piazza Duomo su tutte, l'ampliamento e la sistemazione delle vie principali, nonché all'abbattimento delle costruzioni fatiscenti, per ricostruirle più sicure.

Il nuovo secolo sorge all'insegna delle tensioni tra chi detiene il potere, la classe mercantile e nobiliare, e chi cerca di ritagliarsi il proprio spazio. Tra quest'ultimi spicca la figura di Giovanni de' Medici, ricco e potente imprenditore che coagulò intorno a sé quella parte di mercanti e commercianti ed anche gli strati di ecclesiasti rimasti esclusi dalla spartizione del potere, nonché il popolino minuto. Dall'esterno la minaccia veniva dai Visconti, allentata con la morte di Gian Galeazzo.

Nel 1406, con la sconfitta di Pisa, tutta la Toscana, tranne Siena e Lucca è sotto il dominio fiorentino. Otto anni dopo rintuzza le velleità di Filippo Maria Visconti, formando un esercito mercenario ed alleandosi a Venezia.

Alla morte di Giovanni, nel 1429, fu il primogenito Cosimo a raccogliere il testimone sia dell'attività familiare, sia della vita politica, arrivando ben presto a cariche pubbliche.

Nel 1440, ad Anghiari, i fiorentini sconfiggono i milanesi, ponendo fine ad un contrasto che durava da decenni.

Il prestigio,anzi, il potere di Cosimo cresce sempre più. Pur senza abrogare le istituzioni, e senza comparire direttamente, affida le istituzioni a suoi uomini di fiducia, diventando di fatto signore assoluto della città, indirizzando decisioni e scelte sia in ambito politico che economico.

Alla sua morte, avvenuta nel 1464, gli succede il figlio Piero, detto il Gottoso, per cinque anni. Alla sua morte /1469) l'oligarchia al potere, conferma ai figli Lorenzo e Giuliano quel ruolo di preminenza nell'ambito delle istituzioni. In realtà, pur se non ufficialmente, i Medici erano signori assoluti della città.

Nel 1478, la celeberrima congiura dei Pazzi porterà alla morte di Giuliano ed al ferimento di Lorenzo, che, forte dell'appoggio incondizionato della maggioranza dei cittadini, è così signore unico della città. Sotto di lui, la città conobbe un lungo periodo di pace interna ed esterna, grazie anche alla pace con Napoli e con lo stesso papa, ispiratore della congiura.

Sotto l'egida di questa famiglia, ed in particolare di Lorenzo appunto, si svilupparono in Firenze tutte le arti. Pittura, scultura, architettura, letteratura, grazie all'illuminismo dei signori di Firenze trovarono terreno fertile per dare il via a quel che viene definito Rinascimento.

Brunelleschi, Donatello, Masaccio, Filippo Lippi, Domenico Ghirlandaio, Sandro Botticelli, Beato Angelico, Michelozzo, Giuliano da Sangallo e Benedetto da Maiano.

Alla morte di Lorenzo, 1492, gli succedette il figlio Piero, mentre il secondogenito diventò papa Leone X,

Piero non ha la statura del padre e viene scacciato in seguito alla sua scarsa decisione nell'opporsi alla discesa di Carlo VIII. Viene ristabilita la repubblica e perdono anche Pisa

Le folle, in questo periodo, sono infiammate dalle prediche di Girolamo Savonarola, grande moralizzatore dei costumi e e della vita politica. Di fatto è lui il reggitore della Repubblica.

L'intransigenza (o il fanatismo) del Savonarola lo portò ben presto in rotta di collisione con il papato. Condannato per eresia, fu bruciato in piazza della Signoria nel 1498. In questo periodo il “David” di Michelangelo fu posto nella piazza a guardia della libertà dei fiorentini. Questi fatti riportarono comunque i Medici a Firenze, grazie anche all'alleanza con il papa Alessandro VI ed al nuovo “signore” della penisola, il re d'Aragona.

L'inizio del nuovo secolo vede la potenza della famiglia aumentare a dismisura, grazie anche al fatto che due suoi membri, Giovanni (...) e Giulio (Clemente VII), divenire papi.

Il breve periodo repubblicano, che coincise con il sacco di Roma /1527), vide l'ultimo tentativo di restaurazione della repubblica. I Medici furono cacciati, ma già nell'agosto del 1530, le truppe pontificie ed imperiali assieme, dopo undici mesi di assedio, entrano in Firenze e pongono Alessandro de' Medici a “capo del Governo e dello Stato”, per divenire poi “Duca della Repubblica Fiorentina”. Iniziò un periodo di tirannide, dove tutte le istituzioni furono poste sotto il suo diretto controllo. Sposa la figlia dell'imperatore Carlo V e fa sposare la sorella Caterina con Enrico duca d'Orlèans, futuro re di Francia.

Nonostante queste alleanze, l'opposizione al suo governo è forte, soprattutto grazie a Filippo Strozzi, che tentò di rovesciarlo inutilmente. Come inutile fu il suo assassinio da parte del figlio Lorenzino, avvenuto nel 1537. La dinastia iniziata da Cosimo il vecchio si estingue, ma il potere restò nelle mani della famiglia, passando al diciassettenne Cosimo il giovane, figlio di Giovanni dalle Bande Nere, famoso condottiero del ramo cadetto.

Il giovane duca riuscì a conquistarsi il rispetto degli alleati ed a schiacciare le fazioni avverse, sottomise Siena al dominio fiorentino (1555). Nel 1570 fu incoronato Granduca della Toscana.

Morì nel 1574 e gli successe il figlio Francesco, che regnò fino al 1587. Gli succedette il fratello Ferdinando I, che regnò fino al 1609.

Tocca al figlio Ferdinando II portare avanti la politica del padre, ma la prosperità di Firenze inizia a declinare, messa in contrasto con le grandi potenze centralizzate europee.

Commercio e manifattura sono in crisi, regge solo il bancario, ma neanche tanto.

Alla morte di Ferdinando II (1621), il governo passa nelle mani della moglie Maria Maddalena d'Austria e della madre Cristina di Lorena fino all'anno 1628, quando sale sul trono del Granducato Ferdinando III, che deterrà il potere fino al 1670.

Reputato uno dei migliori regnanti della famiglia, nulla poté per arrestare il declino della città,

così come vani furono i tentativi di Cosimo III (1670-1723) e di GianGastone, che morì nel 1737, senza lasciare eredi.

I paesi europei più importanti, riunitisi a Vienna, decisero di dare il Granducato a Francesco I di Lorena, dinastia franco-austriaca.

A lui successe Pietro Leopoldo I, che iniziò una intensa attività di riforma in campo civile, giudiziario e sociale. Gli succede Ferdinando II.

Dal 1799 al 1814 Firenze è occupata da Napoleone. Il congresso di Vienna ristabilisce l'ordine e Ferdinando III rientra in città.

Tocca quindi a Leopoldo II guidare i destini del granducato, in un clima di tensione sociale e di imminente scoppio della guerra. Comunque è un periodo di relativa floridezza, dimostrato anche dai lavori di ampliamento delle mura, dell'allungamento della via Larga e delle strade che corrono lungo l'Arno.

Nel 1841/48 si costruisce il primo tratto ferroviario a lunga percorrenza: la Firenze – Pisa – Livorno.

Grandi cambiamenti sono però nell'aria. Dopo i moti del '48, il governo di Leopoldo II scricchiola, non ha il consenso dei sudditi e nel 1859 il granduca e la sua corte sono costretti ad abbandonare Firenze. Si instaura un governo provvisorio presieduto da Bettino Ricasoli.

Dopo la Seconda Guerra d'Indipendenza, nel 1860, con un plebiscito, il Granducato entra a far parte del Regno d'Italia.

Ne sarà Capitale per cinque anni, dal 1865 al 1870


Da:

www.aboutflorence.com

Enciclopedia De Agostini GE20

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