Giovanni degli Ubaldini

(....-1390)

Le prime informazioni risalgono al 1365, quando fa parte della Compagnia di San Giorgio di Ambrogio Visconti e di Giovanni Acuto.

Nel 1372 è con il cognato Francesco di Dovadola a difendere Portico di Romagna. E' bandito dai fiorentini e su di lui, come su tutti i suoi famigliari, viene posta una taglia di 1000 fiorini.

L'anno successivo è assediato in Badia di Susinana da Obizzo da Montegarulli. I terrazzani si ribellano ai primi di luglio e lo consegnano ai nemici. E' condotto a Firenze con un figlio e deve consegnare ai fiorentini sugli Appennini, pena la decapitazione, la val d'Agnello con la relativa rocchetta. Viene consegnato al Montegarulli, che lo fa rilasciare.

Due anni dopo, 1375, alla testa di un buon numero di cavalieri bretoni, è ancora con il cognato F. Di Dovandola. Insieme riconquistano Portico di Romagna a spese dei fiorentini.

Verso la fine del 1377 , insiema a Lucio Lando, Azzo da Castello e l'Acuto, è al servizio dei signori di Fermo (Rinaldo da Monteverde) e di Matelica, contro Rodolfo da Varano

L'anno successivo (1378), passa dall'altra parte e soccorre gli avversari del Monteverde. Viene a Sant'Elpidio a Mare conquistando una delle 2 bastie, costruite per assediare la località. 40 cavalieri del rivale sorprendono i suoi uomini e li mettono in fuga.

La conquista del castello di Sant'Elpidio a Mare è rinviata di qualche mese, nel gennaio del 1378 che diviene la base logistica per le scorrerie delle sue truppe.

Nell'aprile dello stesso anno passa al servizio dell'antipapa Clemente VI con Riccardo Ramsey e l'Acuto.

Nell'agosto dello stesso anno ritorna sotto il vecchio "datore di lavoro" Rinaldo da Monteverde. Lo raggiunge a Montegiorgio con Corrado Lando e lo appoggia contro i fermani che lo hanno scacciato dalla città.

Sempre in quell'anno, in Fano, alla testa della Compagnia della Stella, minaccia Galeotto Malatesta. Passa poi al servizio di Siena e, con Spinetta Malaspina ai danni di Viterbo.

Il 1380, verso la metà, lo vede con Lando e Niccolò da Monteverde, cercare di soccorrere Rinaldo da Monteverde assediato in Montefalcone Appennino. Alla notizia della cattura e dell'esecuzione di quest'ultimo, dà il guasto al fermano. Riceve, vettovaglie e 1500 fiorini per andarsene. Si allontana dal territorio con Lucio e Corrado Lando per andare a far danni nei contadi di Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia e Fossombrone. Malatesta gli sborsano altri 1200 ducati.

A luglio passa al soldo del papa Urbano VI contro le truppe dell'antipapa Clemente VII e quelle di Rinaldo Orsini. Occupa Castel di Fiori e la badia di Acqualta.

A settembre passa sotto le insegne di Carlo di Durazzo contro Giovanna d'Angiò. Si porta nel perugino con Giannozzo da Salerno e viene avvicinato dagli ambasciatori del comune per evitare devastazioni del territorio. Qui, nell'ottobre incontra Marsilio da Carrara. Gli viene offerto di passare al servizio del comune.

Nel marzo del 1381 chiede a Firenze di passare al soldo del comune. Compie scorrerie nel contado di Città di Castello con alcuni fuoriusciti. Con Lucio e Corrado Lando, compie cavalcate (scorrerie) nei contadi di Rimini, Pesaro , Fano e Fossombrone. Si allontana dietro pagamento di forti taglie.

Nei mesi successivi è assoldato con Corrado Lando, Corrado di Altinberg ed il Boino per due mesi dai senesi al fine di combattere la compagnia dei bretoni di Bernardo e di Guglielmetto della Sala, che hanno occupato Montorio. Si reca a Lucignano, dove gli sono consegnati, a titolo di prestanza, 17000 fiorini. All'Ubaldini, sono anche riconosciuti 5000 fiorini, perché non procuri guasti al senese prima della firma dell' accordo stesso. Le truppe si dividono: una parte rimane a Lucignano in val di Chiana, con l'altra parte l'Ubaldini devasta le terre dei Farnese e dei Baschi che sostengono i bretoni. Ottiene i castelli di Marsiliana, di Sappano e di Castell'Ottieri. Distrugge la fortezza di Ponte del Rigo. Ritorna, quindi, nel territorio dei Farnese e porta le sue scorrerie sino ad Acquapendente ed a San Lorenzo. Finita la ferma (due mesi), guerreggia i senesi! La compagnia, alfine, si scioglie e l'Ubaldini, con una parte di essa, si ferma nell'aretino e si impossessa di più castelli, quali Gargonza e Palazzuolo, che rivende poi ai senesi per 4250 fiorini, promettendo di non saccheggiare il territorio per due mesi!

Nel 1382 girovaga tra il fermano e l'orvietano, mentre l'anno successivo, con l'Acuto e Riccardo Ramsey, saccheggia il perugino e il senese nei primi mesi dell'anno, mentre in luglio è nel cortonese e fonda la Compagnia della Rosa con i due sopracitati capitani.

I tre capitani minacciano la Toscana anche nel maggio del 1384, tanto che i senesi riconoscono ai tre 7000 fiorini, li forniscono di vettovaglie e danno il passo alle loro truppe; i pisani danno loro 9000 fiorini ed i lucchesi altri 4000. Insieme all'Acuto, si trasferisce nella marca di Ancona. attraversa il contado di Montegiorgio e, dietro la consegna di 1000 fiorini a testa, i venturieri depredano l'ascolano. L'Ubaldini a fine mese, decide di ritirarsi. A settembre il sodalizio con l'Acuto si rinnova, i due più Enguerrand di Coucy e Gaspare degli Ubaldini sono ad Arezzo nelle fila di Luigi d'Angiò.,contro il Durazzo. All'arrivo di Alberico da Barbiano, chiamato in gran fretta da Perugia. vi sono più scontri per tre giorni, al cui termine, signore della situazione resta il Coucy. Nel novembre dello stesso anno muore il D'Angiò.

Coucy vende Arezzo ai fiorentini per 50000 fiorini, L'Ubaldini, con il Ramsey, l'Acuto, Corrado Lando e Rinaldo Orsini si dirige Borgo San Sepolcro (Sansepolcro) a saccheggiare una volta di più il senese.

Nel 1385, a gennaio, viene ingaggiato dai senesi (valli a capire!) per fronteggiare il Farnese, il Tolomei e Salimbeni, ma con scarsi risultati. A febbraio si unisce a Giovanni da Barbiano per combattere gli estensi. Ad aprile si separa da esso e nel giugno muove verso la Lombardia, con l'obiettivo di liberare Bernabò Visconti imprigionato dal nipote Gian Galeazzo. Nel luglio si trova nel modenese e i fiorentini gli offrono 10.000 fiorini perché non entri in Toscana. A settembre è in Friuli, dove ottiene Portogruaro da Rizzardo da Valvasone, conquista il castello di San Vito al Tagliamento, ottiene Spilimbergo e Savorgnano, nonostante la resistenza dei veneziani. Assedia Udine e ne depreda il territorio. Assedia S. Daniele del Friuli ma le piogge ed i cattivi rifornimento lo mettono a mal partito.

Nel 1386 è in Veneto al servizio dei Carraresi. A Febbraio, con Cermisone da Parma, batte a Ponte di Barbarano le milizie condotte da Cortesia da Serego e da Benedetto da Malcesine. Molti sono i prigionieri ed i capi di bestiame razziati nelle terre di confine del Brenta,, che sono portati a Padova. Tra Marzo e aprile ha ancora scontri con il Sarego.

A giugno partecipa alla battaglia delle Brentelle, ove il Sarego,con un'azione diversiva, d istoglie le truppe padovane condotte da Giacomo da Carrara e permette al nerbo dell'esercito scaligero di rompere le difese dalla parte di Brusegana arrivando quasi sotto le mura di Padova. Avvisato,, l'Ubaldini lascia Rovolon e si dirige a Tencarola: invia in avanscoperta Ceccolo Broglia per spiare gli alloggiamenti scaligeri e cercare una scaramuccia. Poiché il Serego è già sotto Padova, si attenda alle Maddalene, fuori la porta di Santa Croce. A sera, il successo degli scaligeri pare sicuro ed i soldati si disperdono per darsi al saccheggio. L'Ubaldini ristabilisce l'ordine nelle file padovane ed alle prime luci del giorno seguente le sue schiere, rinforzate anche da cittadini e contadini padovani sono nuovamente organizzate e pronte a dar battaglia. Il Serego invia all'attacco le squadre di Facino Cane e di Francesco da Sassuolo, che sbaragliano i Carraresi e li inseguono; il resto dell'esercito si abbandona alle depredazioni e si disperde per la campagna. L'Ubaldini accortosi che il Serego rimane con poche truppe; ordina, allora, a Pagano da Rho ed a Giacomo da Carrara di assalire alle spalle gli avversari, che tallonano i padovani in fuga verso la città, a Antonio Pio (che innalza il gonfalone del Carro) e a Cermisone da Parma di affiancarlo con i suoi 1800 fanti per l'attacco contro il Serego. Può così cogliere gli scaligeri in piena crisi di movimento, disorganizzati; con un poderoso assalto, in meno di due ore, travolge ogni resistenza e cattura i principali comandanti nemici, fra cui lo stesso Serego, il Cane, Ostasio da Polenta, Giovanni Ordelaffi ed Ugolino dal Verme. Nella battaglia, su 10.000 combattenti, ne sono fatti prigionieri 7910 (4460 fanti e cavalli e 3450 uomini di bassa con condizione); i morti sono 821 e nel numero vengono compresi anche quelli che annegano nel tentativo di fuggire. Sono pure catturati dai padovani 120 mercanti con 240 carri di vettovaglie; 211 prostitute, trovate al campo, sono pure condotte a Pa dova; nelle mani dei Carraresi pervengono 52 bombarde fra grandi e piccole, 172 trabucchi e 6350 cavalcature. Ai soldati è concessa paga doppia e mese compiuto. L'Ubaldini viene armato cavaliere da Pagano da Rho: Francesco da Carrara si reca a porta Savonarola per accoglierlo.

Ad agosto, dopo aver preso la bastia di Rovolon ed espugnato le torri di Longare nel vicentino, si trasferisce in Romagna, si unisce con l'Acuto e Giovanni Tedesco da Pietramala per muovere in soccorso del Montefeltro, da cui è legato da amicizia e da vincoli di parentela. La sola presenza, costringe i fiorentini a trovare un accordo con il signore di Urbino. Rientra in Veneto in ottobre ed a dicembre si reca a Faenza per arruolare l'Acuto e il Pietramala. Cede subito il comando all'inglese.

1387. Saputo che l'Acuto ha attraversato l'Adige, gli manda incontro Bernardo Scolari e si unisce a Cerea con il condottiero inglese. Al consiglio di guerra, tenuto con Francesco da Carrara, sono presenti anche il Broglia, il Pietramala, Ugolotto Biancardo, lo Scolari, Conte da Carrara, Filippo da Pisa, Antonio Balestrazzo ed Antonio Lupo. Nell'occasione, depone ufficialmente il bastone del comando e lo affida all'Acuto. Con l'Acuto vuole impadronirsi del ponte di Bussolengo, al fine di penetrare in Valpolicella ma ne è dissuaso dallo Scolari. Mancano le vettovaglie, i soldati non dispongono di pane e di carne e sono forzati a nutrirsi con legumi e rape, alcuni per mangiare uccidono i loro cavalli, spesso le compagnie si disperdono alla ricerca di viveri. A marzo decidono di ripiegare su Castelbaldo, dove è tenuto un nuovo consiglio di guerra. Gli scaligeri, agli ordini dell'Ordelaffi, decidono di attaccare i Carraresi: prima del combattimento, con l'Acuto arma cavalieri Conte da Carrara e lo Scolari. Nella battaglia ha il comando della seconda schiera di 1000 cavalli con il Pietramala, Filippo da Pisa e Borso Gambara; si scontra con il conte di Anchre e respinge con il Balestrazzo e Filippo da Pisa le prime schiere nemiche, che hanno superato il fossato. Al termine della giornata si contano fra gli scaligeri 716 morti, 846 feriti e 4620 prigionieri con l'Ordelaffi, il da Polenta ed il Malcesine. Giorni dopo, fa rientro a Padova con i prigionieri ed è accolto sulla porta dal signore della città, che a sera invita a cena tutti i condottieri, vincitori e vinti. Durante l'anno prosegue il servizio presso i Carraresi, ma al contempo riceve il permesso di servire i Visconti. Assale i castelli del lago di Garda; quasi senza resistenza cadono in suo potere Peschiera del Garda, Bardolino, Garda, Castione Veronese, Brenzone, Torri, Rivoli e Malcesine. La sola Lazise resiste per qualche giorno. Il Visconti lo elegge capitano generale a Milano, nella chiesa di Sant' Ambrogio. A Verona dilaga la confusione e lo sgomento; alcuni preparano in segreto la consegna della città al Visconti. Le versioni sono contrastanti: esuli veronesi quali Guglielmo Bevilacqua, Antonio e Spinetta Malaspina, Antonio Nogarola passano nelle loro fila. Il primo promette a Correggiotto da Piacenza, connestabile della porta di San Massimo, 5000 ducati ed una condotta di 150 fanti, se gli fa trovare aperta la porta.Il ponte levatoio è calato, non vi sono più ostacoli al suo ingresso. Per le fonti milanesi sono invece alcuni uomini d'arme dell'Ubaldini a penetrare nel borgo fingendosi prigionieri di alcuni cittadini; si impossessano della porta uccidendone il capitano con le sentinelle e l' aprono all'esercito visconteo.

Si trasferisce quindi nel modenese con 1500 lance. I bolognesi gli riconoscono 15000 fiorini ed i fiorentini, in aiuto , liberano lui ed i figli da ogni bando; per un decennio gli è anzi promessa una provvigione annua di 1800 fiorini. Si trasferisce ad Oriolo in soccorso delll'Ordelaffi, che vuole insignorirsi di Forlì a spese dei congiunti Pino e Cecco. Guido da Polenta li spinge contro Carlo e Pandolfo Malatesta. Ma l'Ordelaffi, preferisce passare al soldo dei Malatesta. L'Ubaldini lo taccia di tradimento, anche perché l'Ordelaffi si trattiene 4000 fiorini di sua proprietà. Anche bolognesi. ora lo attaccato.

Il 1388 non inizia nei migliori dei modi. La sua compagnia si sfalda. Si porta a Forlì per trattare la pace con la mediazione dei viscontei senza successo. Negli stessi giorni, gli si ribellano in Toscana alcuni castelli ed immediatamente i fiorentini si impegnano al loro recupero. Si accorda con i Malatesta che gli lasciano i castelli di Coglianello e di Polenta. Si allea ora con Pandolfo Malatesta e Bartolomeo da Pietramala con il disegno di avanzare in Toscana, senza curarsi della convenzione stipulata solo pochi mesi prima. Gli è ordinato dal Visconti di combattere i carraresi: si rifiuta per l'amicizia che lo lega a Francesco da Carrara. Viene allora dirottato verso la Toscana.

1390. Girovaga tra Siena e Perugia. Riceve doni e sostentamenti finché muove da Siena contro i fiorentini insieme a vari condottieri quali il Broglia, Brandolino Brandolini, Cristoforo di Santa Fiora, Cocco Salimbeni ed il Pietramala. I fiorentini lo considerano un ingrato per i favori che gli sono stati elargiti e per la provvigione che gli è stata concessa; lo condannano a morte. Tramite il suo cancelliere, il frate domenicano Antonio da Castel San Giovanni, si accorda con con Giampaolo Ricasoli per avere Castel San Giovanni (San Giovanni Valdarno). Entra in Valdarno, si presenta davanti alle mura credendo di trovare aperta una porta come da accordi ma i terrazzani si oppongono al tradimento ed è costretto a ritirarsi a Leona ed a Siena. A maggio il Visconti dichiara ufficialmente la guerra ai fiorentini; l'Ubaldini lascia allora Siena e cattura diversi uomini in varie scaramucce.Si volta poi in val di Chiana ed assale il castello di Lucignano. Rientra a Siena; 30 guelfi mettono sulla sua testa una taglia di 10000 fiorini, egli ne promette una di 2000 fiorini a chiunque ammazzi una persona di tale lista. Il giorno dell'Ascensione, si pone sotto Montepulciano e procura gravissimi danni ai campi ed ai luoghi vicini alle mura. La città è sul punto di cedere allorché i fiorentini mettono a sacco la val di Strove; si sposta per muovere loro contro ma arriva tardi, gli avversari si sono già allontanati. Respinto dal castello di Foiano della Chiana, si sposta in val d'Ambra, dove conquista San Pancrazio, Palazzuolo, Gargonza, Bucine, Capannole, Badia a Ruoti, Cennina e Battifolle. Si ferma con il Pietramala più giorni sotto le mura di Arezzo, si impadronisce di altri 6 castelli appartenenti ai Tarlati, allorché viene richiamato nel senese. Forza i fiorentini a retrocedere in val d'Elsa, depreda Volterra e il suo contado. Riprende le operazioni nel Chianti; attacca il castello di San Giusto alle Monache, da dove i fiorentini compiono numerose scorrerie nel senese: perde molti uomini in più assalti; si procura da Siena 2 bombarde (le prime utilizzate in Toscana) e dopo pochi colpi (pietre di 300 libbre) i difensori si scendono a patti. Il castello è messo a sacco e distrutto dalle fondamenta. Ammalatosi al campo, rientra a Siena per curarsi. Muore nella città, non senza sospetto di veleno propinatogli dai fiorentini in un paniere di ciliegie. E' sepolto nella cattedrale dopo funerali solenni che costano alla comunità 2000 fiorini; il suo ritratto, collocato dietro la porta maggiore, sarà fatto distruggere nel 1506 da Pandolfo Petrucci.

 

Estratto da www.condottieridiventura.it

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