Balistari

La balestra era una delle armi più devastanti degli eserciti medioevali. Si compone di un fusto in legno con montato un arco che inizialmente era composto di legno, corno e tendine, materiali che successivamente verranno sostituiti nel tardo '300/primi '400 dall'acciaio.

La tecnica costruttiva dell'arco determina l'evoluzione del caricamento dell'arma.Si inizia caricandola a mano (da qui il nome manesca, le balestre da noi utilizzate) per passare, prima a un doppio gancio fissato alla cintura del balestriere, poi a una sistema di leve chiamato piede di capra (doppio gancio azionato mediante leva in ferro), infine da un verricello.

Quest'arma scagliava delle corte frecce chiamate dardi o quadrelle con una potenza tale da provocare effetti così devastanti sugli avversari da indurre la Chiesa a proibirne l'uso tra eserciti cristiani, scomunicandola. Comunque tale scomunica non ne impedì l'uso.

Le migliori compagnie di balestrieri erano italiane, in particolare quelle genovesi.

Completava la dotazione del balestriere un grosso scudo, chiamato pavese (circa 120x 50 cm), che serviva a proteggerlo durante il caricamento dell'arma.

Nonostante la precisione e la potenza di quest'arma, la lentezza nel caricamento unita alla "cattiva pubblicità" della sconfitta patita dai genovesi (grazie ai generali francesi) a Crecy contro gli inglesi, determinò la maggior diffusione dell'arco rispetto ad essa.

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