Le Canipe della fortezza di Montagnana

La cittÓ-fortezza di Montagnana, le cui antiche mura sono da considerarsi un monumento architettonico di prim'ordine, sia per consistenza che per stato di conservazione, oltre che essere caposaldo militare del confine sud-occidentale dello stato Padovano e base per altri eserciti che vi si concentravano durante le campagne di guerra, svolgeva nel medioevo pure un importantissimo ruolo logistico e di ricetto nei confronti del territorio circostante.

Le popolazioni che vivevano nei paesi della Scodosia(1) avevano infatti nella fortezza montagnanese il loro castrum o castello comune(2).

Montagnana era sede della giurisdizione per tutto il territorio della Scodosia e gli abitanti di questa(3) erano tenuti a concorrere all'efficenza militare del castrum provvedendo alla manutenzione delle mura, delle torri, dei ponti, e delle porte, nonchŔ alla guaita e alla squaraguaita.

La guaita consisteva nel servizio di guardia e la squaraguaita, secondo alcuni autori, consisteva nel coordinamento della guaita. In cambio dei doveri essi avevano il fondamentale diritto di incanipare.

Incanipare significa mettere al riparo all'interno del recinto delle mura, nelle cosidette canipe(4), i prodotti agricoli.

Ben inteso, durante le emergenze belliche, anche le popolazioni minacciate potevano rifugiarsi entro la cerchia.

Era trista consuetudine che, in caso di guerra, bande nemiche, violato in qualche punto non sufficientemente sorvegliato, compissero le cosiddette cavalcate o pellade(5) nelle campagne del territorio avversario devastandole, razziando, incendiando le messi, tagliando viti e alberi da frutto, bruciando case e fienili, scannando gli animali d'allevamento e uccidendo gli inermi abitanti.Questa spietata e crudele prassi faceva parte della strategia di guerra(6).

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  1. Scodosia era, nel medievo, la denominazione del comprensorio montagnanese e risaliva al periodo dell'occupazione Longobarda (VI-VII-VIII sedolo dopo Cristo); la Sculdascia o Scodescia o Scodessia o Scodosia, comprendeva press'a poco il territorio del cosiddetto mandamento di Montagnana con i luoghi di Casale di Scodosia, Urbana, Altaura, Tricontai, Merlara, Saletto, Megliadino S. Fidenzio, Megliadino S. Vitale, Ponso Vighizzolo, S. Margherita d'Adige, Castelbaldo con Masi.

  2. Anche in Merlara esisteva sin dal X secolo un castello dove erano risieduti i marchesi Almerico e Franca degli Adalberti di Toscana, ma il castello della Motta di Merlara, del resto non molto grande, non aveva lo status di castrum comune.

  3. La fortezza di Castelbaldo fu costruita solo nel 1291. Dopo tale data, probabilmente, gli obblighi degli abitanti furono devoluti a tale castello il quale, pur tuttavia dotato di una certa autonomia, era sempre compreso nella Scodosia.

  4. Il vocabolo deriva dal latino canaba o cannaba o canavao canapa e stava ad indicare una baracca fatta di canne; per estensione veniva detta canava anche una mescita di vino (osteria che doveva essere simile alle baracche che vengono erette nelle nostre campagne al tempo delle angurie) o una cantina vinaria. Nel linguaggio militare significava baracche per i soldati oppure tenda (da ricordare che con la canapa si fabbricavano robusti tessuti). Il vocabolo caneva, rimasto nel dialetto locale per designare una cantina da vino, si pu˛ considerare, pertanto, dal punto di vista linguistico, nobile per la sua antichitÓ. La pianta tessile della canapa, deriva il suo nome dal fatto di essere costituita da un fusto di canna.

  5. Tali scorrerie, condotte in tempi fulminei e aventi lo scopo di razziare, uccidere e distruggere, venivano dette waldana o gualdana. Correre la gualdana significava partecipare a tali barbare imprese che potevano fruttare buon bottino senza troppi rischi.

  6. Questa strategia, che potrebbe apparire inumana, fa parte invece purtroppo dello spietato e cruento spirito della guerra. Nei conflitti bellici moderni vi si conformano, per esempio, i bombardamenti aerei sugli agglomerati urbani del territorio dell'avversario.

 

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