Le Canipe della fortezza di Montagnana

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A questa cifra occorre aggiungere il volume dei vani compresi nei piani bassi delle 24 torri (oltre 3.600 mc) e i capienti magazzini interni della Roccca degli alberi e del Castello di S. Zeno.

Si può perciò valutare approssimativamente in circa 15.000 metri cubi il volume (con equivalenza virtuale pari a quella di otto grandi capannoni)per magazzinaggio scorte ed eventuali alloggi messo a disposizione della Scodosia dalla grande fortezza comune.

Le canipe delle arcate erano atrezzate con soppalchi di legname di cui molti dei pilastroni sorreggenti le arcate stesse conservano traccia di grossi fori dove stavano incastrate le travi di sostegno dei ripiani situati a livelli vari.

La parte frontale della canipa doveva essere protetta dal sole e dalle intemperie, o con tavolati portellonati o con teloni di canapa impermeabilizzati mediante cera, grasso, olio o pece come si usava allora.

I magazzini situati nel tratto meridionale delle mura erano i più insidiati dalle intemperie rispetto a quelli che si aprivano nel tratto settentrionale a causa dell'esposizione a tramontana delle arcate.

E' probabile che, proprio per queste differenti caratteristiche, le canipe del lato sud fossero utilizzate per derrate e prodotti che richiedevano una temperatura più fresca per la loro conservazione. In tempi relativamente recenti, infatti, i tratti settentrionali della cinta che aprono le loro arcate verso mezzodì e che quindi risultano ben esposti al sole, si sono riempiti di casette, mentre il fenomeno è stato assai più limitato nei tratti meridionali. Occorre ricordare che lo spazio interno della fortezza, misurante circa 24 ettari (mq 240.000), era solo parzialmente occupato da costruzioni perché era regola che dentro le mura, separato da queste dalla strada di circonvallazione interna indispensabile per i movimenti militari e l'accesso alle canipe, corresse una larga fascia di terreno libero, detto pomerio.

Poiché, durante gli attacchi, questa zona poteva cadere sotto il tiro delle artiglierie incendiarie nemiche, su di essa era vietata qualsiasi costruzione, specie se fatta di materiale combustibile.

Il pomerio era tenuto solitamente ad orti adibiti a coltivazioni che potessero contribuire all'alimentazione del presidio e degli abitanti in caso di assedio, ma, nei casi di emergenza, sulla sua superficie potevano stanziarsi temporaneamente oltre che concentramenti di fanti e cavalieri, anche ammassamenti di profughi (8).

Le strada oggi denominate via Scaligera e via  Marconi- S.Benedetto delimitavano  a meridione e a settentrione le zone edificabili ai lati del corso stradale mediano (oggi via Carrarese e Matteotti); le aree verso oriente e occidente, anch'esse tenute libere, erano di pertinenza dei castelli delle porte Padovana e Veronese che avevano necessità di disporre di spiazzi per accampamenti militari in loro prossimità. Tanto il fortilizio della Rocca degli Alberi (Porte Veronesi), come il Castello di S. Zeno (Porte Padovane), erano fra l'altro circondati all'interno da aree allagate dette controfossati oggi non più esistenti perché interrate nell'800 e nei primi del '900.

Uno dei prodotti più essenziali  da incanipare era costituito dalle cosiddette biade che comprendevano cereali diversi (frumento, sorgo, segale, spelta, orzo, miglio, avena, ecc.); un posto primario avevano le carni salate, affumicate o sotto grasso (sotto onto), il lardo, il formaggioil pesce sotto sale e aceto e i prodotti agricoli come olio, vino, cipolle, aglio, zucche, rape, legumi secchi, noci, ecc.

C'erano poi la legna da ardere nonché il fieno che, equivalente del carburante per gli eserciti moderni, serviva, nell'ambito militare, per l'alimentazione dei cavalli.

8. Castelbaldo, dotato di Castello e mura costruiti dal comune di Padova nel 1291, probabilmente provvedeva per proprio conto al ricetto dei profughi della plaga circostante. Forse ciò poteva accadere anche per la Motta di Merlara.

 

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