La Città e il Medioevo: un’ipotesi di datazione 4

 

il fondamentale atto legislativo dell’imperatore Corrado II di Franconia (Constitutio de feudis – 1037) che indebolisce il potere universale dell’Impero rendendo ereditari anche i feudi minori; dunque crea un nuovo ceto di piccola nobiltà (valvassori, valvassini, milites) che verrà attratta dalle possibilità offerte da Comune. Inoltre la diffusione dei contratti agricoli (a livello, a mezzadria) modifica sostanzialmente i rapporti rurali tra servi e feudatari, e pone da un lato le premesse per l’esistenza di una forza lavoro salariata reclutabile dai nuovi ceti possidenti, e dall’altro smobilita parte della proprietà fondiaria e della ricchezza creando un mercato della terra.

Questi fenomeni concorrono dunque alla reinvenzione di una forma di vivere associata che caratterizza in maniera particolare l’Italia settentrionale e che viene comunemente indicata come Civiltà Comunale.

Tale rinascita urbana se non rappresenta di per sé la fine del Medioevo, costituisce almeno la precondizione per l’emergere di nuove forze sociali, capaci di modificare i rapporti economici e di potere, e dare avvio ad un nuovo modello di sviluppo, denominato modernità. Prossimamente ci occuperemo di delineare le caratteristiche del Comune e della città tardo medievale, le sue istituzioni, il suo ruolo e i luoghi tipici dell’interazione.

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