La Città e il Medioevo: un’ipotesi di datazione 3

La nuova Europa si presenta dunque come un omogeneo territorio, in gran parte inselvatichito, suddiviso in potentati più o meno legali, in cui la popolazione civile è ridotta al rango di schiavi al servizio dei nuovi venuti, i quali basano il proprio potere sulla forza e sulla quantità di terra controllata. Solo in Italia, e in parte in Gallia, e per condizioni particolari le città sopravvivono, probabilmente grazie alla più lunga esperienza del modello romano. La civiltà medievale gravita attorno alla terra, e si configura come società rurale chiusa, in cui pochi si occupano di gestire il potere, e quindi il controllo dell’unica fonte di ricchezza possibile, avallati dalle interpretazioni del fondamento spirituale dell’Occidente, provenienti dal pontefice massimo e dalla curia; mentre i molti cercano di sopravvivere alle dure condizioni in cui si trovano.

A questo punto è possibile cercare di rispondere al secondo interrogativo posto: si esce dal Medioevo quando cessano di essere predominanti le succitate caratteristiche sistemiche. Allorquando riprendano vigore i commerci nel quadro economico generale, e si riformi quel ceto medio proprietario in grado di contestare, anche attraverso istituzioni politiche proprie, la supremazia della classe nobiliare di origine barbarica, si creano le premesse per assegnare un nuovo termine all’evoluzione storica. Segnale di questo cambiamento è la rinascita urbana verificatasi dopo l’anno mille, dapprima in Italia (soprattutto settentrionale) e nel volgere di un paio di secoli in gran parte dell’Europa.

Le premesse di tale fenomeno possono essere rappresentate da tre fattori storici:

-l’installazione negli antichi centri urbani maggiori di un’autorità spirituale e politica quale fu il vescovo, che evitò di far cadere del tutto la città nel gioco della successione feudale e dunque sotto il controllo del nuovo sistema sociale;

-la persistenza del mercato, sotto forma di fiere (settimanali, mensili e annuali) e dunque di scambi con tutte le conseguenze sociali del caso, nelle città superstiti, che per propria natura non possono fare a meno di interagire con l’ambiente circostante, differenza della chiusa economia feudale;

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