La Città e il Medioevo: un’ipotesi di datazione 6

Il centro urbano (ri)nasce come aggregazione di un minoritario, ceto medio schiacciato tra le due classi civili dominanti (bellatores e laboratores), cui l’assetto istituzionale carolingio non concede riconoscimento: questa alterità rappresenta pertanto già di per sé un elemento di rottura con l’ordine costituito, e pone i partecipanti a quest’esperimento di vivere comune di fronte alla necessità di difendersi dai diversi tentativi di ricondurli alla logica accettata. Questo bisogno di legittimare la propria diversità e autonomia rispetto agli unici poteri, allora non solo costituiti, bensì anche plausibili e pensabili, diverrà un fortissimo elemento di coesione tra le varie componenti cittadine, potenzialmente in conflitto perenne.

Tutta la storia dei Comuni è costellata dagli scontri e dalle polemiche contro Imperatori, Papi e rispettivi rappresentanti, i quali, da un punto di vista strettamente giuridico, potevano a buon diritto pretendere di esercitare un controllo assoluto su queste realtà sine ius. Tuttavia, il lungo processo di affrancamento dalle corvée feudali e di riconoscimento progressivo di diritti propri dei cittadini, portò all’emancipazione prima, e all’egemonia poi, delle città e dei propri abitanti sul contesto rurale in cui erano inserite. Tale percorso storico in realtà continua ben oltre i limiti convenzionali del Medioevo, poiché istanze simili vengono espresse in piena modernità agli Stati Generali di Francia.

Il ruolo economico della città in età medievale non differisce molto dall’ordinamento antico. Sede del mercato, e dunque degli scambi e delle interazioni (materiali o meno) tra genti diverse, in un’Europa inselvatichita e insicura, costituisce l’unico canale attraverso cui fosse possibile giungere ad una crescita e ad uno sviluppo delle condizioni di vita della popolazione. In una città la produzione non è rivolta alla mera autosufficienza, ma può avvalersi del mercato per creare ricchezze; la quota di derrate agricole spettante ai laboratores (grazie anche al diffondersi delle nuove forme contrattuali nel contado), si scambia contro i manufatti realizzati dalla classe artigiana residente dentro le mura, e, dopo il XIII secolo, anche con prodotti d’importazione di gran pregio. Città e campagna sono dunque complementari dal punto di vista economico, come dimostrano le diverse crisi di sottoproduzione verificatesi dal XI al XV secolo.

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