Le torri di Montagnana

Nel grande cantiere che, a cavalcioni della metà del Trecento, l’inzegnero medioevale Franceschino de’ Schici stava dirigendo a Montagnana per conto della Signoria Carrarese, le torri, rispetto alla cinta murata, secondo una prassi generalmente osservata dai costruttori di fortezze sin dall’antichità, furono edificate per prime.

Sulle due facce laterali veniva lasciato un incastro di larghezza e profondità calcolate in cui successivamente si inserivano i muri delle cortine.

L’innesto delle cortine merlate in questa scanalatura verticale risulta centrato circa sulla metà della parete laterale delle torri.

Le torri all’interno erano abitabili e la grande canna era divisa in piani: quattro erano i vani coperti e un quinto era a cielo aperto. C’era il piano terra, sopra stava probabilmente un mezzanino; un altro piano (il secondo solaio) si trovava a livello dei cammini di ronda ed era in comunicazione con questi mediante due posterle barricabili; quindi veniva il piano di sottotetto (granaro) e da questo, attraversando la falda del tetto tramite una botola, si saliva all’ultimo piano scoperto (il quinto) protetto tutto attorno da merli. Non si sono trovate all’interno della canna tracce di scale fisse: ciò induce a pensare che il passaggio da un piano all’altro avvenisse per mezzo di botole e di semplici scale portatili a pioli, certamente più idonee ad essere ritirate così da poter meglio isolare i difensori nel caso che il nemico, dopo aver sfondato le posterle, fosse penetrato all’interno della torre.

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Tutte le torri avevano un tetto costituito da una spiovente compreso nella canna come è dato vedere ancor oggi nella torre di porta Vicenza. Tale sistemazione, oltre a rendere più semplice la struttura del coperto e a far sì che questo fosse ben riparato dal lancio di proiettili incendiari, consentiva di disporre in alto di una vasta piazzola scoperta, idonea alla sistemazione di una piccola catapulta.

Queste macchine nevrobalistiche erano l’artiglieria del tempo, come dire che su ogni torre c’era una specie di lanciamissili.La notevole altezza a cui si trovava l’arma, risultante dalla quota della torre più quella del motton, permetteva di effettuare tiri a grande distanza in modo da mettere in atto un "fuoco"1 di sbarramento contro gli assalitori che cercassero di avvicinarsi al vallo.

 

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