Le torri di Montagnana

Le porte delle pusterle ad arco acuto (due per ogni torre), si potevano barricare dall'interno con un travicello come si capisce dalle tracce di fori di incastro ancor oggi rilevabili. Si poteva così isolare completamente l'interno della torre dai cammini di ronda delle cortine adiacenti. Ciò era vitale nel caso il nemico fosse riuscito ad arrivare alla sommità del muro e a scavalcare le merlature. Le due torri fiancheggianti il cammino di ronda invaso divenivano così dei fortini imprendibili e potevano scatenare sul fianco dei nemici un micidiale tiro incrociato capace di annientare gli attaccanti. Compito delle torri era pertanto di fronteggiamento e di fiancheggiamento.

Il presidio di una torre, in assetto da combattimento, poteva essere di circa una dozzima di uomimi (forse anche quindici): un comandante, almeno due di manovra alla macchina ballistaria della sommità, e otto o nove alle feritoie (che in realtà sono in numero di undici).

Le ventiquattro torri della cinta, con una dozzina di soldati l'una, potevano ospitare durante le emergenze belliche circa trecento uomini; poi c'erano i presidi del castello e della rocca, le riserve di difensori per le cortine ed eventuali distaccamenti, soprattutto di cavalieri, accampati nello spazio intra moenia che nel Medioevo era occupato da poche abitazioni di famiglie nobili, da case di artigiani (fabbri, armaioli, conciapelli, carpentieri, murari, ecc.), dai depositi (biade, derrate alimemtari, vino, prodotti agricoli, legma, ecc.) e dai pomerii (vaste aree sgombre da costruzioni che costituivano una zona di sicurezza a ridosso delle mura, tenute a prato e ad orto).

 

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  Le abitazioni residenziali private comuni erano pochissime perché avrebbero invalidato la principale funzione di Montagnana che era quella di centro dirigenziale militare. amministrativo. logistico e strategico a servizio dell'intero territorio della Scodosia e dello stato Padovano (Castrum Scodesciae) Comunque, poiché ben difficilmente un esercito nemico avrebbe potuto coinvolgere in un attacco simultaneo tutte e ventiquattro le torri della cinta, le forze dei difensori potevano essere spostate dove occorreva e concentrate soprattutto nei luoghi di approccio delle fascinate e dei belfredi. I punti di attacco in genere non potevano mai essere molti: un solo approccio richiedeva già uno sforzo grandissimo da parte dell'attaccante.

 

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