I Visconti

Famiglia ducale italiana dalle incerte origini. Il capostipite dovrebbe essere Eriprando (+ 1037), a cui seguì Ottone (1111), che avrebbe dato il cognome alla famiglia. Sarà comunque il vescovo Ottone (1207?-1295) a dare il là alle fortune della casata.

Ordinato arcivescovo di Milano nel 1262, dovette restare in esilio fino al 1277. Dopo aver sconfitto i rivali della Torre, entra in città e riunisce in sé il potere civile e quello religioso. Nel 1287 lascia il potere al pronipote Matteo I (1250-1322), che dovrà abbandonare la città nel 1294, incalzato dai nemici di sempre, i della Torre. Rientra l'anno dopo insieme all'imperatore Enrico VII e ne diventa vicario. Nel 1315 la signoria si estende a Piacenza, Bergamo, Lodi, Como, Cremona, Tortona, Pavia, Alessandria, Vercelli e Novara. Stringe alleanze con Scaligeri, i Savoia e i Buonacolsi. Nel 1320 viene scomunicato e, per non perdere la signoria, abdica in favore del figlio Galeazzo (1277-1328), nel 1322. Ciò suscita, o accresce, l'invidia del fratello Marco (+ 1329), sostenuto dallo zio Lodrisio (+ 1364), entrambi valentissimi uomini d'arme. Marco sistema il partito guelfo, sconfiggendo definitivamente i della Torre. Questo lo porta ad ingraziarsi l'imperatore Ludovico il Bavaro e sono al suo fianco a Trento, quando questi inizia la sua discesa in Italia nel 1327. Marco denuncia il fratello con l'accusa di tradimento, l'imperatore lo fa imprigionare con i fratelli Giovanni (1290-1354), Luchino (1292-1349) e il figlio Azzone (1302-1339). Galeazzo muore lo stesso anno e Marco si fa prendere dai rimorsi (?). Chiede a Castruccio Castracani, altro grande capitano, di intercedere per loro.

L'anno successivo, 1328, l'imperatore pone sotto assedio Lucca, ma non riesce a conquistarla. Il denaro per i mercenari inizia a scarseggiare. In cambio di una cospicua somma di denaro, l'imperatore concede la grazia ad Azzone, reinsediandolo signore di Milano, e a Giovanni, ordinandolo vescovo. Ma i denari non bastano e allora manda Marco dai mercenari, contando sul suo ascendente sui soldati e mentre il Visconti promette paghe e bottino, l'imperatore di defila e ritorna in Geermania, lasciando Marco in ostaggio dei soldati... che lo eleggono loro capitano!

Espugna Lucca, la vende per 30.000 fiorini ai genovesi, divide il bottino con le milizie e ognuno và per la sua strada. Marco rientra a Milano. Ad attenderlo, Azzone che, vista l'intercessione presso l'imperatore, gli onori che cittadini ed esercito rendono allo zio, lo invita a cena al Broletto. In una sala privata l'epilogo della festa. Dei sicari aggrediscono Marco, lo strozzano e lo gettano dalla finestra.

Alla morte di Azzone, gli succede lo zio Luchino, quindi Luchino Novello(1346-1399), che fu spodestato dallo zio Giovanni. Toccherà quindi ai figli di Stefano (+ 1327), Galeazzo II (1321-1378) e Barnabò (1323-1385) portare avanti la signoria, pur spartendola in due. Con Giangaleazzo (1347-1402), figlio di Galeazzo, i domini vengono riunificati e si spingono fino a Verona e Padova.

Alla sua morte toccherà a Giovanni Maria (1388-1412) e a Filippo Maria (1382-1447), reggere le sorti della signoria, ma entrambi muoiono senza figli maschi, chiudendo la discendenza diretta.

Luigi d'Orleans avanzerà quindi diritti sul territorio, avendo sposato Valentina (1366-1408), figlia di Gingaleazzo, ma lo stato passa al genero di Filippo Maria, Francesco Sforza, sposo di Bianca Maria (1425-1468). ma siamo ormai nel 1450.

Fonti: De Agostini GE20   Medioevo 07/99

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