51 milioni alle urne. La partita europea e il test sulla tenuta del governo – Repubblica.it


Finalmente al voto. I seggi saranno aperti da questa mattina alle 7 fino alle 23 (saremo gli ultimi a chiudere le operazioni di voto nel continente). Dopo una campagna elettorale durata mesi in cui si è litigato fino all’ultimo su tutto, parlando poco di Unione europea.  Sono quasi 51 milioni i cittadini chiamati a rinnovare il Parlamento europeo. L’Italia eleggerà 76 eurodeputati: 73 eletti si insedieranno subito mentre i restanti tre potranno farlo quando l’addio del Regno Unito all’Ue sarà giuridicamente effettivo.

LO SPECIALE

Si vota però anche per le amministrative, in quasi 3.800 Comuni – tra cui 5 capoluoghi di regione –  con oltre 16 milioni 100 mila cittadini coinvolti; per le regionali in Piemonte; e in Trentino per le elezioni suppletive in due collegi. Inevitabilmente il voto rappresenterà un verdetto anche sulla tenuta del governo gialloverde – dopo il duello permanente tra Salvini e Di Maio – e sul futuro delle opposizioni.

 

Europee, come si vota

Sono cinque le circoscrizioni elettorali per l’Italia: Italia nord-occidentale (20 seggi), Italia nord-orientale (15), Italia centrale (15), Italia meridionale (18), Italia insulare (8). Per votare bisognare aver compiuto 18 anni e portare con sé al seggio la tessera elettorale e un documento d’identità valido. Il sistema elettorale delle Europee è un proporzionale puro con uno sbarramento al 4 per cento: le liste che non raggiungeranno questa soglia, dunque, resteranno escluse. Il voto si esprime tracciando una X sul simbolo della lista: è poi possibile, ma non obbligatorio, indicare fino a tre preferenze. C’è il vincolo dell’alternanza di genere: se si esprimono più preferenze per candidati dello stesso sesso, sarà valida solo la prima.

 

La partita delle comunali e delle regionali in Piemonte

La scheda per le comunali è azzurra. In questo caso l’elettore può esprimere fino a due voti di preferenza (una sola nei Comuni fino a 5 mila abitanti) ed è ammesso anche il voto disgiunto, cioè a un candidato sindaco e a una lista non collegata.

I verdetti delle elezioni amministrative potrebbero avere un importante peso politico. Si vota in 5 capoluoghi di regione (Firenze, Bari, Perugia, Potenza, Campobasso) e in una ventina di capoluoghi di provincia: Ascoli Piceno, Avellino, Bergamo, Biella, Cesena, Cremona, Ferrara, Foggia, Forlì, Lecce, Livorno, Modena, Pavia, Pesaro, Pescara, Prato, Reggio Emilia, Rovigo, Urbino, Verbania, Vercelli, Vibo Valentia.

Una partita delicata per il centrosinistra che guida molte delle giunte uscenti: da Firenze con Nardella a Bari con Decaro, da Bergamo con Gori a Pesaro con Ricci. Intanto sogna una rivincita in roccaforti perse alle ultime elezioni come Livorno, dove termina l’esperienza di Nogarin, candidato alle Europee.

Rep

Particolarmente delicati, per Pd e alleati, gli esiti delle comunali in Emilia-Romagna. E poi c’è il verdetto del Piemonte. Dove Sergio Chiamparino si ricandida alla guida della Regione. La partita è considerata ancora aperta. Ma – se dovesse vincere anche qui – il centrodestra “sovranista” guiderebbe tutto il Nord Italia. 
 

La posta in palio per governo e opposizioni

Il vento sovranista, in Europa, potrebbe essere meno forte di quanto immaginato fino a qualche mese fa. Il verdetto più importante, dunque, per Salvini riguarda il risultato elettorale rispetto ai 5Stelle. Per invertire i rapporti di forza nel governo. Dato per scontato – rispetto alle Politiche – l’exploit del partito di Salvini, resta da capire quale sarà la distanza dal Movimento. La tentazione del Carroccio di porre fine all’esperienza gialloverde sarà direttamente proporzionale al vantaggio rispetto ai pentastellati. Il traguardo a cui aspirano i leghisti è il 30 per cento. Riusciranno a raggiungerlo? E il risultato dei 5Stelle sarà più vicino al 20 o al 25 per cento?  Anche da questo dipenderanno la tenuta e gli assetti interni del Movimento. Verdetto importante anche per il Pd di Zingaretti, che tenta di emanciparsi dall’era renziana e di ritrovare centralità sulla scena politica. Il traguardo minimo è il 20 per cento. Per Forza Italia, di un Berlusconi tornato in una competizione elettorale, l’obiettivo è invece il 10 per cento. Per evitare fughe e divisioni.

 


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