Abbracci, lacrime e palloncini: a Fiumicino arrivano altri 69 migranti con i corridoi umanitari


C’è Naief, fuggito da Homs e da quasi due anni in Italia ed ora integrato ad Avezzano dove lavora come tappezziere, che riabbraccia dopo tanto tempo, porgendole una rosa ed un palloncino a forma di cuore, la sua fidanzata, Nesserin. Ed ancora: i due fratelli e la sorella, originari di Damasco, che finalmente possono riabbracciare la mamma di 39 anni e la sorella. Tutti si sciolgono in lacrime e sorrisi. E per loro scattano gli applausi.

Sono alcune delle storie di ricongiungimento familiare che hanno caratterizzato questa mattina, all’aeroporto di Fiumicino, l’arrivo, via Beirut, di 69 rifugiati siriani, tra i quali 25 minori, fuggiti dalle sofferenze e dalla guerra, grazie ai Corridoi Umanitari promossi da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e Tavola Valdese, in accordo con i ministeri dell’Interno e degli Esteri.

Allo scalo romano i rifugiati, in diversi casi, hanno trovato propri familiari, con fiori in mano, già giunti in Italia con precedenti arrivi di Corridoi umanitari e che hanno da tempo avviato un percorso di integrazione, studio della lingua ed inserimento lavorativo. L’altra immagine odierna è dei tanti bambini che gridano “Viva l’Italia” ed urlano, senza freni, la loro gioia. Sono i primi contatti con la nuova realtà, primi passi verso l’integrazione; presto potranno frequentare una scuola italiana.

Con l’arrivo di oggi viene toccata quota di 1500 persone, per lo più siriane, cristiane e musulmane, giunte con i Corridoi dal Libano, provenienti  soprattutto da Aleppo, Homs, Idlib, Damasco. Sono passati quasi tre anni, infatti, dal primo corridoio umanitario che il 4 febbraio 2016 permise alla famiglia della piccola Falak di arrivare in sicurezza in Italia, senza doversi affidare ai trafficanti del mare. Da allora, da Beirut, 20 corridoi umanitari distribuiti su 26 voli aerei.

L’iniziativa italiana, in virtù di un accordo tra Cei e Comunità di S.Egidio, ha aperto un altro corridoio umanitario dall’Etiopia per 500 rifugiati africani.




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