Addio a De Michelis, protagonista della Prima repubblica


Gianni De Michelis era uno dei ragazzotti che nel 1976 osò sfidare i vecchi dirigenti e insieme a Craxi e molti altri conquistò il Partito socialista. Il segretario uscente Francesco De Martino congedandosi si limitò a dire ai “golpisti”: “Ricordatevi che quelli hanno studiato”. Quelli erano i democristiani verso i quali Craxi si proponeva di aprire una battaglia permanente.
I ragazzotti studiarono, si fecero classe dirigente e cominciarono un lungo percorso di potere. “Gianni – ricorda Bobo Craxi – apparteneva alla sinistra poi lasciò Signorile ed entrò in maggioranza. È stato uno dei dirigenti più coerenti di quella lunga stagione”.
Ministro delle Partecipazioni statali dal 1980 poi al Lavoro nel governo Craxi, vice premier con De Mita e infine ministro degli Esteri. Una lunghissima parentesi ministeriale che ne fece uno dei leader del Psi.

Con il suo vitalismo segnò in maniera evidente la distanza dal grigio democristiano. Era sempre circondato da donne, il suo staff era composto solo da quote rosa, si fece fotografare in discoteca dove ballava scatenato e sudato nonostante la mole imponente. Piaceva ai giovani e l’organizzazione giovanile del Psi era una sua emanazione. Non a caso la brutta malattia che lo ha colpito negli ultimi due anni era narrata sottovoce dagli amici. Cozzava con l’immagine di De Michelis sempre attivo e sempre pieno di vita. Era craxiano ma con la sua autonomia. I demichelisiani esistevano ma non per tramare giochi di corrente. Memore di De Martino, si raccomandava lo studio. Poi certo fece i suoi errori. In ultimo non vedere la guerra jugoslava da ministro degli Esteri, anzi negandola fino all’ultimo. Ha cresciuto generazioni di tecnici e consulenti a cominciare da Renato Brunetta. Dopo la fine di tutto, della Prima repubblica, non si agitò, non cercò di rientrare in pista.


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