Ambiente, riciclo, lavoro e società: il Mojo festival premia i reportage fatti con lo smartphone


ROMA – “Non si butta via niente: così a Roma si recuperano gli avanzi del mercato” è il titolo del videoservizio che la giornalista Rosa Praticò ha realizzato per Repubblica, un servizio tra i sei premiati nella prima giornata di Mojo Italia, Festival del mobile journalism in corso a Roma alla Casa del Cinema di Roma e altre location itineranti. La kermesse, giunta alla seconda edizione, è un contest internazionale che stavolta ha pescato le migliori videonotizie e videostorie realizzate interamente con lo smartphone da una rosa di più di 80 finalisti. Un parterre decisamente più nutrito rispetto allo scorso anno con la presenza di opere dall’estero, dall’Europa all’Africa, a testimonianza dell’accresciuto profilo internazionale del Festival e della crescita del mobile journalism in tutto il mondo. Molto elevata, anche qualitativamente, la partecipazione dall’Italia, segno che il fenomeno mobile è una realtà sempre più concreta come mezzo di espressione e opportunità di farne una professione.

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I 6 vincitori e le 3 menzioni speciali sono emersi all’interno delle 4 categorie del contest: news (formato short e long), narrazione (stessa durata), migliore opera internazionale e miglior autore italiano, queste ultime due sezioni promosse da Mastercard, per valorizzare i lavori che meglio hanno interpretato lo spirito di start something priceless attraverso il racconto di una storia, un’esperienza, una passione o un’idea che possano far cominciare qualcosa di grande e straordinario. Eccoli. News long: Leonor Suarez, free lance (Spagna). News short: Emmanuel Mwape, free lance (Zambia). Story short: Maria Dolores Picciau, free lance (Italia). Story long: Ulku Sonmez, free lance (Turchia). Migliore opera italiana (premio Mastercard): Rosa Praticò, per Repubblica.it (Italia). Migliore opera internazionale (premio Mastercard) Phil Bromwell, giornalista tv Rte (Irlanda). Menzioni speciali per Andrea Bernabeo giornalista, Luca Annovi free lance e Alessandro Guarasci, giornalista Vaticanews.

Hanno predominato i temi sociali e ambientali con squarci di realtà che difficilmente si sarebbe potuto cogliere con altri approcci con altrettanta efficacia ed emozione. La news short di Emmanuel Mwape ‘Zambian Cab‘ racconta chi ritrova un’occasione di vita e di lavoro trasportando cose utilizzando carriole in affitto Zambia. Molto presente anche il tema ambientale e del recupero di risorse con ‘Nothing is thrown away’ dell’italiana Rosa Praticò – che racconta dei ReFoodgees che ogni sabato pomeriggio si danno appuntamento al mercato romano dell’Esquilino per recuperare e distribuire la frutta e la verdura invendute dai commercianti che partecipano al progetto Roma Salva Cibo – alle spiagge irlandesi dell’eco-warrior raccontato da Phil Bromwell in ‘Clean-up crusade‘ testimonia di una coscienza ambientale sempre più diffusa. La tenacia di un microcosmo che non vuole morire e che mette ancora l’uomo al centro della società e non i consumi, è il punto di osservazione scelto da Maria Dolores Piacciau in ‘Senza radici non si vola‘ ambientato tra i pastori della Sardegna. E’ ancora l’ambiente, questa volta non minacciato dall’uomo ma su questo vincitore per la sua natura potente, il tema al centro del lavoro di Leonor Suarez ‘The volcano‘, mentre più intimista ma di alta tecnica documentaristica e grande qualità, il dialogo tra i due adolescenti tratteggiato dalla videostoria di Ulkü Sönmez ‘Shallow‘ ambientato nella campagna turca.

Mojo Italia è l’unico appuntamento italiano dedicato al mobile journalism promosso da Associazione Stampa Romana e Associazione Nazionale Filmaker. Al loro fianco partner d’eccezione come Università La Sapienza, La Repubblica, Dire, Radio 3 con Mastercard, main sponsor, e Joby ‘supporto ufficiale del festival’. La giuria è guidata dal giornalista Rai Paolo di Giannantonio assieme ad Alessia Laudati dell’Associazione Stampa Romana, Enrico Farro dell’Associazione Italiana Filmaker, Nico Piro direttore del festival Mojo Italia e soprattutto docenti e studenti del dipartimento Comunicazione e ricerca sociale dell’Università La Sapienza-COris, tra cui Christian Ruggiero.

 


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Carlo Verdelli
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