Anm, verso l’elezione di Caputo alla presidenza dopo le dimissioni di Grasso. E Poniz segretario


Giuliano Caputo, pubblico ministero a Napoli ed esponente di Unicost, al vertice dell’Associazione nazionale magistrati. E Luca Poniz, pm a Milano, storica toga di Magistratura democratica ed iscritto ad Area, come segretario. A piazza Cavour, al sesto piano dello storico “palazzaccio”, fervono le trattative per il nuovo governo dell’Anm dopo le dimissioni di Pasquale Grasso. Il giudice civile di Genova, pur avendo lasciato Magistratura indipendente, non resta presidente del sindacato dei giudici. Lui, comunque, non sarebbe rimasto, perché dopo aver lasciato la sua corrente è rimasto un “cane sciolto”. La stessa Mi fa un timido tentativo di restare nella maggioranza che però cade nel vuoto.

La corrente del deputato Pd Cosimo Maria Ferri, ma storico capo di Mi, è ormai nella bufera. E solo poche ore prima, quando erano le 9, ha fatto registrare anche le dimissioni da segretario di Antonello Racanelli, procuratore aggiunto a Roma, ex componente del Csm, sostenitore della linea dura delle non dimissioni dei membri del Csm coinvolti nella vicenda Toghe sporche. Racanelli, peraltro, resta convinto della linea intransigente delle non dimissioni, mentre tutta la base di Mi è in rivolta per il comportamento dei suoi esponenti e da giorni sta intasando la chat interna per protestare.

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Sarà comunque una giornata lunga quella a piazza Cavour. In cui si alternano riunioni dei singoli gruppi e assemblee con gli interventi. L’intesa sulla nuova maggioranza, che dovrà reggere l’Anm in un momento difficile anche per il confronto con la politica e le riforme che stanno per abbattersi sulla magistratura, è sofferta. Nella maggioranza entrano sicuramente i giudici di Unità per la Costituzione, per tutti Unicost, il gruppo di centro delle toghe. Un segnale di distanza anche rispetto al coinvolgimento di Luca Palamara, ex presidente dell’Anm negli anni dello scontro con Berlusconi, indagato per corruzione. Ma proprio Giuliano Caputo, ex segretario dell’Anm, ha preso le distanze con un’intervista a Repubblica, dalla linea delle non dimissioni dei colleghi del Csm coinvolti nel caso. Una linea intransigente sulla moralità dei giudici.

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Con Unicost entra Area, il cartello di sinistra della magistratura che raggruppa Magistratura democratica e il Movimento per la giustizia. Area non si candida per la presidenza, proprio per evitare che ciò suoni come una rivendicazione punitiva rispetto a chi è stato coinvolto nell’inchiesta di Perugia.

Resta ancora l’incognita su Autonomia e indipendenza, il gruppo più giovane delle toghe capitanato da Piercamillo Davigo, che è stato il primo presidente di questa stagione dell’Anm. Oggi A&i potrebbe tornare nel governo dell’Anm che aveva lasciato proprio in polemica con il sistema delle nomine al Csm. La famosa battuta di Davigo, l’ex pm di Mani pulite, “uno a me, uno a te, uno a lui” , e il rifiuto dei colleghi di bacchettare il Csm, aveva portati i davighiani a lasciare la maggioranza. Dove adesso potrebbero tornare.
 
 


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