Assolombarda, serve un fisco per favorire la crescita – Repubblica.it


MILANO – Un fisco per competere. Se n’è parlato alla presentazione del libro edito da Franco Angeli “Il Fisco che vorrei” , scritto dal professore della Luiss, Andrea Silvestri, durante la presentazione del lavoro ad Assolombarda, dove sono intervenuti il vice presidente dell’associazione, Fabrizio Di Amato, Andrea Ferro, già vicepresidente di Assolombarda con delega al Fisco e Giampiero Mazza, partner del fondo di investimento Cvc. Recenti dati Istat su recessione hanno posto di nuovo e con vigore il tema della crescita, sulla quale incide certamente anche il fattore fiscale. Nel mondo attuale, le imprese sono sempre più libere di scegliere il luogo dove produrre e come articolare le proprie attività indipendentemente dai mercati di sbocco. “In questo contesto si realizza una competizione tra Stati per attrarre le attività di impresa, che si gioca anche sul fattore fiscale”, ha speigato Silvestri.

Nei principali Paesi OCSE si è infatti assistito a una riduzione dell’aliquota di imposta sulle società nel corso degli anni. “Anche da noi le aliquote si sono ridotte, e questo è un bene, ma la competitività fiscale non è data soltanto dalle aliquote”, continua Silvestri. “Altri fattori sono importanti, tra i principali gli incentivi e, ancora di più, la certezza del diritto”. “Ecco, negli ultimi anni il nostro Paese ha migliorato il suo livello di competitività fiscale, ma molto resta ancora da fare”. Per esempio, in Italia le leggi cambiano troppo velocemente e qualche volta con effetti retroattivi, oppure si assiste a una aggressività del fisco talora eccessiva e ancora il sistema di giustizia tributaria risulta non adeguato. “La sensazione – sostiene Silvestri – è che da noi il fisco sia solo uno strumento di gettito mentre in molti altri Paesi è anche e soprattutto un fattore di sviluppo”.

Secono Silvestri, occorre muoversi lungo tre direttrici. La prima è quella di favorire la produzione di ricchezza in Italia, attraverso misure fiscali che premiano l’innovazione, gli investimenti e l’occupazione. La seconda è di agire sulla certezza del diritto perché anche le normative migliori risultano poco efficaci se è bassa l’affidabilità del sistema. La terza è di favorire l’accorpamento tra le imprese e la loro innovazione tecnologica, sempre attraverso lo strumento fiscale.

Il Fisco che vorrei – Ecco il decalogo

“Il carico fiscale sulle imprese deve essere ridotto di un terzo. Ma, invece che agire sull’aliquota IRES (attualmente al 24%), i dovrebbe mantenere l’aliquota invariata e favorire alcuni fattori che incidono sullo sviluppo, attraverso un sistema di deduzioni maggiorate che premia, ad esempio il costo del lavoro, che beneficerebbe di una extra-deduzione. Ad esempio, il 150% di deduzione, che potrebbe arrivare al 250%  o al 300% per i giovani o gli assunti in aree svantaggiate”. Un altro intervento potrebbe essere sugli investimenti in beni strumentali, trasformando “a sistema” le misure temporanee del superammortamento e dell’iperammortamento o sulle spese per ricerca e sviluppo, il cui sostenimento darebbe luogo ad un credito d’imposta “certo” del 20 o 30%. “Il punto fondamentale – sostiene Silvestri – è che, attraverso una misura come questa, le imprese sono portate ad assumere e investire, creando quindi sviluppo per il Paese e divenendo più competitive nel mondo”.

 


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