“Assoluta imparzialità anche sui social personali” – Repubblica.it


ROMA – Ecco le regole di condotta che la Commissione parlamentare di Vigilanza Rai vuole imporre ai giornalisti del servizio pubblico in materia di utilizzo dei social. Queste regole invitano i cronisti della Rai a comunicare su Facebook, su Instagram, su Twitter con la stessa assoluta “imparzialità” che dovrebbero osservare mentre sono in onda alla radio o alla televisione.

La bozza di risoluzione che contiene queste regole – ispirata ai codici di condotta delle principali emittenti europee – verrà esaminata proprio oggi, per la prima volta, dalla Commissione di Vigilanza (organo composto da deputati e senatori). Questo, a pochi giorni dalle ultime esternazioni di alcuni giornalisti di Viale Mazzini che postano messaggi sopra le righe, chi contro Matteo Salvini, chi contro i migranti, a seconda delle simpatie politiche.

Ed è proprio questo l’andazzo che la Commissione vuole evitare per il futuro. La risoluzione – circolava in bozza proprio in Rai, ieri pomeriggio – chiede ai giornalisti che “i pensieri espressi e i toni utilizzati” rispettino sempre i principi di “imparzialità, indipendenza e pluralismo”.

Un’assoluta equidistanza sarà osservata anche quando il giornalista della Rai mette un “like” al commento di altri; quando fa un retweet; quando dice la sua sulla frase, sulla foto, sul video che altre persone hanno immesso in Rete. 

Esternazioni e commenti dovranno anche evitare ogni forma di “discriminazione”, l’offesa alla “dignità umana”, la violenza anche solo verbale. Chi commenta dovrà avere ben presenti inoltre le norme dell’ordinamento italiano che vietano, ad esempio, i contenuti discriminatori oppure la giustificazione del genocidio. 

MA LA RAI VORREBBE REGOLARE LEI TUTTA LA MATERIA (Antenne)

La bozza di risoluzione non vieta ai cronisti di Viale Mazzini di specificare, sugli account personali, il ruolo che ricoprono nella tv pubblica. E neanche vieta ai giornalisti di partecipare alle discussioni politiche che prendono forma in Rete. I giornalisti devono capire, però, che i social possono rivelarsi un terreno minato.

La risoluzione ricorda che Facebook, Instagram, Twitter sono equiparabili a dei “luoghi pubblici”. Sottolinea che un qualsiasi messaggio viene diffuso alla velocità della luce via Internet e via social; che un commento viene archiviato in modo permanente dai motori di ricerca, sempre pronti a tirarlo fuori anche ad anni di distanza.

I giornalisti devono capire infine che ogni loro valutazione può “minare la credibilità dell’azienda” per la quale lavorano. Un’azienda finanziata dal canone degli italiani e quotata in Borsa, nella sua controllata RaiWay.

Un plastico della sede Rai di Viale Mazzini

Un plastico della sede Rai di Viale Mazzini

Sempre la bozza di risoluzione fissa degli obblighi per i giornalisti e i dipendenti che, autorizzati, utilizzano gli account ufficiali della Rai oppure di sue singole trasmissioni. 

Queste persone dovranno utilizzare password di accesso agli account adeguate a garantire la massima sicurezza. Password che saranno rinnovate con regolarità. I sistemi informatici della Rai dovranno permettere di risalire al singolo dipendente che ha postato un commento attraverso gli account ufficiali. Quando dialogano con il pubblico, questi dipendenti si porranno “in modo educato e aperto al dialogo”.

Saranno obbligati infine a evitare parole di odio (“hate speech”) e atteggiamenti dichiaratamente ostili o aggressivi (“flaming”). Nessun lavoratore, nessuna lavoratrice della Rai potrà aprire account personali che – per caratteristiche grafiche, a colpo d’occhio – possano essere scambiati per account ufficiali del servizio pubblico tv. 
 


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Babà Napoli

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