Bambini sedentari, colpa di pc e smartphone


GLOBAL matrix 3.0, non è un nuovo film della trilogia fantascientifica ma è il rapporto internazionale sulla sedentarietà dei bambini stilato dai ricercatori canadesi dell’ospedale pediatrico dell’Eastern Ontario research institute estrapolato da dati su 49 paesi. Il risultato: i nostri figli sono sempre più sedentari. La colpa è da attribuirsi all’abitudine a giocare sempre più tempo con smartphone e tablet ma non solo. Altro punto debole sono gli spostamenti, sempre più in macchina, anche per brevi tragitti. 

LEGGI – Scuola, giovani iperconnessi: “Una vita nei social, ma la tv resiste”

•PROBLEMA EREDITARIO
Si può dire però che il problema sia in qualche modo “ereditario”. “La sedentarietà non è un’esclusiva dei bambini, anzi, sono gli adulti, i genitori, che hanno smesso di muoversi- afferma Massimo Resti, direttore di pediatria dell’ospedale Meyer di Firenze – ormai adoperiamo la macchina anche per fare 200 metri per portare i figli a scuola. Loro imparano da noi”.

•LA RICERCA
Per stilare la classifica, i ricercatori canadesi hanno associato un voto a diversi parametri legati all’attività dei bambini: dalle iniziative dei governi alle abitudini familiari. Quello che ne risulta è una tendenza preoccupante per la salute fisica dei piccoli. “Sono molti anni ormai che i bambini tendono a muoversi sempre meno. Già da tempomolti di loro sono abituati a mettersi davanti alla televisione non appena tornati da scuola. Adesso si sono aggiunti anche gli smartphone e il problema è più esteso. Alcuni smettono perfino di dormire la notte per giocare e i genitori non lo sanno neppure”, dice ancora Resti. 

•ALL’ORIGINE
Non sono solo i bambini ad essere vittime di questa tendenza. Sempre per il principio secondo il quale i figli copiano i genitori, l’emergenza parte dai grandi.
“La dipendenza dagli smatphone è un problema dei paesi occidentali e parte da noi adulti che non riusciamo ad uscire di casa se non abbiamo con noi il telefono. Quando preferiamo guardare il cellulare a pranzo invece di parlare con i nostri figli, dobbiamo essere consapevoli che stiamo dando un esempio ben specifico- dichiara il medico – il problema non sono le attività pomeridiane. Non abbiamo bisogno di iscrivere i ragazzi a corsi sportivi o altro. Abbiamo creato per loro giornate iperimpegnate ma non siamo stati in grado di mettere in discussione il nostro modo di vivere” .

LEGGI – Sanità: in Sardegna attività fisica nelle ricette come i farmaci?

• POSSIBILI CONSEGUENZE
Siamo noi adulti a plasmare la realtà dei bambini con il nostro esempio. Il problema non è solo legato alle ore passate seduti ma alle conseguenze che una vita legata solo a quello che succede dentro a uno schermo può portare. Situazioni che possono sfociare in un disagio profondo, spesso difficile da risolvere.
“Nessuno, lascerebbe ciò che ha di più caro a internet. Non lo facciamo con le carte di credito eppure capita con i figli – spiega Resti – . I bambini soffrono, il loro disagio è sempre più spesso il motivo per cui si ricorre a un’ospedalizzazione. Sarebbe opportuno che le famiglie cambiassero atteggiamento nei confronti della tecnologia prima che ce ne sia la necessità”.

LEGGI – Bambini giocate all’aria aperta e salvate la vista

• STRATEGIE PER USCIRNE
Cosa possono fare dunque dei genitori per educare i figli a una migliore gestione della tecnologia? “Le strategie sono note: più attività fisica e farli giocare all’aria aperta. Ma più importante ancora è recuperare abitudini ormai perse. Leggere la fiaba della buona notte può essere un primo passo. Non è vero che i bambini preferiscono i cartoni animati, restano sempre incantati quando i volontari vengono a leggere le storie in ospedale. Dobbiamo far vedere che esiste un mondo immaginario ma reale. che nasce dalla fantasia degli adulti. Dobbiamo però cominciare presto, non quando i ragazzi sono ormai adolescenti”.

LEGGI: Bambini, perché le favole insegnano a crescere
LEGGI -Nextdoor, il social per i vicini: “In Italia siamo a casa”
 


Noi non siamo un partito, non cerchiamo consenso, non riceviamo finanziamenti pubblici, ma stiamo in piedi grazie ai lettori che ogni mattina ci comprano in edicola, guardano il nostro sito o si abbonano a Rep:.
Se vi interessa continuare ad ascoltare un’altra campana, magari imperfetta e certi giorni irritante, continuate a farlo con convinzione.

Mario Calabresi
Sostieni il giornalismo
Abbonati a Repubblica


http://www.repubblica.it/rss/salute/rss2.0.xml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *