Boxe, Fury-Wilder: i cattivi e (almeno a parole) redenti del ring per il titolo dei massimi


Cattivi e redenti, professionisti del ring, delle parole al veleno, delle sceneggiate. E’ una sfida pugilistica di ottimo livello, ma soprattutto è una contrapposizione elettrica di personaggi quella che andrà in scena stanotte allo Staples Center di Los Angeles. In palio la corona di campione del mondo dei pesi massimi nella versione Wbc tra il detentore, lo statunitense Deontay Wilder, e il britannico Tyson Fury. All’orizzonte la riunificazione del titolo con l’altro re indiscusso della categoria, l’uomo che, sia Cardiff o sia Londra, quando combatte fa gli stadi strapieni, Anthony Joshua. In attesa di quello che sarà l’ennesimo match del secolo, con relativa valanga di quattrini al seguito, spazio alla notte californiana (diretta della riunione a partire dalla 3 su DAZN).

Dicevamo, personaggi ‘particolari’. Il mondo del pugilato è abituato a dichiarazioni choc, eppure Wilder ha esagerato al punto da rischiare la squalifica. “Spero di avere un morto nel mio record, lo voglio veramente”, ha detto qualche mese fa. Insomma, frase che si commenta da sola. L’altra prodezza in uno show negli studi di Espn, quando invitato a colpire per gioco una mascotte imbottita di tutto punto, ha pensato bene di scagliare un destro e rompere la mascella al malcapitato che aveva osato scherzare. Ancora più sconcertante la giusitificazione: ”non pensavo che dentro al pupazzo ci fosse un uomo…”. Cose che fanno sembrare una sciocchezza l’arresto dello scorso anno per possesso di marijuana avvenuto nella sua città dell’Alabama, Tuscaloosa.

Non gli è da meno Tyson Fury. Un nome che è tutto il programma, Tyson. Glielo diede il padre, un irlandese di origine gitana con quartier generale in un sobborgo di Manchester. Il piccolo Fury era nato prematuro ad appena sei mesi, pesava un soffio e i medici non gli assegnavano grosse speranzi di farcela. Così, quasi per esorcizzare, fu mutuato il nome Iron Mike, che in quel 1988 era il personaggio più temibile dei pesi massimi. Ha portato bene, perché il piccolo Tyson non solo è sopravvissuto, ma è cresciuto a dismisura diventando un ottimo pugile. L’apice nel 2015, quando seppe porre fine al dominio decennale di Wladimir Klitschko originando uno delle più clamorose sorprese degli ultimi anni. L’apice ed al tempo stesso il primo gradino della caduta agli inferi. Una rivincita mai concessa, la caduta in depressione, la dipendenza dalla cocaina, la squalifica. Un tunnel dal quale Fury è uscito con 64 chili di troppo, smaltiti con sacrifici poco comuni. E poi le parole, tante anche da parte sua. Molto abile quando si tratta di soggiogare l’avversario, spesso inappropriato quando affronta altri temi: basta citare le frasi contro i gay, ma anche quelli contro le donne…

E poi lo spazio alla redenzione, anche questa – almeno per ora – solo a parole. Fury ha detto che donerà la sua borsa (circa 2 milioni di dollari) alla costruzione delle case per i senza tetto. Wilder pure sembra avere progetti imprenditoriali (la sua borsa sarà di 4 milioni) per rilanciare le zone depresse di Tuscaloosa. Belle intenzioni, staremo a vedere i fatti. Tante cose che non devono mandare il secondo piano l’interesse tecnico per il match. Si tratta di due pugili con sole vittorie nel record: Wilder ha combattuto 40 volte vincendo 39 prima del limite. Fury 27, con 19 ko. Pronostico complesso. Fury propone un boxe migliore di Wilder, nonostante la stazza è assai veloce ed anche dal punto di vista della personalità potrebbe avere le carte per irretirlo. Wilder però ha un pugno alla dinamite e può contare sulla lunga inattività di Fury (i due match di rientro dopo 3 anni sono stati troppo teneri per fare testo), il cui fisico potrebbe anche avere risentito degli sforzi per tornare in un peso accettabile. Anche per questo i bookie danno favorito l’americano. Nella conferenza stampa che ha preceduto il match, i due oltre ad insultarsi hanno anche finto una rissa che ha infiammato il pubblico. Stanotte però si farà sul serio.


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Mario Calabresi
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