Boxe, mondiale massimi: Fury, inferno e ritorno. Due volte ko, ma con Wilder finisce pari


E’ finita nella maniera più atipica nella boxe, il pareggio. Allo Staples Center di Los Angeles il mondiale dei pesi massimi Wbc tra Deontay Wilder e Tyson Fury non ha un vincitore. Incontro intenso, elettrico, a tratti spettacolare e ricco di colpi di scena. Un giudice ha dato la vittoria netta dello statunitense (115-111), un altro l’ha vista in maniera diametralmente opposta (115-110 per il britannico), il terzo non ha saputo scegliere (113-113). Il titolo resta, in quanto detentore, nelle mani di Wilder, ma il vincitore morale del match è senza dubbio Tyson Fury. Dodici round che sono stati una rappresentazione metaforica degli ultimi tre anni del britannico: la vittoria con Klitschko nel 2015 gli aveva consegnato le chiavi del mondo. Poi la caduta agli inferi: la depressione, il rifugio nella cocaina, un peso cresciuto a dismisura fino a diventare obesità. Un vortice apparentemente di non ritorno, e invece… Fury non solo si è ripresentato, ma ha sfiorato l’impresa a sensazione.

Sul ring come nella vita. Il britannico è andato due volte al tappeto, nel nono e nell’ultimo round. Specialmente in quello finale sembrava non avere chance di rialzarsi, ma ha saputo trovare energie fisiche e mentali insospettabili. Il verdetto, pur nella distanza di vedute tra i giudici, ha comunque una sua linearità. Molte riprese infatti sono state equilibratissime e come tali soggette ad una interpretazione piuttosto aperta. ”Un nuovo match”. E’ stata la frase più gettonata al termine dell’incontro. Il vincitore, almeno a detta generale, avrebbe dovuto affrontare il campione delle versioni Wba, Ibf e Wbo nonché pugile di maggiore appeal del momento, Anthony Joshua. La sensazione però è che questa parità rimandi il progetto di riunificazione.

Boxe, mondiale massimi: Fury, inferno e ritorno. Due volte ko, ma con Wilder finisce pari

Fury a terra nell’ultima ripresa: Wilder sembrava aver chiuso il match

Insomma, il Fury che non ti aspetti, per nulla appannato dalla stressante corsa contro il tempo e soprattutto contro se stesso che gli ha consentito di perdere 64 kg. Una ritrovata forma fisica (116 kg al peso contro i 96 di Wilder), la velocità sorprendente per un colosso alto 2 metri e 6 centimetri ed i consueti giochi psicologici tesi ad irretire l’avversario. Sono state queste le armi di Fury. Wilder dal canto suo, non essendo un modello di stile pugilistico, ha puntato tutto sulla devastante potenza che gli aveva permesso di vincere per ko 39 dei precedenti 40 incontri. Fury è stato perfetto nell’uso del jab sinistro di sbarramento, doppiato peraltro non di rado con il destro. Una tattica necessaria, insieme ad una mobilità costante sul tronco, per limitare i colpi larghi ma micidiali dello statunitense. Il copione dell’incontro in sintesi è stato questo, arricchito dai due colpi di scena. Meglio Fury per otto round, ma al nono un destro di Wilder arrivato neanche in maniera troppo pulita lo ha messo giù. Al dodicesimo e ultimo, destro di Wilder doppiato da un micidiale sinistro con Fury in caduta. Sette, otto secondi in cui il britannico sembra alzare bandiera bianca, sdraiato al tappeto e con lo sguardo perso nel vuoto. Invece la rinascita ed un pari a quel punto meritato.

“Con quei due atterramenti penso di aver vinto io – commenta a caldo Wilder -, lui è un grande pugile ma il  verdetto lo premia eccessivamente. Ho controllato il match, sono stato più attivo di lui”. “Ringrazio Dio -replica il religiosissimo Fury -. E’ vero che sono andato due volte al tappeto, ma credo di aver vinto, di essere un grande guerriero e un vero campione. Riconosco che il mio avversario è un grande campione e un grande uomo. Sono convinto che stasera si sono affrontati i due pugili più forti del pianeta”. Chissà come la pensa Anthony Joshua…

 


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Mario Calabresi
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