Cancro testa-collo, nuovi risultati dall’immunoterapia


NUOVI risultati mostrano l’azione dell’immunoterapia nel trattamento dei casi più gravi di malati di tumore testa-collo. Gli ultimi dati, pubblicati su Lancet, provengono da una sperimentazione clinica internazionale, guidata da un team dell’Institute of Cancer Research di Londra e il Royal Marsden NHS Foundation Trust, che ha coinvolto 97 strutture mediche di 20 paesi. I risultati mostrano che i pazienti trattati con pembrolizumab vivono più a lungo rispetto a quelli a cui è stata somministrata la cura standard.

• UN TRATTAMENTO CHE ALLUNGA LA VITA
Pembrolizumab – già approvato in alcuni casi per il cancro ai polmoni, il cancro della pelle e il linfoma – agisce stimolando la capacità del sistema immunitario di attaccare le cellule tumorali. I 500 pazienti coinvolti nello studio – tutti in stadio avanzato, per i quali la chemioterapia non è più efficace e la prognosi generalmente non supera i sei mesi – sono stati divisi in due gruppi: il primo trattato con l’immunoterapia, il secondo con il trattamento standard (chemioterapico oppure cetuximab). I risultati mostrano come il 37% dei pazienti che ha beneficiato del trattamento è sopravvissuto per oltre un anno (anche un anno e mezzo), rispetto al 26,5% dei pazienti che seguiva la terapia standard.

E se in media i pazienti trattati con pembrolizumab sono sopravvissuti per quasi nove mesi rispetto ai sette mesi concessi dal trattamento standard, per ben 36 pazienti il nuovo trattamento ha dato ottimi risultati: il tumore, in molti di loro è regredito in parte o completamente, e alcuni sono in remissione da circa tre anni. Con effetti collaterali gravi di gran lunga minori rispetto ai farmaci attualmente approvati: soltanto il 13% delle persone che ha ricevuto l’immunoterapia ne ha avuti, rispetto al 36% delle persone che hanno seguito il trattamento standard.

• CAPIRE IN ANTICIPO CHI NE PUÒ BENEFICIARE
“Le immunoterapie stanno già rivoluzionando il trattamento per diversi tipi di cancro e sono entusiasta di vedere che pembrolizumab si stia dimostrando promettente nel tumore avanzato della testa e del collo. La prossima grande sfida – spiega Paul Workman dell’Institute of Cancer Research, a Londra – sarà quella di riuscire a disegnare immunoterapie che possano funzionare per molte più persone”. Ma un altro aspetto prioritario come fa notare Kevin Harrington, ordinario di
Biological Cancer Therapies presso l’Institute of Cancer Research di Londra, sarà quello di “identificare in anticipo quali pazienti potrebbero trarre beneficio dal trattamento”.

• LA TESTIMONIANZA DI UN PAZIENTE
Tra i pazienti che hanno risposto bene all’immunoterapia in esame, Derek Kitcherside, 69 anni, che racconta come ha scoperto la malattia: “Nel 2011 mi era stato diagnosticato un cancro alla laringe, ma dopo i trattamenti standard ero andato rapidamente in remissione. Poi però, dopo tre anni, sono tornati i sintomi: il tumore si era diffuso, raggiungendo, il polmone destro, la testa e il collo. Radioterapia e chemioterapia non sono serviti a molto, le dimensioni del tumore aumentavano e mi era stato detto che non c’era molto da fare”.

Tutto è cambiato quando ha saputo che c’era un posto per lui nella ricerca che stava indagando i benefici del pembrolizumab per questo tipo di tumori: “Ho iniziato il trattamento a maggio 2015, viaggiando da Leicester ogni tre settimane per due anni. Mi sentivo ogni volta meglio e le dimensioni del tumore sono diminuite sempre di più. Non credo che sarei qui senza questa terapia”.


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Mario Calabresi
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