Carabiniere ucciso, Di Maio attacca: “Nelle città sicurezza precaria. Lo Stato si faccia un esame di coscienza”


Sul caso del carabiniere ucciso a Roma quella di ieri, da parte della politica, è stata la giornata dell’invettiva, spesso sopra le righe. Con l’area sovranista pronta a colpevolizzare i migranti e il ministro dell’Interno che invocava pene non previste dal nostro ordinamento. Oggi, dopo il fermo dei due cittadini americani, il registro cambia. E il vicepremier M5S Luigi Di Maio, che aveva chiesto l’espulsione dei responsabili – avvalorando la pista nordafricana – oggi passa all’attacco. Parlando di condizioni precarie di sicurezza.

“Mario – scrive su Facebook riferendosi al carabiniere ucciso – si è ritrovato a combattere da solo e non ce l’ha fatta. Mario non se ne doveva andare. E oggi lo Stato deve farsi un grande esame di coscienza”. E ancora: “Si poteva evitare tutto questo? Io dico di sì. O perlomeno si deve fare di tutto perché questi eroi dimostrino il loro valore con la vita e mai con la morte. Chi conosce città come Roma sa benissimo che ci sono condizioni precarie di sicurezza interna, che questi giri di droga, spaccio, violenza, purtroppo, sono all’ordine del giorno in certi quartieri e anche in centro”. E conclude: “Io non so di chi sia la colpa, questo non sono io a doverlo stabilire”. Ma certo – quando si parla di sicurezza precaria – il pensiero non può che andare al responsabile del Viminale, il vicepremier leghista Matteo Salvini.

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Il ministro dell’Interno, che ieri era stato attivismo tra social e trasmissioni televisive sul caso del carabiniere ucciso, oggi si occupa di altro. Prima gli auguri di compleanno alla fidanzata. Poi il post ironico sulla giornata senza reggiseno per solidarietà nei confronti di Carola Rackete.


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