Caserta, sequestrati 12 pozzi domestici contaminati da arsenico: oltre 900 volte i limiti di legge


Pozzi d’acqua contaminata da arsenico. “Una quantità abnorme” dice la Procura , che non può provare il nesso di casualità, ma ricorda come in quell’area sia altissima l’incidenza dei tumori. 

I carabinieri di Caserta, questa mattina,  al termine di un’indagine ambientale coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere hanno eseguito un sequestro preventivo di 12 pozzi utilizzati per uso domestico e fertirrigazione (una tecnica che consente la distribuzione dei fertilizzanti insieme all’acqua d’irrigazione), su cui è stata riscontrata una severa contaminazione da metalli pesanti, in particolare da arsenico, sostanza nota per la sua elevata tossicità.

L’area dove sono stati sequestrati i 12 pozzi contaminati era nota negli anni ’60 e ’70 come la “piscina rossa”: sul fondo di una cava ristagnavano liquami contenenti arsenico e altre sostanze chimiche, residui dell’attività di lavorazione del ferro e del vetro, nei pressi dell’industria Saint Gobain di Caserta. Nella zona, nota come Lo Uttaro, sorgono altre cave trasformate in discarica; la “piscina rossa” negli anni è stata interrata insieme a tonnellate di rifiuti, e sovrastata da abitazioni civili e insediamenti produttivi. In questo contesto di veleni era avvenuta la contaminazione dei pozzi sequestrati dai carabinieri in servizio al Nucleo Operativo Ecologico di Caserta e al Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale, con il coordinamento della Procura di Santa Maria Capua Vetere.

In alcuni sequestrati  è stata accertata la presenza di oltre 9000 milligrammi per litro di arsenico, una “quantità abnorme” per il procuratore di S. Maria Capua Vetere Maria Antonietta Troncone (la soglia legale è di 10 mg). Acqua utilizzata per anni per irrigare alcune colture ma anche per i giardini di complessi residenziali; non arriva invece nelle case, che sono allacciate alla normale condotta idrica.

“Nell’area compresa tra Caserta e San Nicola la Strada in cui abbiamo sequestrato i pozzi contaminati, si registra un’alta incidenza di tumori, specie alla prostata, anche se non si può stabilire il nesso di causalità tra l’inquinamento provocato dall’attività industriale e queste morti”, aggiunge la Troncone nel corso della conferenza stampa.  Persino il proprietario di una delle aree sequestrate è morto un anno fa proprio per un tumore alla prostata, “patologia che sembra legata proprio alla contaminazione da arsenico – spiega Troncone – che è la seconda sostanza chimica più cancerogena”.

“L’inquinamento dell’area – ricorda – è frutto dell’attività industriale posta in essere dall’opificio Saint Gobain dal 1958, quando l’area era a vocazione agricola, al 1988, quando l’azienda fu dismessa. In 30 anni la cava attigua fu riempita di rifiuti”.Sono in corso inoltre attività tecniche di carotaggio per verificare, in particolare, se la contaminazione abbia interessato anche la matrice suolo.

Indagine contro ignoti per disastro ambientale

 E’ al momento contro ignoti il fascicolo aperto dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. I reati contestati sono l’avvelenamento delle acque, il disastro ambientale, fattispecie che riguarda le condotte accertate dal 2015 in poi, anno in cui fu introdotto tale reato; prima del 2015 si procede per disastro generico. “Le indagini proseguono – ha spiegato la Troncone – perché potrebbero esserci responsabilità nelle pubbliche amministrazioni che negli anni non hanno fatto nulla, nonostante tutti, dai cittadini agli amministratori, sapessero dell’inquinamento in atto”.
Gli accertamenti riguarderanno anche il mutamento di destinazione dell’area, da industriale ad area per civili abitazione e insediamenti produttivi. “La variazione avrebbe dovuto comportare una bonifica della zona – ha detto il Procuratore – ma ciò non è mai stato fatto. Nella popolazione abbiamo registrato tanta rassegnazione”. L’area, dopo la dimissione della Saint Gobain nel 1988, fu oggetto di programmi di sviluppo e di riconversione, di un accordo di programma siglato nel 1996 da Regione Campania, Provincia di Caserta, Comune di Caserta, Consorzio ASI e Progetto Industrie Srl, che hanno portato a compimento l’iter di riclassificazione dell’area ex Saint Gobain. “Detti programmi – ha affermato la Troncone – sono rimasti inspiegabilmente inattuati”.

Costa: “Bisogna accertare tutte le responsabilità”

Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa rivolge, in una nota, i propri “complimenti vivissimi ai Carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Caserta e del Nucleo investigativo di polizia ambientale, agroalimentare e forestale di Caserta e alla Procura della Repubblica di S. Maria Capua Vetere per l’importante operazione che ha portato al sequestro di dodici pozzi utilizzati per uso domestico e irrigazione su cui è stata riscontrata una severa contaminazione da metalli pesanti come l’arsenico”.
L’arsenico, spiega il ministero, è una sostanza nota per la sua elevata tossicità: in un pozzo i valori hanno superato di 850 volte quelli di tollerabilità previsti.
“Come è emerso dalle indagini – prosegue il ministro – la disastrosa situazione riscontrata nel casertano, sebbene non consenta di attribuire precise responsabilità in capo a singoli soggetti, evidenzia come fosse nota dal 2010 ai livelli locali di governo del territorio. Quel territorio è stato poi trasformato in area urbana”. “L’operazione – conclude Costa -, coordinata magistralmente dalla Procura e condotta con sapienza in fase investigativa e operativa dai diversi comparti dell’Arma specializzati in materia ambientale, conferma come l’attenzione per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica sia e debba essere una priorità reale. Si conferma l’importanza di indagini approfondite per scoprire crimini ambientali come questo, purtroppo frequenti nel nostro Paese, che hanno bisogno della collaborazione e dell’azione sinergica di più soggetti, delle forze dell’ordine ma non solo, per approfondire tutti i profili di responsabilità”

 


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