Caso Csm, l’esigenza di “voltare pagina” come chiede Mattarella


Ce la farà il Csm, dopo la batosta di Perugia, a recuperare la sua credibilità? E con il Csm, anche la magistratura riuscirà a diradare (giacché eliminarla del tutto appare impossibile) la nebbia che quella stessa inchiesta ha diffuso su tutte le toghe italiane? È la scommessa di queste ore. La scommessa che vede protagonisti il capo dello Stato Sergio Mattarella e il suo vice al Csm David Ermini. Delle tante pagine scritte dai pm di Perugia nell’inchiesta sulle toghe sporche, delle tante conversazioni registrate dal captatore Trojan inserito nel cellulare del pm di Roma Luca Palamara, non tutto è stato ancora reso pubblico. Altre sorprese potrebbero esserci. Ma l’esigenza, adesso, è andare avanti, è “voltare pagina”, proprio come ha detto Mattarella, soprattutto forti di un fatto incontestabile: per usare le stesse parole del capo dello Stato “è stata un’azione della magistratura a portare allo scoperto vicende che hanno così gravemente sconcertato la pubblica opinione e scosso l’ordine giudiziario”.

La ferita “è profonda e dolorosa”, per usare le parole di Ermini. Ma essa, secondo il vice presidente, “non avrebbe colpito le fondamenta del Csm”, anche perché “l’istituzione viene prima delle persone che la compongono”. Chi, come i singoli consiglieri che hanno parlato di fronte a Mattarella – l’ex pm di Roma Giuseppe Cascini per la sinistra di Area, il laico di Forza Italia Alessio Lanzi, l’ex pm di Mani Pulite Piercamillo Davigo per Autonomia & indipendenza, il laico di M5S Alberto Maria Benedetti, e ancora Loredana Miccichè di Magistratura indipendente e Marco Mancinetti per Unicost – è convinto che andare avanti si può, ma tirando una riga netta con il passato.

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A cominciare dalle promozioni, proprio quelle al centro delle trattative tra Palamara e i due parlamentari Dem coinvolti, Luca Lotti e Cosimo Maria Ferri, quest’ultimo nella duplice veste di deputato, ma soprattutto di leader occulto della corrente, Magistratura indipendente, che in questa tornata perde ben tre consiglieri. Due sono stati sostituiti proprio oggi con due esponenti di A&I, Ilaria Pepe e Giuseppe Marra.

Ermini detta le regole delle future nomine, perché siano “al riparo dall’influenza di interessi particolari e da logiche spartitorie e non trasparenti”. Ci vorrà “una congrua , preventiva istruttoria, un’adeguata, approfondita motivazione “. E ancora “metodo cronologico e meritocratico”. Principi normali, e si stenta a credere che finora le promozioni del Csm non siano state fatte in questo modo. Visto che a valutarle poi è anche la giustizia amministrativa. Ma il bubbone scoperchiato a Perugia si annida proprio lì, nella logica, tutta politica, di non premiare il migliore, bensì la toga che serve.

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Quando a Ermini chiedono notizie sul futuro della gara per la procura di Roma lui risponde che la votazione del 23 maggio è tuttora valida, e sarà il plenum a deciderne il destino. Nel senso che è potere del plenum rimandare la pratica in commissione, in quella per gli incarichi direttivi, dove il risultato che vedeva in testa l’attuale pg di Firenze Marcello Viola, toga di Mi, potrebbe essere ridiscusso. Non solo la commissione è cambiata – via il presidente Gianluigi Morlini, di Unicost, costretto alle dimissioni, via anche il componente Paolo Criscuoli di Mi (in attesa di dimissioni) – e il presidente adesso è Mario Suriano di Area, ma comunque sarebbe impensabile, alla luce della trattativa oscura che c’è stata su questa promozione, non rivederne alla radice presupposti e conseguenze.

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Mai come adesso, sul Consiglio, ha messo la faccia il presidente Mattarella. Che ha scommesso sulla sua permanenza in vita. Con parole ferme. Perché, rispetto al quadro “sconcertante e inaccettabile” che è emerso, rispetto alle insistenti voci di un possibile autoscioglimento, Mattarella ha seguito la linea della conferma. Per la semplice ragione che far cadere questo Csm avrebbe comportato un nuovo voto con le stesse regole, mentre il Guardasigilli Alfonso Bonafede è in procinto di cambiare tutto proprio per diminuire il peso delle correnti.

Conviene qui riportare integralmente un passaggio del discorso di Mattarella per la sua pregnanza. Quando dice che “ogni decisione sarà guardata con grande attenzione critica e forse con qualche pregiudiziale diffidenza”. E, dice il presidente, “non può sorprendere che sia così e occorre essere ancora più consapevoli del l’esigenza di assoluta trasparenza, di rispetto delle regole stabilite nelle procedure e nelle deliberazioni”. Con l’obiettivo “di far comprendere che la magistratura italiana e il Csm hanno al proprio interno gli anticorpi necessari e sono in grado di assicurare rigore e piena linearità nelle proprie scelte”.

Se il Csm – anche questo Csm – saprà vivere e comportarsi “con disciplina e onore” allora potrà andare avanti, ben sapendo che ha tutti gli occhi degli italiani puntati addosso. A cominciare da quelli del Colle. Infine per la cronaca di questa seduta. Esattamente alle spalle di Mattarella, nella sala circolare intitolata a Bachelet, era seduto il consigliere giuridico Stefano Erbani, tirato in ballo nelle intercettazioni al solo scopo di offuscare la storia professionale di una toga integerrima e nota per la sua durezza. A una poltrona di distanza da Mattarella, intorno al grande circolare, sedeva il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio, finito nelle cronache per via di un suo incontro con Palamara, il cui contenuto è tuttora riservato. Ma Fuzio, in grigio vestito, era lì. Con Mattarella non si sono stretti la mano, almeno di fronte alle telecamere. Allo stesso Csm Fuzio ha chiesto la sospensione cautelare di Palamara dalle funzioni e dallo stipendio.


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