Caso Diciotti, è scontro in Giunta sull’invio delle memorie di Conte e Di Maio al Tribunale dei ministri



Non è solo il duello Grasso-Gasparri quello che tra poche ore andrà in onda nella Giunta per le autorizzazioni del Senato, dove torna in scena in caso Salvini-Diciotti. Non si tratta solo della contrapposizione tecnica tra chi come Grasso – ex procuratore di Palermo e procuratore Antimafia, nonché ex presidente del Senato, che di certo ne sa di diritto – è convinto, codici alla mano, che l’autoaccusa di Conte, Di Maio e Toninelli, vada mandata subito a Catania, e chi all’opposto come Gasparri – il presidente della Giunta, nonché parlamentare di lungo corso con An, con il Pdl, e ora con Forza Italia – sostiene invece la tesi opposta.

Certo il problema esiste, e si tratta di un caso non da poco. Perché, per il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale, un pubblico ufficiale non può sottrarre prove di un processo. Tre testimonianze come quelle di Conte, Di Maio e Toninelli, non solo per la rilevanza dei protagonisti, ma per la posizione strategica che essi hanno avuto nella vicenda, non possono ridursi a semplice pezza di appoggio in aiuto di un presunto colpevole. Nel caso Salvini essere utilizzate come escamotage per ottenere il no della Giunta e poi dell’aula in nome di una ragione politica che “copre” l’avvenuto sequestro dei migranti per cinque giorni. Un mezzo per liberarsi di un’imputazione e del successivo processo.

Ma tant’è. La politica ha l’abilità di vanificare perfino il diritto. M5S, che aveva nel Dna il rispetto del diritto, mostra di piegarsi alle ragioni della politica. Come potrebbe fare proprio oggi nella Giunta del Senato. Perché Grasso insiste con la sua proposta – mandare subito le testimonianze a Catania e poi fermarsi in attesa delle controdeduzioni delle toghe – mentre Gasparri è deciso a bocciarla. E con lui anche M5S. Nonostante a favore di Grasso si sia schierato il dissidente grillino Gregorio De Falco, anche lui convinto che i documenti di Conte, Di Maio e Toninelli vadano subito inviati a Catania.

In verità, lo stesso procuratore etneo Carmelo Zuccaro, che aveva chiesto l’archiviazione di Salvini qualificando il suo come un comportamento politicamente giustificato, avrebbe potuto chiedere le carte depositate in Senato dallo stesso Salvini assieme alla sua memoria. L’obbligatorietà dell’azione penale glielo imporrebbe. Ma la sua voce finora non si è sentita.

Il Pd sarebbe orientato a votare a favore della richiesta di Grasso. M5S avrebbe già deciso di accelerare al massimo i lavori della Giunta, e poi quelli in aula, in modo da mettere la maggiore distanza tra il “no” alla richiesta di autorizzazione del tribunale dei ministri di Catania, che salva il governo, ma rischia di spaccare il partito e compromettere i suoi risultati elettorali. Ma accelerare i tempi serve anche per allontanare il no per Salvini dal voto europeo. E far dimenticare quel no imbarazzante per M5S (basti pensare alle dichiarazioni del presidente della Camera Fico che, in un caso simile, avrebbe chiesto lui stesso di presentarsi davanti ai giudici).         




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