Caso Siri, Arata e Nicastri accusano l’ex sottosegretario: “Gli abbiamo promesso 30 mila euro”


Non c’è più solo un’intercettazione. “Gli do 30.000 euro perché sia chiaro tra di noi. Io ad Armando Siri ve lo dico…”, sussurrava Francesco Paolo Arata, il consulente della Lega per l’energia. Ora, ci sono due supertestimoni che accusano l’ex sottosegretario alle Infrastrutture cacciato dal presidente del Consiglio Conte dopo l’avviso di garanzia per corruzione (mentre il ministro Salvini continua a difenderlo). Sono i soci siciliani di Arata: Vito Nicastri, il “re” dell’eolico ritenuto vicino ai clan, e suo figlio Manlio.

Finiti in carcere il 12 giugno scorso, hanno deciso di svelare le grandi intese che correvano fra Trapani e Roma: in ballo, nel settembre scorso, c’era un emendamento sul mini-eolico che il sottosegretario doveva piazzare per sbloccare tanti finanziamenti. “So che Siri e Arata avevano buoni rapporti”, ha esordito Nicastri junior, che inizialmente aveva qualche titubanza a parlare. Poi, quando gli hanno fatto sentire l’intercettazione di Arata, ha confermato: “C’ero pure io quella sera. Siri non è stato pagato, ma Arata mi disse di avergli promesso 30 mila euro se l’emendamento fosse passato”. E per contestare la corruzione, basta la promessa.

L’8 luglio, il procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo e il sostituto Mario Palazzi sono a Palermo per sentire anche Vito Nicastri: “All’epoca stavo in carcere, era mio figlio che parlava con Arata. E mio figlio mi ha detto che Arata avrebbe fatto un regalo a Siri se l’emendamento fosse passato. Un regalo che ritengo fosse quantificabile in 30 mila euro. Arata non disdegnava di pagare. Come anche io”. Il “re” dell’eolico ha raccontato di tangenti anche ad alcuni funzionari della Regione Siciliana per sbloccare le pratiche. Pure questo avevano già svelato le intercettazioni della Dia di Trapani. Ora, il “re” dell’eolico aggiunge: “Arata mi chiese di creare provviste in contanti”. Fondi neri per le mazzette.

Dunque, Siri, l’amico romano. Per i pm, il caso è definito. Proprio grazie alle testimonianze dei Nicastri, che giovedì saranno sentiti dalla gip Emanuela Attura in incidente probatorio, che è una sorta di anticipazione del processo, serve a cristallizzare le prove. Un passaggio delicato che arriva in una settimana cruciale per il governo. Mentre sul caso Siri, lo scontro fra Lega ed M5S continua ad avere toni accesi: le ultime polemiche, una settimana fa, per la presenza dell’ex sottosegretario accanto a Salvini nell’incontro al Viminale con imprese e sindacati. Intanto, annunciano battaglia i legali di Siri e Arata, Fabio Pinelli e Gaetano Scalise, che puntano a smontare l’attendibilità dei Nicastri (difesi dagli avvocati Sebastiano Dara e Giovanni Di Benedetto). Ma il verbale di Vito è molto dettagliato.

Il “re” dell’eolico racconta di quando perse un milione di euro “per una modifica della legge sugli incentivi”. E di quando si aprirono nuove inaspettate prospettive, con l’avvio della società (occulta) con Arata. Era il 2015. “Provò a fare pressioni sul ministero dello Sviluppo Economico, quando c’era Calenda, conosceva una funzionaria – precisa Nicastri – ma senza risultati”. Poi, Arata iniziò a “presentarsi come responsabile della Lega per le rinnovabili”. Le intercettazioni disposte dalla procura di Palermo attorno a Nicastri disegnano un percorso di favori: Siri piazzò nel programma del governo Lega-Cinque Stelle un capitolo sul biometano che tanto stava a cuore alla coppia Arata-Nicastri. Poi, Arata sponsorizzò Siri per la nomina a sottosegretario. Il 10 settembre, a Castellammare, Arata disse al figlio Paolo e al figlio di Nicastri: “L’emendamento passa”. E ancora: “Siri ci lavora un secondo per guadagnare trentamila euro”. Poi, però, l’emendamento non passò per l’opposizione dei M5S.
 


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