Caso Siri, M5S: “Il sottosegretario si deve dimettere”


ROMA – È vero, “ci sono tensioni” sul caso Siri, il sottosegretario leghista ai Trasporti (le deleghe gli sono state ritirate), indagato per corruzione. Ma “il governo va avanti”, ammette il vicepremier Luigi Di Maio, intervistato da Rtl 102.5. La Lega non molla e pretende che Siri resti al governo? “Anche noi non molliamo”, ribatte Di Maio. “E la stragrande maggioranza degli italiani condivide la posizione del Movimento Cinque Stelle, visto che si parla di corruzione e mafia. Non si può pensare di restare sottosegretario in queste condizioni. Ho piena fiducia nel premier Conte, troverà una soluzione. E anche Salvini farà la scelta giusta”.

Lapsus. D’altro canto, “anche molti parlamentari della Lega mi chiedono le dimissioni di Salvini”, dice Di Maio inciampando in un lapsus. “Intendevo Siri, non penso che i parlamentari leghisti possano chiedermi le dimissioni di Salvini”, ci scherza su. Poi torna serio: “La linea del M5S rimane la stessa: chiediamo a Siri di lasciare, perché indagato per corruzione in un’inchiesta che coinvolge anche mafiosi. È una questione morale. Se poi verrà giudicato innocente, tornerà a fare il sottosegretario”.

Autonomie. Il caso Siri non è il solo motivo di attrito tra alleati di governo. La Lega preme per formalizzare le autonomie territoriali chieste, dopo i referendum dello scorso anno, da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. I governatori leghisti Fontana e Zaia insistono perché si arrivi a un testo di legge prima delle elezioni europee. Ma Di Maio non ci sta. “Le autonomie si devono fare assolutamente, ma senza fretta elettorale. Altrimenti si creano solo pasticci, come la revisione del titolo V della Costituzione fatta dalla sinistra. La priorità ora però è il salario minimo orario“.


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