Catalogna, sciopero della fame per due leader indipendentisti in carcere


Il tweet è accompagnato dall’immagine di un bicchiere d’acqua: così Jordi Sànchez e Jordi Turull, due dei più importanti leader indipendentisti incarcerati, hanno annunciato l’inizio di uno sciopero della fame dalla prigione catalana di Lledoners. Una protesta a tempo “indefinito” – niente cibo, solo liquidi – per «scuotere le coscienze» mentre si avvicina la data di avvio del processo in cui, dal prossimo mese di gennaio, tutto il gruppo dirigente secessionista dovrà rispondere davanti al Tribunale supremo della pesantissima accusa di “ribellione”, per la quale la procura ha già chiesto condanne fino a 25 anni di reclusione.

Sànchez e Turull, entrambi candidati nei mesi scorsi alla carica di presidente regionale (poi assegnata a Quim Torra, anche lui fedelissimo dell’ex leader Carles Puigdemont, che dal suo quartier generale di Waterloo, in Belgio, continua a muovere le fila del movimento), hanno spiegato la loro azione con l’intento di sollecitare una decisione del Tribunale supremo sui numerosi ricorsi da loro presentati negli ultimi mesi. Finché l’Alta Corte non si esprime – fosse pure respingendone le richieste – diventa impossibile il ricorso al quale tengono di più, quello davanti al Tribunale europeo dei diritti dell’uomo: qui sperano di poter ottenere protezione ritenendo violati i loro diritti fondamentali, dal momento che hanno già circa trascorso un anno in stato di carcerazione preventiva.

Proprio ieri, per la prima volta, i sette dirigenti indipendentisti detenuti a Lledoners, sono comparsi insieme in una foto dall’organizzazione Ómnium Cultural. In “violazione delle regole interne”, ha fatto sapere la direzione del carcere. Da Madrid, il governo centrale guidato da Pedro Sánchez ha reagito alla notizia dello sciopero della fame di Sànchez e Turull  assicurando che “avranno un processo giusto”, tanto loro come gli altri leader separatisti, primo fra tutti l’ex vice-presidente della Generalitat catalana, Oriol Junqueras, per il quale la procura chiede la condanna più alta. Non è escluso tuttavia che, nel caso in cui venissero comminate pene troppo severe, l’esecutivo socialista possa concedere l’indulto ai politici catalani per favorire una soluzione politica della crisi.


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Mario Calabresi
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