Centrosinistra, in Puglia Emiliano tende la mano ai dissidenti: “Pronto a discutere su tutto”



Sull’agenda politica del governatore pugliese Michele Emiliano ci sono due date segnate in evidenza: il 10 febbraio a Polignano a Mare per un saluto all’assemblea regionale dei Verdi, il 20 febbraio a Bari, hotel Excelsior, per partecipare alla presentazione di Sicurezza è libertà. Terrorismo e immigrazione: contro la fabbrica della paura, il libro di Marco Minniti.

Con l’autore ci sarà anche Nicola Zingaretti, in corsa alle primarie per la segreteria nazionale del Pd. Al momento resta libera la casella del 23 febbraio, la data della convention delle associazioni e dei movimenti mobilitati da ‘La Giusta Causa’ di Michele Laforgia per osteggiare le primarie-lampo (appena sospese dal tavolo del centrosinistra) e abbozzare nuove idee per la prossima legislatura regionale 2020-2025. Potrebbe anche farci una comparsata se, in queste due settimane, quella reunion laforgiana perdesse la connotazione antiemilianista.

“La frattura si deve ricomporre. La sinistra ha bisogno di unità, perché siamo già pochi in partenza, quindi se ci dividiamo è chiaro che questa impresa è impossibile”, ha detto Emiliano, commentando la decisione del tavolo del centrosinistra pugliese di sospendere le primarie del 24 febbraio con l’obiettivo di “ricucire con le altre forze di sinistra”.

“Andiamo verso l’unità, vogliamo discutere del programma? Discutiamo del programma, siamo felicissimi, ma bisogna sbrigarsi, chiarirsi le idee in fretta, non c’è da perdere tempo”, ha detto Emiliano tra un convegno medico in Fiera e l’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico regionale della Puglia. “È indispensabile premette Emiliano – dedicare questo ultimo anno, con pazienza, al lavoro e alla presentazione dei risultati dell’amministrazione”.

Insomma, il governatore non ammetterà mai il bicchiere mezzo vuoto ma il bicchiere quasi pieno perché – ripete come un mantra – “siamo la prima Regione nella spesa dei fondi euorpei in Italia e tra le prime tre in Europa”. Conti a posto, tanto a posto da sfidare il nuovo lombardo-veneto leghista sul terreno dell’autonomia rafforzata. La richiesta della pre-intesa con il governo per contrattare trasferimento dei budget delle 23 materie è sulla sua scrivania ma non è più tra i dossier urgenti. Anzi, è probabile che invece di prendere la strada di Roma finiscano direttamente nel cassetto.

Contro la sua intraprendenza federalista, c’è un fuoco “amico” di sbarramento contro cui non vuole fare barricate. Dalla Cgil alla fronda interna al Pd che vede in Fabiano Amati il più attento oppositore. Ai suoi collaboratori riferisce che il tema “non è nel programma” ed è utile in questa fase “sminare ogni pretesto”. La sfida sul programma si gioca soprattutto su tre fronti: Ilva, Tap e ciclo dei rifiuti. Emiliano non smette i panni del Davide contro i Golia.

È su quei dossier che la coalizione dovrà misurare la capacità di ri-unirsi. Su siderurgico, gasdotto e discariche, si gioca una partita delicata con i “poteri forti” che si insinuano in modo trasversale nel sistema politico e partitico della Puglia. Dopo aver resettato lo scontro sulle primarie, vuole provare a dare segnali distensivi. Ai suoi, dopo il faccia faccia con il segretario del Pd regionale Marco Lacarra, avrebbe confidato una necessità: far capire che non vuole chiudere l’Ilva, impedire la realizzazione del Tap come non vuole far fuori i privati dal ciclo dei rifiuti ma che si può fare tutto “rispettando le leggi e la linea politica della Regione”.

Per questa via pensa di disinnescare definitivamente quell’asse che ha visto, definendolo “complotto”, tra Nichi Vendola e Matteo Renzi con la mediazione del senatore Dario Stefàno, esponente del Pd renziano e ideatore di quella Puglia in più che diserta il tavolo del centrosinistra insieme a Sinistra Italiana. “Il mio progetto – sussurra Emiliano – è creare un’area civica di supporto al Pd”, un fronte democratico che sappia legare l’estrema sinistra a un “centro avanzato”, dopo la disarticolazione del centrodestra.

Una sorta di “Comitato di liberazione nazionale dai populismi”. Un cantiere aperto che negli ultimi giorni ha visto il dinamismo di Emiliano impegnato a discuterne con il sindaco di Napoli Luigi De Magistris a pranzo al circolo della vela in una chiacchierata durante la quale l’ex magistrato partenopeo non ha gradito soltanto gli spaghetti all’assassina suggeriti dal goverrnatore. Le questioni ambientali hanno anche dato sostanza a una videoconferenza con Bruxelles organizzata dall’eurodeputata pugliese di “Altra Europa” in cui si discuteva del mare di Puglia e dei conflitti ambientali con le presenze ingombranti come Ilva, Tap e trivelle. Così come ha suggellato un patto, per ora istituzionale, con i sindaci di Italia in Comune, per sottolineare “una notevole coincidenza programmatica a partire da questa battaglia contro le diseguaglianze e in difesa delle buone amministrazioni che guidano i comuni pugliesi”.

L’allargamento è un cantiere aperto perché anche un 5% in meno alle elezioni del 2020 può essere fatale. Può darsi che alla fine le primarie non si facciano affatto ma se – come teme Emiliano – alla fine spunterà un candidato a sinistra, questa si trasformerà in una partita a perdere. A fargli perdere il secondo mandato da governatore. Un “lusso” che la Puglia non può permettersi in presenza di una Lega in crescita. E a chi gli chiede perché non abbia impugnato il decreto Salvini sulla sicurezza, come molti suoi colleghi, rispolvera i suoi studi giuridici: “Non gli faccio il favore di vedermi bocciato il ricorso sul conflitto di attribuzione con le Regioni, preferisco sostenere i cittadini che saranno penalizzati da quelle norme”.

Gioca d’astuzia pur rischiando politicamente qualche critica interna. Come sulla norma regionale che aveva reso più onoreso di 20 euro a tonnellata i rifiuti conferiti in Puglia da fuori regione come compensazione ambientale: il governo Conte l’ha impugnata, pare, su suggerimento leghista. Emiliano ha aggiunto un posto al tavolo dei suoi nemici.


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