Ciclismo, Giro d’Italia: la vittoria inutile di Viviani. Scorrettezza: la terza tappa è di Gaviria


“Ackermann è partito lungo e ho sfruttato la sua ruota, dispiace per il contatto con Moschetti perché ho sentito che ci siamo toccati con la scarpa: per me era il momento di uscire, è una bella vittoria e sono felicissimo, è bello vincere col tricolore addosso al Giro”. Nelle parole di Viviani, una volta tagliato il traguado da trionfatore, c’è la gioia per la vittoria ed una inconscia preoccupazione per quello che accadrà di lì a poco. Già, Moschetti: il campione d’Italia nel rettilineo finale è lanciato verso la vittoria, ma nella foga della volata cambia traiettoria in maniera troppo repentina e danneggia il collega.

La giuria non fa sconti: retrocesso, effetto domino sulla classifica di giornata. La vittoria va a Gaviria, che precede Demare e Ackermann. Un vero peccato per due motivi. Il primo: Viviani avrebbe probabilmente vinto lo stesso, lo dimostra la faccia di Gaviria quando riceve il bacio delle miss. Tetra, conscia del fatto di non aver meritato. “Non si può essere felici quando ad un uomo amico succede questo (nella scorsa stagione erano compagni di squadra, ndr). Per me Elia non ha sbagliato nulla, è un grande corridore e vincere così a me non piace”. Il secondo motivo: il buon Moschetti dava la sensazione di andarsi a prendere un podio niente male per un giovane come lui.

 


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