Ciclismo, Mondiali: van der Poel, Alaphilippe e Sagan favoriti. Curiosità Evenepoel. L’Italia ci prova con Trentin


L’urlo impressionante della gente di Varese che accompagna la fucilata di Alessandro Ballan. Era il 2008, il trionfo, poi più nulla: neanche lo straccio di un podio. L’Italia dei professionisti cercherà di interrompere ad Harrogate, nel Regno Unito, la sua lunghissima astinenza da medaglie mondiali. Lo farà cercando una grande prestazione da dedicare a Felice Gimondi, che proprio domani avrebbe compiuto 77 anni. Davide Cassani, che a parte i buoni risultati agli Europei sta ancora cercando gloria da ct, si affida principalmente a Matteo Trentin (designato capitano), apparso in gran forma al Matteotti e capace di vincere in situazioni dove la qualità conta (basta citare la bella tappa conquistata all’ultimo Tour de France). Le altre velleità azzurre sono di Sonny Colbrelli e, magari con una azione fantasiosa, a Diego Ulissi. Sono i tre azzurri più adatti ad un percorso che, come dimostrato anche dalla corsa degli Under 23 vinta da Samuele Battistella, non è facile da interpretare.

Si parte da Leeds, 187 km in linea fino ad arrivare ad Harrogate. In pratica la prima tappa del Tour de France 2014, quello di Nibali: quel giorno vinse allo sprint Marcel Kittel, il tedesco che recentemente si è stufato della fatica ed ha detto basta. Stavolta però, se sprint sarà, potrà esserlo solamente a ranghi assai ridotti. A parte il vento e il maltempo, da non sottovalutare neanche nel tratto in linea, ad Harrogate la muscia cambia: c’è anche il circuito finale, 14 km da ripetere sette volte. Un continuo saliscendi, tante curve, asfalto indisioso, un km abbondante di salita poco dopo la parte centrale (punta massima del 10%) ed un finale con 200 metri all’8% e 300 al 3%. Insomma, ci sono tutti i presupposti per la classica gara ad eliminazione, tenuto conto anche della lunghezza. 285 km, la seconda gara più lunga stagionale dopo la Milano-Sanremo. Per trovare un Mondiale così esteso bisogna tornare indietro di 43 anni, a Ostuni nel 1976, con Moser battuto dal belga Mertens in volata. E proprio nella nazionale del Belgio c’è una delle maggiori attrazioni del Mondiale: Remco Evenepoel ha 19 anni, ma quando nelle sue latitudini vengono scomodati alias come il piccolo cannibale – quello grande, Eddy Merckx, non ha certo bisogno di presentazioni – non c’è casualità. Dalla sua ha l’argento nella crono, una condizione invidiabile, tanta personalità ed una squadra capitanata da uno che la sa lunga come Philippe Gilbert.

Il favorito degli addetti ai lavori è comunque un altro, uno che il ciclismo lo ha nel dna: Mathieu Van der Poel, figlio ma soprattutto nipote d’arte. Il nonno infatti è il leggendario Raymound Poulidor, che il Mondiale lo avvicinò nel 1974, quando dovette ripiegare sull’argento, respinto nel finale dal Cannibale, quello grande…  Nonno francese, ma van der Poel corre per l’Olanda, altra nazione che in fatto di astinenza non scherza: ultimo tulipano a vincere, nel 1985, il quasi quarantenne Joop Zoetemelk. Ma a parte i nomi fatti, c’è molto altro: inutile fare il solito elenco, indichiamo altri quattro uomini. Due favoriti come Peter Sagan e Julian Alaphilippe, entrambi con la doppia opzione: possono vincere sia con la volata a ranghi ridotti che con una azione solitaria di forza. Un usato sicuro come Alejandro Valverde, che nelle corse di un giorno è un cliente perfido per tutti. E poi quella che potrebbe essere la sorpresa, l’uomo che rompe gli schemi: le modalità con la quali si è imposto nel Memorial Pantani e nella Coppa Sabatini fanno del kazako Alexey Lutsenko un uomo da prendere con le molle.


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Carlo Verdelli
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