Cina, il governo cinese ordina lo stop all'”editing genetico”


PECHINO – Una “palese violazione della legge”. E un passo oltre “il confine dell’etica e della moralità”. Dopo la scomunica comunità scientifica e dei cittadini cinesi, anche il governo di Pechino condanna gli esperimenti di He Jiankui, il ricercatore che sostiene di aver modificato il Dna di due embrioni da cui qualche settimana fa sono nate due gemelline, Lulu e Nana, e di un terzo ancora nella fase iniziale della gravidanza. Giovedì il vice ministro degli Esteri Xu Nanping ha annunciato di aver ordinato all’equipe che sta conducendo la ricerca di fermarsi; una indagine è stata aperta su He. La modificazione genetica di embrioni destinati alla procreazione assistita è vietata in Cina addirittura dal 2003. “È scioccante è inaccettabile”, ha detto il ministro alla televisione di Stato.

L’intervento delle autorità era scontato, viste le violente reazioni scatenate dall’annuncio. Lunedì, con un video pubblicato su Youtube, He Jiankui ha spiegato di aver utilizzato la tecnica Crispr-Cas9 per alterare il Dna di alcuni embrioni e immunizzare così i bebé da una serie di malattie infettive tra cui l’Hiv. Se ciò fosse vero, Lulu e Nana, pseudonimi per difendere la loro privacy, sarebbero i esseri umani modificati geneticamente, un momento epocale nella storia della specie e dalle conseguenze etiche enormi. He però non ha pubblicato i risultati della sua ricerca su nessuna rivista scientifica. Mercoledì a un convegno di genetisti a Hong Kong si è scusato dando la colpa a una fuga di notizie, spiegando che il materiale è in fase di revisione. Allo stesso tempo ha difeso il proprio esperimento, spiegando che il suo scopo è la cura di malattie e non il miglioramento genetico, aggiungendo che un’altra delle otto coppie si cui è stato condotto (e a cui sarebbe stato fatto firmare un consenso informato) è nelle primissime fasi di gravidanza.

Secondo le ricostruzioni di stampa e le dichiarazioni dello stesso ricercatore, He avrebbe condotto l’esperimento in solitaria, autofinanziandosi all’inizio e poi utilizzando i fondi dell’ateneo di cui è professore associato, l’Università di Scienza e Tecnologia di Shenzhen, ma senza avvertire le istituzioni accademiche. Lunedì un gruppo di 122 scienziati cinesi ha rilasciato una dichiarazione definendo le sue azioni “folli e un enorme colpo alla reputazione e allo sviluppo della scienza cinese”. Le conseguenze della “chirurgia genetica” sugli esseri umani sono infatti un enorme punto di domanda. Oltre al gene obiettivo, il timore è che possano verificarsi delle mutazioni non previste, tali da creare dei problemi ai bambini. Mutazioni che potrebbero emergere anche in età adulta, o addirittura in generazioni successive.


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Mario Calabresi
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