Cnel, “Italia in ritardo strutturale sulle politiche attive”


MILANO – Mentre il governo finisce l’elaborazione del Reddito di cittadinanza, un documento del Cnel fotografa la situazione del sostegno al lavoro in Italia in modo e indirettamente fa capire quanto sia ardua la strada per dispiegare in poco tempo lo strumento sul territorio. 

In attesa dei rinforzi di personale e con il miliardo destinato al potenziamento dei Centri per l’impiego, il documento di osservazioni e proposte su “Povertà, disuguaglinze e inclusione” registra il “fortissimo ritardo” dell’Italia nell’azione di contrasto alla povertà e si ferma a riflettere sull’ultimo Rei, prossimo al pensionamento anticipato con il nuovo strumento del governo gialloverde. Il Cnel ripercorre i fatti che riguardano la crisi, durante la quale “la dinamica della spesa socio-assistenziale, invece di segnare un incremento, ha registrato nel periodo 2013/2017 una tendenziale stagnazione, pur se con andamenti altalenanti” e “si è andata riducendo in particolare nella componente più importante del welfare territoriale e dei servizi”.

“Tra i fattori che determinano la maggiore incidenza della povertà nelle famiglie con figli minori – segnala il Cnel – ci sono l’insufficienza e la frammentazione di prestazioni e servizi pubblici a sostegno dei figli, che siano capaci di favorire la piena occupazione dei genitori, in particolar modo delle donne. Sono necessarie pertanto politiche di conciliazione tra lavoro e responsabilità familiari che intervengano in maniera coordinata su congedi e permessi, sull’organizzazione del lavoro, su istituti innovativi disciplinati dalla contrattazione collettiva e, soprattutto, sul sistema dei servizi all’infanzia, che risultano ancora scarsamente diffusi”.

Radiografando la rete pubblica dei servizi per il lavoro, ovvero quella struttura di base (da potenziare) sulla quale si dovrà innestare il Rdc, il Cnel dice che “è composta da 501 Centri per l’impiego principali, da cui dipendono ulteriori 51 sedi secondarie e 288 sedi distaccate o sportelli territoriali”. Secondo il Consiglio, “il ritardo strutturale nell’infrastruttura pubblica delle politiche attive è certificato dai dati relativi all’elevato rapporto tra operatori e persone in cerca di occupazione, un rapporto ostativo di un’adeguata presa in carico”. Dalla tabella pubblicata, emerge che in media ci sono 801 persone in cerca di lavoro o come forza lavoro potenziale per addetto ai Centri per l’impiego, un rapporto che sale a 922 al Sud. Inoltre, in attesa delle novità, le risorse sono rimaste scarse: “La spesa pubblica destinata a finanziarie i servizi per il mercato del lavoro in percentuale del PIL, nel 2015, è stata dello 0,04%, rispetto allo 0,36% della Germania e lo 0,25% della Francia, in termine di spesa per disoccupato e forza lavoro potenziale, in Germania la spesa è stata di circa 3.700 euro pro-capite, in Francia di circa 1.300 euro, in Italia di circa 100”.


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Mario Calabresi
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