come proteggere la vista al lavoro – Repubblica.it



Dopo un periodo di relax estivo, con lo sguardo rivolto verso il mare e l’orizzonte, siamo tornati alla vita di tutti i giorni. La maggioranza degli italiani è rientrato in ufficio o sui banchi di scuola, con la solita routine quotidiana e gli occhi sempre incollati ad uno schermo, che sia computer, tablet o smartphone. Con l’aiuto di Matteo Piovella, presidente della Società Oftalmologica Italiana, vediamo come tornare al lavoro e allo studio proteggendo gli occhi.

Stimoli digitali che affaticano la vista  

Ogni giorno i nostri occhi rispondono a migliaia di stimoli digitali. Secondo una ricerca condotta da Captain Cook Research per conto di Hoya – azienda giapponese nel settore delle lenti da vista – ogni giorno tra utilizzo di smartphone, computer, tablet, tv e altri dispositivi, la maggior parte delle persone trascorre in media 8-10 ore (con picchi fino a 15 ore) guardando schermi a distanza ravvicinata (il 33% da 3 a 5 ore, il 32% da 6 a 9 ore e il 28% oltre le 10 ore). La prolungata esposizione agli schermi digitali è accentuata dalla pratica sempre più diffusa di utilizzare contemporaneamente più dispositivi: smartphone e portatile (64%), smartphone e pc (56%), smartphone e tablet (50%). Una consuetudine che, tra continue messe a fuoco e cambi di intensità della luce, richiede costanti e rapidi adattamenti visivi, causando il cosiddetto stress accomodativo.

Dal panorama estivo al computer
Il passaggio dall’aria aperta al chiuso è piuttosto impegnativo anche per gli occhi: “Di solito in vacanza siamo meno stressati e anche la vista è impegnata solo a vedere cose belle”, esordisce Piovella che spiega: “Invece, quando si guarda un computer gli occhi funzionano in modo differente perché lo sguardo resta a lungo fisso sullo schermo o su altri dispositivi”. Come reagiscono i nostri occhi ai continui stimoli digitali? I sintomi più frequenti sono irritazione degli occhi per la visione prolungata di schermi retroilluminati e secchezza oculare causata dalla scarsa lubrificazione dovuta al ridotto ammiccamento. “Molte persone avvertono anche una riduzione della sensibilità al contrasto quindi hanno bisogno di più luce per vedere, ma per fortuna oggi la tecnologia ci aiuta a risolvere questo problema perché basta andare sulle impostazioni di luminosità e contrasto per regolarle in modo tale che risultino meno faticose per la vista”, spiega Piovella.
 

Palpebre come tergicristalli

Quando guardiamo una persona – senza rendercene conto – apriamo e chiudiamo le palbebre. Si tratta dell’ammiccamento che avviene con molta frequenza. “Le palpebre si comportano come dei tergicristalli che spalmano il lubrificante naturalmente presente nell’occhio”, prosegue l’oculista. “Ma quando lavoriamo al computer i nostri occhi fissano sempre un punto e quindi l’ammiccamento si riduce di tre volte e specie se si lavora per molte ore di seguito il disagio può essere forte perché quando l’occhio resta aperto a lungo l’evaporazione aumenta e fa diminuire la lubrificazione”.

Luce blu e possibili danni alla retina

Stare tante ore al computer o su altri dispositivi può danneggiare anche la retina accelerando l’insorgenza di maculopatie? La questione non è ancora del tutto chiara. Secondo i ricercatori dell’Università di Toledo è possibile. Loro hanno scoperto il meccanismo che conduce alla morte dei fotorecettori della retina che ci consentono di vedere: la luce blu trasformerebbe una molecola chiamata retinale, indispensabile per la vista, in un killer cellulare.Ma l’American Academy of Ophtalmology (Aao), l’organizzazione no-profit che rappresenta gli oftalmologi statunitensi, è intervenuta in merito chiarendo che l’esperimento non riproduce ciò che realmente avviene nell’occhio umano perché le cellule testate nello studio sono esposte alla luce in laboratorio, dunque non come avviene quando si sta naturalmente sotto la luce del sole o al computer. Proprio per questo, secondo gli oftalmologi americani da questa ricerca non si può trarre la conclusione che la luce degli schermi faccia male.

Le precauzioni per lavorare senza stressare gli occhi

Visto che non possiamo evitare di lavorare (e i ragazzi di studiare), quali precauzioni adottare? “E’ buona abitudine utilizzare dei lubrificanti al bisogno ma anche controllare che il luogo in cui lavoriamo non abbia un ambiente troppo secco dovuto ad un eccesso di calore quando saranno accesi i termosifoni o di aria condizionata ora che fa ancora caldo”, suggerisce Piovella. A volte può essere utile mettere in ufficio un piccolo umidificatore perché rende l’ambiente più sano e confortevole anche per la vista.

Allenare gli occhi per mantenerli in buona salute

Il fatto è che ad un certo punto dovremmo concederci delle pause durante il lavoro e non tirare a lungo per ore ed ore: “Lo prevede anche la legge 626 sulla sicurezza del lavoro: basterebbe fare altro e staccarsi per almeno 10-15 minuti dal computer”, dice l’esperto. Naturalmente il tempo di pausa andrà personalizzato anche in base alle condizioni della vista e alla presenza di altri eventuali disturbi. “E’ un po’ come andare in palestra per mantenere una buona forma fisica: allo stesso modo cerchiamo di ‘allenare’ gli occhi per mantenerli in buona salute”.

Il check up della vista: mai online

La ripresa dell’attività lavorativa e della scuola può essere un’occasione utile per fare un check up dall’oculista: “E’ bene fare dei controlli adeguati per verificare le condizioni dell’occhio e anche per farsi consigliare eventualmente il tipo di lubrificante più adatto alle proprie esigenze oppure degli occhiali cosiddetti riposanti”, suggerisce l’esperto. La visita oculistica andrebbe programmata, specie in presenza di problemi specifici come miopia o cataratta: “La visita oculistica è l’unica prestazione medica che fa prevenzione, diagnosi precoce, prescrizione e cura nello stesso momento. Questo è un grande impegno per il medico ed è necessario diffondere la cultura della prevenzione anche dei disturbi della vista”, fa notare Piovella. Spesso, invece, quando ci sono dei disturbi lievi la gente se li porta dietro sopportandoli e rimandando sempre un controllo: “Ma gli occhi sono delicati e quando ci sono dei disturbi è bene farsi vedere dal medico”, avverte l’esperto che mette in guardia anche dai check up online sempre più diffusi: “E’ come voler risolvere un problema di ortopedia andando in un negozio di scarpe: sono strumenti inaffidabili soprattutto perché non c’è un medico che si prende la responsabilità della diagnosi”.
 


http://www.repubblica.it/rss/salute/rss2.0.xml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *