Consiglio dei ministri, Conte pronto a revocare Siri. Salvini rilancia sulla flat tax


È il giorno della resa dei conti fra M5S e Lega sul caso Siri, il sottosegretario leghista indagato per corruzione. Questa mattina, nel consiglio dei ministri previsto per le 9.45, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte proporrà la revoca di Armando Siri. Difficilmente si adrà alla conta, a meno che non lo chieda esplicitamente la Lega per mettere a verbale la sua opposizione alle dimissioni. Quasi sicuramente il premier si limiterà ad acquisire i pareri dei ministri, che comunque sono in maggioranza cinquestelle.

In ogni caso, a meno di colpi di scena dell’ultima ora, il governo non cadrà per questo. Anche se nulla, probabilmente, sarà più come prima. Luigi Di Maio e Matteo Salvini si avviano a Palazzo Chigi armati fino ai denti. I cinquestelle e Conte si assumeranno la responsabilità delle dimissioni, è il muro alzato dal vicepremier leghista. Che va oltre, e parla di “evidente spaccatura” con il M5S “non solo sul caso Siri”. E alza il tiro annunciando di voler porre sul tavolo della riunione flat tax e autonomia. E riproponendo il tema dei cantieri, tre dossier con cui vuole diversificare i toni dello scontro. Tant’è che fonti del governo M5S rilanciano: “La Lega vuole rompere, lo sbloccacantieri può essere un pretesto, e sulla flat tax fa becera propaganda”.

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Sta di fatto che il capo del governo, come ha ripetuto più volte, ritiene il caso Siri chiuso. Ovvero, ritiene la revoca ormai cosa fatta, con un’appendice: il voto in Cdm sulla proposta di revoca non é né necessario né vincolante. La legge prevede che la proposta arrivi dal presidente del Consiglio di concerto con il ministro competente, “sentito” il Cdm.

Di certo, le inchieste lombarde (che riguardano soprattutto Forza Italia) e calabresi (con il coinvolgimento del presidente della Regione Mario Oliverio del Pd) danno il là a Di Maio e al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, per una conferenza stampa durissima sul tema della corruzione e della ‘questione morale’. “Redimetevi, Tangentopoli non è finita”, sono le parole con cui Di Maio, ritornando alle battaglie delle origini, si rivolge a Pd, FI e soprattutto alla Lega.

 


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