consumatori contro “Ricarica +” di Tim – Repubblica.it


Ricordate quando si spendevano 15 euro per ricaricare il cellulare di 10? Secondo alcune associazioni di consumatori il gestore Tim sta provando a reintrodurre lo stesso principio, seppure in tono minore. È dal 2007, infatti, che i costi di ricarica sono stati aboliti, in una delle lenzuolate di liberalizzazioni volute dall’allora ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani.

Diverse associazioni di consumatori hanno fatto sapere di aver ricevuto molte segnalazioni di utenti Tim che, convinti di aver acquistato ricariche da 5 e 10 euro al bar, in tabaccheria o in edicola, si sono poi accorti di aver incrementato il credito rispettivamente di 4 e di 9 euro. Quell’euro, visto inizialmente come una commissione ingiustificata, è in realtà il costo di un’offerta (Ricarica +) che prevede internet e minuti illimitati per 24 ore più la partecipazione a un concorso per vincere smartphone, tablet e ricariche ogni mese.

Il problema è che a questi utenti non l’ha detto nessuno: hanno aderito a un’offerta in modo inconsapevole. E questo, spiega Adiconsum, accade soprattutto per i canali di acquisto tradizionali: “In tabaccherie, edicole e bar non è possibile scegliere di eliminare l’attivazione dell’offerta Ricarica+ e acquistare una ricarica standard intera, pertanto l’utente non ha alternative e subisce, se non correttamente informato, l’attivazione di un servizio senza averlo scelto”. Molti clienti, dice Unc in una nota, “inoltre hanno chiesto spiegazioni al servizio clienti della Tim, senza ricevere tuttavia risposte chiare”.

Proprio intorno a questo argomento si è sviluppato un incontro a fine giugno tra la Tim e cinque associazioni (Adiconsum, Adoc, Cittadinanzattiva, Confconsumatori e Federconsumatori). E proprio in risposta alle perplessità delle associazioni l’azienda ha spiegato, a Repubblica, di aver “già messo in campo tutte le azioni volte a garantire la massima trasparenza nella scelta di acquisto da parte del cliente dell'”Offerta Ricarica +” presso tutti canali di vendita, ed in particolare tabaccai e giornalai”.

Azioni che si sono concretizzate in tre iniziative: il cambio del nome in “Offerta Ricarica +” in modo che il cliente possa riconoscere da subito la differenza con una normale ricarica; nuovo materiale informativo “che dovrà essere esposto nei punti vendita – a cura dell’esercente – in modo da garantire al cliente una maggiore trasparenza e un acquisto consapevole”. Come rete di emergenza la compagnia ha promesso il rimborso di 1 euro a chi ritiene di non essere stato informato in modo esaustivo.

Azioni ritenute però insufficienti dalle cinque associazioni: “Questa policy si ripercuote sulla fascia più debole e abitudinaria dei consumatori, in particolare quelli di età avanzata che spesso hanno scarsa dimestichezza con gli strumenti tecnologici. Da questa prospettiva la possibilità di chiedere un rimborso attraverso il servizio clienti appare non tanto come il riconoscimento di un diritto, quanto una sorta di ‘premio di consolazione’ da parte dell’azienda”. L’Unione Nazionale Consumatori ha chiesto ad Antitrust di aprire un’istruttoria per verificare eventuali pratiche commerciali scorrette.

A fine giugno Adiconsum aveva lanciato un sondaggio online per verificare quanto il problema fosse sentito dai clienti Tim. Dalle circa 200 risposte ottenuto è emerso che il 40% delle persone non si era neanche accorto del balzello da un euro, dovuto a Ricarica +; l’88% del campione afferma di non essere stato informato dall’esercente sull’effettiva ricarica che acquistano e tutti (il 99%) sono contrari alla modalità imposta da Tim di trattenere un euro per avere giga illimitati nelle successive 24 ore.

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Babà Napoli

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