Crisi Pernigotti, la carta della Regione: creiamo una coop dei dipendenti


Primo colpo di scena. Venerdì sera. Un messaggio di posta certificata. La proprietà turca della Pernigotti annuncia alla cooperativa Spes che non firmerà il contratto di cessione del ramo di attività per la produzione di torrone e cioccolatini. La “doccia fredda”, come la definisce il presidente di Spes Antonio Di Donna, ” è arrivata dopo settimane di intense trattative che erano ormai arrivate alla fase finale. Diciamo che mancavano solo le firme ” . Del resto l’accordo avrebbe dovuto essere concluso entro il 30 settembre, lunedì.

A far saltare tutto, in realtà, sarebbe stata la divergenza tra i turchi e la società Emendatori che avrebbe dovuto rilevare la produzione di gelato dello stabilimento di Novi Ligure. Ora tornano a rischio le prospettive dei 150 dipendenti dello stabilimento. L’incontro al ministero per trovare una soluzione ad una situazione diventata improvvisamente difficile è fissato per mercoledì a Roma, alla sede del Ministero per lo sviluppo economico. Secondo colpo di scena. Ieri l’assessore regionale al lavoro Elena Chiorino contatta la Spes. Insieme al presidente Cirio lancia l’idea di un sistema di “Workers buyout “. Grazie alla legge Marcora i dipendenti della fabbrica di Novi Ligure potranno associarsi in cooperativa e rilevare una quota della società che rileverà la fabbrica. Spes è d’accordo. Si attendono sviluppi nelle prossime ore. Mercoledì a Roma la scelta decisiva.
Il giorno dopo, nella stessa stanza del ministero, arriveranno le delegazioni dei dipendenti della Embraco, l’altra azienda piemontese che rischia in queste ore di non veder ripartire la produzione. Qui il piano di rilancio prevede l’intervento del gruppo Ventures che dovrebbe garantire una produzione diversificata, dai robot alle biciclette. Ma dopo molti mesi dei 417 operai ne sono rientrati al lavoro meno della metà. Non mancano le commesse quanto i capitali indispensabili per far ripartire la produzione. La Regione Piemonte si è attivata per cercare l’appoggio degli istituti bancari. Bisogna fare in fretta. Perché se ne è già andata metà delle ore di cassa integrazione a disposizione per favorire il rilancio industriale della fabbrica e la formazione professionle dei dipendenti. Il piano di rientro in produzione sta però andando a rilento e non sta rispettando i tempi previsti dagli accordi.

In pochi giorni sono tornate in discussione le prospettive di quasi 600 lavoratori piemontesi e delle loro famiglie. Ora sembra tutto da rifare. Con qualche spiraglio di soluzione.


http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml

Babà Napoli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *