Dagli euromissili al Russiagate, le ragioni dietro al no di Trump all’incontro con Putin


NEW YORK. Rischia di evocare il teatro dell’assurdo, “Aspettando Godot” di Samuel Becket, questo incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin: sempre annunciato e sempre rinviato. Fece eccezione Helsinki a luglio. Ma l’appuntamento nella capitale finlandese doveva essere l’inizio di un disgelo che non c’è stato.

Trump ci ha provato almeno due volte a ri-programmare il summit bilaterale. La prima fu inviando un invito per una visita ufficiale di Putin a Washington: sono mancate le condizioni. La seconda volta doveva essere alle celebrazioni di Parigi per il centesimo anniversario dalla fine della Seconda guerra mondiale. Saltato anche quell’incontro.

La scusa ufficiale fu che Trump e Putin non volevano mettere in ombra il padrone di casa, Emmanuel Macron, né eclissare con un loro duetto la solenne occasione. Un gesto di riguardo che non è del tutto tipico di Trump. Nel frattempo ben altri problemi erano maturati nella sostanza.

Il Pentagono ha denunciato ripetute violazioni da parte russa sul trattato che limita gli ordigni nucleari montati su missili a gettata intermedia (detti anche “euromissili” perché dalla Russia possono raggiungere l’Europa occidentale).

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Il trattato venne firmato da Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov nel 1987 e segnò uno dei passaggi fondamentali verso la fine della guerra fredda e un parziale disarmo dei due blocchi avversari. La denuncia delle violazioni russe risale già all’Amministrazione Obama. Ma è sotto Trump che Washington è pronta a fare un gesto duro: uscire dal trattato e lanciare a sua volta un riarmo nucleare per rispondere a quello russo.

Infine, ma stavolta da parte di Mosca, visto quel che è accaduto in Ucraina non sembra che Putin abbia agevolato un incontro con Trump a Buenos Aires. La motivazione ufficiale della cancellazione è proprio questa: il presidente degli Stati Uniti non ci sta a incontrare il suo omologo russo finché sono detenuti i 20 marinai ucraini catturati illegalmente negli scontri dei giorni scorsi.

Sta ai cremlinologi decifrare le intenzioni di Putin e perché abbia deciso di provocare l’Occidente proprio a ridosso del G20. Voleva mettere alla prova le reazioni? Sondare la coesione del fronte Usa-Ue? Per adesso incassa solo la cancellazione del bilaterale con Trump che avrebbe potuto essergli utile.

Infine c’è un retroscena tutto interno alla politica americana. È di queste ore un’altra tappa del Russiagate, l’indagine di Robert Mueller ha una nuova testimonianza a carico di Trump sulla pista della collusione coi russi nella campagna elettorale del 2016. Forse non è del tutto sgradito a Trump dover cancellare l’incontro con Putin per la crisi ucraina.

Se quell’incontro ci fosse stato, al termine troppe domande dei giornalisti americani rischiavano di concentrarsi proprio sull’inchiesta giudiziaria e i sospetti di collusione. 


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Mario Calabresi
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