Dal 2 giugno a Venezia, rissa M5S-Lega. Salvini: “Se qualcuno vuole litigare, torniamo al voto”


Hanno litigato su tutto, per l’intera giornata: dalla festa della Repubblica all’incidente di Venezia. A indicare lo stato dei rapporti tra Cinquestelle e Lega sono le parole pronunciate, all’ora del tramonto, da Matteo Salvini: “Se mi danno una mano a fare le cose vado avanti come un treno, se qualcuno ha voglia di litigare torniamo da voi e mi dite cosa fare, perchè non abbiamo tempo da perdere”. Insomma, il ministro dell’Interno evoca esplicitamente il ritorno alle urne. Come una minaccia, forse mai così concreta come nelle ultime ore. 

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Lo fa parlando dal palco di un comizio a Nettuno, dove il 9 giugno si voterà per i ballottaggi. Ancora una volta con il rosario tra le mani: “Andrò in Europa a ricordare a qualcuno che sulle radici cristiane non si scherza e non si gioca”, dice tra l’altro. Ma è chiaro che il livello di irritazione – per il leader leghista – è altissimo.

Di sicuro Salvini ha dato un grosso contributo alla polemica. “Mi risulta che una soluzione per evitare problemi come quello dell’incidente tra le navi a Venezia era stata elaborata già dall’anno scorso, con l’allargamento di un canale e una parte delle navi a Porto Marghera, ma tutto ciò è bloccato da mesi perché è arrivato un ‘no’ da un ministero romano, e non è un ministero della Lega”, ha detto. Insomma, l’incidente – che ha provocato quattro feriti – sarebbe colpa dei 5Stelle.

Il tavolo istituzionale sul passaggio delle grandi navi a Venezia è da tempo in corso: i ministri interessati, oltre Danilo Toninelli, sono Sergio Costa all’Ambiente e Alberto Bonisoli ai Beni Culturali. Tutti M5S o di area. A stretto giro fonti del M5S hanno replicato a Salvini: “Non serve fare annunci, serve fare la cose e risolvere i problemi. Se la Lega ha un piano per risolvere tutto domani lo presenti, non siamo gelosi, e se è buono lo portiamo avanti”.

E scende in campo Alberto Bonisoli: “Oggi tutti stanno dicendo che non vogliono che le Grandi Navi passino per il canale della Giudecca.
Anche quelli che hanno fatto ricorso al Tar contro il vincolo del Mibac a tutela di Venezia. Per coerenza, gli stessi ora ritirino il ricorso. Basta ipocrisia, si azioni concrete”.

Nel tweet il ministro non fa nomi, ma il riferimento sembra essere a quanto è accaduto un paio di mesi fa – alla fine di marzo – quando prima il Comune di Venezia (guidato da una giunta di centrodestra) poi l’Autorità portuale annunciarono l’intenzione di ricorrere al Tar contro i tre provvedimenti del suo ministero che istituiscono l’interesse culturale relativamente al Canal Grande, al Bacino e Canale di San Marco e al Canale della Giudecca. Ci si mette anche il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che attacca: “La responsabilità è di Toninelli”.

Ma lo scontro che ha fatto più rumore, perché andato in scena durante la parata del 2 giugno, è quello tra il presidente della Camera Roberto Fico e Matteo Salvini. Con il primo che ha dedicato la festa anche a rom e migranti.

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E il secondo che ha replicato: “Per me è la festa degli italiani”. Per poi, con il solito linguaggio, chiosare: “Sono parole che mi fanno girare le scatole”.

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D’altra parte il presidente della Camera ha anche difeso la ministra Elisabetta Trenta, nel mirino della Lega e del ministro Salvini negli ultimi giorni (e non solo). Fico ha definito “strumentali” le polemiche sulla gestione della Difesa.

Certo lo showdown Salvini-Fico non ha fatto piacere a Luigi Di Maio, che ha provato a mediare: “È la festa di tutti”. E forse le parole del presidente della Camera vanno lette anche alla luce delle divisioni sempre più nette, all’interno dei 5Stelle, sul futuro del governo.

Ma di sicuro un responso sulla tenuta dell’esecutivo si avrà nelle prossime ore: domani, l’attesissimo discorso del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che potrebbe evocare la minaccia delle dimissioni. E poi, mercoledì prossimo, la replica della Commissione Ue alla lettera del governo sui conti. L’avvio di una procedura d’infrazione potrebbe rendere il futuro del governo ancora più accidentato.

 




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