Dal baule della nonna alla rete globale: l’App del vintage spopola – Repubblica.it



Nel baule della nonna ha trovato l’idea che le ha cambiato la vita. Il vintage autentico, fatto di oggetti, abiti, elementi di arredo e di accessori rari, iconici, di qualità, con minimo venti anni d’età, è diventato il suo business. L’impresa creata da Francesca Tonelli con il marito, il giornalista Raffaello Bolognesi, si chiama Vintag, è una srl costituita nel luglio 2016 con i primi nove soci, oggi ne ha tre di più. La start up ha generato un’app per vendere e comprare on line. Tonelli, chief operating officer, founder e socia al 60 per cento, ne cura la parte operativa, dalla gestione della community al controllo delle attività tecniche, si occupa della grafica e della comunicazione e trasforma le richieste dei suoi utenti in base per le compravendite.

“In una casa di mia nonna ho trovato i suoi vestiti della domenica, gli abiti buoni e tutte le cose che lei aveva conservato: scarpe, borse, gioielli. Da lì mi sono messa a cercare attraverso le fotografie, i marchi degli indumenti, prodotti particolari in epoche particolari. Parlo di oggetti di culto, non dell’usato generico. Ho capito che mancava un luogo per comprare e vendere vintage doc, perché tutto veniva messo in un calderone invece di valorizzare articoli di qualità per lavorazione e tessuto che non può avere il vestito di Zara”.

Il progetto di fare impresa si delinea quando, a causa della malattia che colpisce il marito, Francesca Tonelli decide di lasciare la casa di campagna e di trasferirsi al centro di Bologna, città in cui è nata nel 1982.

“In quel periodo lavoravo per un market place generalista. Raffaello si è ammalato di tumore e mi sono presa una pausa da tutto. Ma ci siamo promessi che quando lui fosse guarito ci saremmo dedicati a questa attività”. Le migliori previsioni si sono realizzate e il progetto Vintag ha iniziato il suo cammino.

Il go live ufficiale c’è stato nel giugno 2017. “Siamo partiti con 100 mila euro, io e gli altri soci. Fashion Technology Accelerator, hub internazionale che promuove l’innovazione digitale e tecnologica nel settore della moda, del lusso e del retail con sede a Milano e nella Silicon Valley, è entrato in società nel febbraio 2018.Tre mesi dopo è arrivato Hatcher +, venture capital con base Singapore che ha scelto Vintag come suo primo investimento assoluto in Italia. A febbraio di quest’anno si è associato al gruppo Piquadro spa, azienda specializzata in borse e gadget da lavoro quotata in Borsa e proprietaria dei marchi Piquadro, Lancel e The Bridge. Con il suo patron Marco Palmieri è stato accordo da subito. “Una collaborazione la nostra che va oltre un investimento finanziario. Per noi del team Vintag significa potere fare leva sulla sua esperienza, sulla sua conoscenza e sulle sue capacità di grande imprenditore. E c’è una sintonia di territorio, di cultura, di approccio al fare e di valori di fondo come quelli dell’economia circolare”. Palmieri venne contattato con la proposta che a chiunque vendesse una borsa The Bridge su Vintag, loro avrebbero regalato lo sconto del 20 per cento per acquistarne una nuova. Gli acquirenti di una The Bridge vintage hanno invece avuto in regalo il restauro della borsa stessa.

La prossima new entry sarà Finvin, società nata per raccogliere gli investimenti di Business Angel e investitori della rete di Doorway platform e Unipol Banca.
Ragioneria, poi studi universitari di Giurisprudenza, “mi mancherebbero sei esami alla laurea”, Francesca Tonelli in tempi precedenti aveva un’ambizione precisa: “volevo entrare nella polizia, in particolare nei Ris di Parma”. Gli studi cambiano però la prospettiva, “mi sono appassionata di legislazione, dei meccanismi che sottostanno all’attività di promuovere leggi da parte del Parlamento”.

Durante l’università Tonelli si dà da fare, cassiera e commessa nei supermercati, e per cinque anni anche assistente di un consigliere della Regione Emilia Romagna. “Mi ero specializzata in campagne elettorali, ma non era proprio quel che volevo”. Dalla politica alla moda, in un’azienda, Tezuk che produceva costumi da bagno. “Nel 2010 ho lanciato tutta la parte social, Fb, Instagram, e ho capito l’importanza dei social media per le aziende. Come si fidelizzano i clienti”. Infine passa alla Federazione regionale degli architetti, “non riuscivo a stare ferma, organizzavo le squadre dei tecnici che eseguivano i sopralluoghi dopo il terremoto del 2012 in Emilia Romagna”.

Ma è soltanto un’altra tappa di avvicinamento a quello che sarebbe diventato il lavoro d’elezione. “Ho messo insieme tutte le mie esperienze lavorative molto eterogenee, il mio interesse per la moda e il vintage. A oggi contiamo più di 25 mila utenti, e questo senza un minimo di marketing, soltanto con il passaparola. Inizieremo un’attività di promozione e per finanziarla contiamo su Doorway. Stimiamo di avere il primo Ebitda positivo nel 2021”. Vintag ha 75 mila prodotti in vendita: l’articolo meno costoso è un bottone da un euro, tra quelli di maggior valore ci sono un furgoncino Fiat anni Settanta da 48mila euro, pezzi curiosi e unici come lampade industriali rimesse a nuovo, insegne anni Quaranta e oggetti iconici come flipper o juke box anni Cinquanta, una Vespa anni Sessanta e una Chevrolet Camaro del 1979. “Non abbiamo magazzino, sono gli articoli di coloro a cui diamo la possibilità di iscriversi e di immettersi con le loro proposte sul canale di vendita”.
L’applicazione funziona in stile Instagram. Una persona carica un oggetto in vendita, e un team interno a Vintag controlla che sia autentico, per garantire la massima sicurezza nelle negoziazioni. Se tutte le informazioni sono positive, l’articolo rimane in rete, se ci sono dubbi Vintag compie un supplemento di indagine e in caso di necessità, lo cancella”. La società ha più di cento competitor, anche Ebay lo è, ma sono per lo più canali generalisti. La forza di Vintag invece è la specializzazione. “Vogliamo diventare punto di riferimento per il vintage originale. Anche quello che potremmo riconoscere tra 20 anni come tale. Per esempio una borsa Chanel, brand iconico, che avrà valore sul mercato”.

Per far girare l’app sul web, Francesca Tonelli e i suoi soci hanno deciso di abbandonare i grandi colossi come Amazon e Aruba e puntare sull’eccellenza italiana. A partire dal mese di giugno, tutta Vintag si muove su un Data Center Green a emissioni zero (certificato) del Sud Europa, che si trova in provincia di Bologna, a Castel San Pietro Terme, creato da un gruppo di imprenditori che credono nel valore della sostenibilità. “La caratteristica principale di un abito, di un accessorio o di un oggetto d’annata è proprio il valore che progressivamente ha acquisito nel tempo per le sue doti di irriproducibilità. È ciò che in passato ha rappresentato una generazione e un’epoca diventando oggetto cult di quel tempo”.

Vintag di Tonelli è un mondo dove migliaia di persone ogni giorno condividono la passione per il gusto di ciò che non è più di moda. Un luogo dove incontrare collezionisti, artisti, designer, creativi o più semplicemente uomini e donne che amano lo stile e la qualità dei tempi trascorsi. “Riscoprire e fare rivivere schegge di epoche lontane è stato il faro che ci ha guidato fin dal primo giorno. Disperdere le eccellenze passate è un errore che il mondo di oggi non può permettersi. Per noi questo stile è etico e sostenibile, è sinonimo di minor produzione e dunque di meno sprechi e inquinamento. Sicuramente niente è più green del prolungare la durata di utilizzo e del dare una seconda possibilità a un oggetto che qualcun altro non usa più”.

Ad andare per la maggiore su questo mercato sono l’abbigliamento e gli accessori femminili. La Birkin di Hermès da 28 mila euro, i mobili di design, come le lampade anni Settanta di Achille Castiglioni o i tavoli di Alvar Aalto. “Il prezzo lo fa il venditore. Se vediamo che ci sono richieste non coerenti, possiamo suggerire. Abbiamo una community che dialoga al suo interno e che ci segnala prezzi troppo alti o troppo bassi. Se una borsa di Chanel che vale cinquemila euro viene messa in vendita a 500 euro, c’è qualcosa che non va”.

L’obiettivo dell’imprenditrice è raggiungere i 100mila utenti nel prossimo anno. “Vogliamo consolidare la nostra leadership nel mercato italiano e dalla metà del 2020 aprirci alle piazze europee. L’app è già in italiano e in inglese, abbiamo circa 2000 clienti stranieri, dalla Nuova Zelanda al Giappone, dall’Argentina agli Usa, ma ovviamente il passaparola deve varcare i confini nazionali. Dobbiamo farci conoscere, presentarci e far capire agli utenti che si possono fidare di noi. Per molti versi ci stiamo già riuscendo, dobbiamo iniziare a consolidarci anche nei loro mercati. La nostra forza è che trattiamo prodotti unici, potenzialmente cercati in tutto il mondo. Il fatto che marchi come Fendi e Ferragamo, l’ultimo è Carrera, abbiano già iniziato a comprare esemplari che mancavano al loro archivio attraverso la nostra piattaforma, ci dice che stiamo andando nella direzione giusta. I brand credono nella nostra formula. Da noi scoprono cose che non si trovano altrove. Anche store specializzati in vintage vendono da noi, abbiamo circa 3000 utenti tra negozi e partite Iva”.

L’imprenditrice e il marito, ceo dell’azienda, sono tornati a vivere in campagna, “ormai sappiamo di non poter avere dei figli, vediamo un po’ di verde, siamo usciti dal caos. Non abbiamo ancora veri uffici. I nostri collaboratori lavorano da casa, tra programmatori, grafici, chi si occupa di marketing, in più tutti quelli della community che si occupano di seguire i sociali network e grazie alle nuove tecnologie, lavorano da tutta Italia e anche dall’estero, Berlino, Udine, Napoli”.
Da buona leader, Tonelli si descrive riflessiva, calma, curiosa, “credo di essere brava a fare gruppo, riesco a coinvolgere. Studio molto il vintage, moda, design, programmazione, comunicazione, faccio dei corsi. In questa esperienza ci siamo un po’ buttati, bisognava farlo, andare oltre, sennò non si parte mai. Sono stata testarda e ho guardato avanti anche quando ci dicevano che questa cosa non avrebbe funzionato”.

Nel tempo libero passeggia con il marito e il cane Bond, come James, preso dal canile; legge un po’ di tutto, molti gialli, i libri di storia, quelli di Montanelli sull’Italia. Trascura lo sport, pur essendo stata in gioventù un’atleta, “giocavo a pallavolo a livello agonistico”, si dedica al tennis, “però con molta calma”. Viaggi tanti, Usa, Vietnam Tailandia, Bali, molta Europa. “Da un paio d’anni siamo un po’ fermi, dobbiamo essere sempre essere sul pezzo per il lavoro. Il nostro sogno è prendere un furgoncino, vintage s’intende, e girare per l’Europa con il cane, non ce la sentiamo di metterlo nella stiva di un aereo”.

Amici pochi ma buoni, tanti conoscenti, “non sono solitaria, mi piace molto stare in compagnia. La malattia ha segnato la nostra vita, c’è un prima e un dopo: ho scremato molto, è in certi momenti che si capisce chi è vicino e chi no. Dalla nostra parte c’è stata la fortuna che abbiamo avuto e la bravura dei medici. A novembre 2018 mio marito è stato dichiarato guarito e del brutto momento passato siamo riusciti a fare un’opportunità. Sono arrivata a capire cosa volevo fare della mia vita, smettere di lavorare solo per altri e creare qualcosa di mio. Invece di piangere, mi sono rimboccata le maniche. Lui poteva mettere la sua esperienza di giornalista e io la mia di market place. I miei genitori mi hanno aiutato, ho un fratello più grande di me di nove anni. Ce l’ho fatta a partire grazie a loro, non hanno ancora ben capito che lavoro faccio, però mi danno fiducia: è una bella famiglia”.

Vintage e rock. “Mi piace cantare e amo i tatuaggi, ne ho una decina. La fissazione però è la musica rock straniera e vado ai concerti. Il mio idolo è Bruce Springsteen, sono andata a sentirlo fino in Kansas”.


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Babà Napoli

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