Dalla superconsulenza per la Moratti a UnoMattina: la carriera di Roberto Poletti, il biografo di Salvini


In Parlamento ci era arrivato nel 2006, come deputato – indipendente – della Federazione dei Verdi-Sole che ride: ma a Roberto Poletti, giornalista classe 1971, il verde che è sempre piaciuto di più è quello leghista, tanto da essere anche stato direttore di Radio Padania. Adesso Poletti approda alla conduzione di UnoMattina. In quota Lega, naturalmente, visto che il filo diretto che negli anni, dalle avventure quasi corsare di Milano a Roma, ha mantenuto con Matteo Salvini. Anche se a lui, al Capitano, non ha mai dedicato lo stesso impegno giornalistico che, nove anni fa, dedicava a Letizia Moratti, all’epoca sindaca di Milano.

Di Moratti il giornalista Poletti diventò, nello scorcio di campagna elettorale per la rielezione (mancata), l’ombra in ogni occasione pubblica: con un lungo impermeabile di pelle nera e gli occhiali da sole alla Matrix, seguiva donna Letizia ovunque, per darle indicazioni su come muoversi e cosa fare nei mercati, sui tram, nei centri anziani. Indicazioni di regia: perchè Poletti era stato nominato direttore di ‘Milano 2015’ il canale sul digitale terrestre sostenuto dall’associazione ‘Milano Fuori dal Comune’ (onlus vicina alla Moratti nata per la campagna elettorale) sul quale le immagini della sindaca ripresa nella sua ‘quotidianità’ erano protagoniste. E quindi: Moratti con i vigili, Moratti con gli operatori ecologici dell’Amsa, Moratti nei mercati, per cercare di guadagnare un’immagine di familiarità con i milanesi che non aveva mai avuto.

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Un incarico che assorbiva molto Poletti, oltre a quello di consulente del presidente del consiglio regionale, il leghista Davide Boni, di conduttore di una trasmissione su Antenna 3 in cui uno degli argomenti preferiti erano i rom. Eppure un lavoro, ben remunerato, ce l’aveva, e sempre grazie alla sindaca Moratti: consulente per lo sviluppo dei media di Atm, la società dei trasporti milanesi allora guidata da Elio Catania, uomo vicino a Moratti e a Berlusconi. Che, senza fare una piega, aveva firmato uno stipendio di 160mila euro l’anno per la superconsulenza di Poletti. Peccato che in azienda il giornalista si vedesse poco, tra i mugugni di chi sapeva che il suo vero ruolo era accanto alla sindaca, con l’altro fidato uomo Red Ronnie. Dopo le elezioni del 2011 e la sconfitta di Moratti, il nuovo sindaco Giuliano Pisapia si liberò velocemente e senza troppi complimenti di Elio Catania, e il contratto di Poletti non fu rinnovato. Poco male, forse, per lui: perché da Atm Poletti fece il salto nel carrozzone delle consulenze di Trenord, con un compenso di oltre 100mila euro l’annui sempre come consulente.

Un’altra parentesi dietro le quinte, prima di tornare in tv su Rete4. E prima di scrivere, nel 2015, quel suo libro – “Salvini&Salvini – Il Matteo-Pensiero dall’A alla Z” – che forse adesso ha fatto la sua (nuova) fortuna.

 


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