Degenerazione maculare senile, terapie sempre più personalizzate con meno iniezioni


PARIGI – Terapie sempre ‘su misura’ anche per chi soffre di degenerazione maculare senile, una malattia che rappresenta la principale causa di cecità e che colpisce in Italia circa un milione di persone soprattutto dopo i 65 anni di età con 50.000 nuovi casi ogni anno della forma essudativa. Questa patologia si cura con iniezioni fatte nell’occhio una volta al mese per due anni con un peso psicologico e pratico che grava sia sui pazienti, che sui care-giver e i medici. Ora – dal Congresso EuRetina che si chiude oggi a Parigi con la partecipazione di oltre cinquemila specialisti da tutta Europa  – arrivano nuovi dati che permetteranno di ‘dosare’ il regime di cura in base alla gravità della malattia consentendo così di ridurre il numero di iniezioni da fare. 

Che cos’è la degenerazione maculare senile  

La degenerazione maculare legata all’età (Dmlesi manifesta con una perdita del visus al centro del campo visivo o con una distorsione delle immagini, che costituiscono il sintomo premonitore più importante. Il processo – spiega Edoardo Midena, docente di malattie dell’apparato visivo presso l’Università di Padova e direttore della Clinica oculistica dell’Azienda ospedaliera di Padova – è irreversibile e la maggior parte dei pazienti con Dmle essudativa non trattata va incontro a una progressione, fino a una grave perdita visiva dell’occhio colpito entro due anni dalla diagnosi.  

Come si cura  

La terapia per la forma essudativa negli ultimi 20 anni ha registrato notevoli progressi, con la scoperta di farmaci ad azione mirata sul Vegf, fattori di crescita dell’endotelio vascolare che inducono lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni favorendo l’insorgenza della degenerazione maculare essudativa. “L’attuale standard terapeutico per il trattamento di questa patologia  prosegue Midena – è la terapia anti-Vegf somministrata mediante iniezione intravitreale che consente non solo di prevenire la perdita visiva ma anche di aumentare l’acuità visiva attraverso somministrazioni mensili. Ma il carico di questo regime per i pazienti risulta gravoso e scarsamente applicabile nella pratica clinica. Perciò si è avvertita la necessità di una terapia anti-Vegf che coniugasse guadagni ottimali in termini di acuità visiva con un regime posologico più funzionale nella vita di tutti i giorni”. 

La Rubrica – Fai la tua domanda all’oculista 

Da 12 a tre iniezioni nel secondo anno di terapia  

Gli specialisti riuniti al congresso hanno coniato il termine ‘Treat and Extend‘ per indicare un regime di trattamento che, dopo un determinato numero di dosi iniziali, consente ai medici di ‘aggiustare’ l’intervallo fra le iniezioni – allungandolo gradualmente o accorciandolo  a seconda delle necessità di ciascun paziente, ossia in base al livello di attività della malattia. Lo studio Aries presentato a19° Congresso della Società Europea degli Specialisti della Retina ha consolidato questo nuovo approccio terapeutico. Nello studio, i pazienti hanno ricevuto un’iniezione mensile di aflibercept per tre dosi consecutive, seguite da un’iniezione a un intervallo di otto settimane: “Dopo la dose da carico nel primo anno – spiega Midena – i medici hanno iniziato ad allungare la distanza tra un trattamento e l’altro. In un gruppo di pazienti dopo le prime tre iniezioni mensili sono passati ad un trattamento ogni due mesi, mentre in un altro gruppo di pazienti l’intervallo tra un’iniezione e l’altra è iniziato dopo un anno. Ma alla fine si è constatato che il risultato sulla capacità visiva non cambia”.  

 

Infatti, oltre la metà dei pazienti ha avuto un allungamento degli intervalli fra le iniezioni di 12 settimane o più, e un terzo dei soggetti ha raggiunto un intervallo di 16 settimane. Questo significa che è possibile ridurre il numero delle iniezioni anche prima senza dover necessariamente attendere un anno come si fa attualmente e – cosa ancora più interessante – che alcuni pazienti potrebbero avere necessità di sole tre iniezioni nel secondo anno di terapia. 

Lo studio Altair 

Questo approccio terapeutico ha già dimostrato la propria efficacia nella degenerazione maculare senile essudativa nello studio Altair, i cui risultati hanno portato all’approvazione di questo regime di somministrazione di aflibercept in Europa e in numerosi altri Paesi. In questo studio, alla settimana 96, l’intervallo fra un’iniezione e la successiva era stato almeno di 12 settimane nel 60% dei pazienti e di 16 settimane in più del 40% dei pazienti, mantenendo buoni risultati in termini di guadagni visivi.  

 

 

 


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Carlo Verdelli
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