Dermatite atopica: estate da incubo per milioni di italiani alle prese con il prurito


L’ESTATE non è sempre sinonimo di relax. Anzi. Per chi soffre di dermatite atopica e orticaria, per esempio, caldo, sudore e acqua di mare peggiorano il sintomo principale e più fastidioso: il prurito. Causa per due pazienti su tre di notti in bianco, di assenze dal lavoro per via dell’eccessiva stanchezza, di limitazioni nella vita quotidiana. Queste due patologie sono al centro dei lavori del congresso nazionale della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (Siaaic) in corso a Milano fino al 29 giugno.

“In estate il prurito tende a diventare più insistente in una quota di pazienti e così, nonostante tendenzialmente la bella stagione faccia regredire le lesioni cutanee, i pazienti con dermatite atopica possono trovarsi a vivere con molto disagio la bella stagione”, spiega Mario Di Gioacchino, vicepresidente Siaaic e direttore UO di Allergologia Policlinico Universitario di Chieti. L’estate è anche la stagione in  cui aumenta il consumo di alimenti che possono provocare orticaria come pesche, fragole o vini che contengono solfiti. Non si tratta di allergia, ma di una predisposizione che viene attivata da fattori esterni in seguito a cui pomfi, prurito e gonfiore si ripresentano improvvisamente e spontaneamente: una spada di Damocle che compromette molto la qualità di vita e che si manifesta nelle donne nel doppio dei casi rispetto agli uomini, con un’incidenza maggiore fra i 20 e i 40 anni. Nel pieno della vita sociale, affettiva e lavorativa: anche per questo il costo complessivo della malattia è molto elevato e i pazienti lamentano disagi e sofferenze sul lavoro, nelle relazioni sociali, a scuola.

Cosa fare per alleviare il prurito  

Per chi soffre di orticaria è importante fare delle docce fresche con acqua dolce subito dopo i bagni in mare, ripararsi con cappelli e magliette quando il sole è particolarmente intenso e fare attenzione alla dieta, evitando ciò che ci si accorge può scatenare il prurito. “L’importante infatti è fare una diagnosi corretta: l’orticaria acuta, che si manifesta con un prurito molto intenso e pomfi arrossati, passa da sola in qualche ora o si risolve facilmente con gli antistaminici o con brevissime terapie con cortisonici”, spiega Gianenrico Senna, Presidente Eletto SIAAIC. “Va fatta attenzione però se sono interessate le mucose, perché quando si gonfiano in modo anomalo quelle delle prime vie respiratorie c’è il rischio di un edema della glottide. È perciò opportuno capire che cosa scatena la reazione, se certi alimenti, farmaci o il sole”. Le docce frequenti possono invece essere dannose per chi soffre di dermatite atopica perché la pelle è tipicamente molto secca e presenta delle lesioni. “Piuttosto è appropriato un bagno di 10-15 minuti a una temperatura confortevole, assicurandosi che le lesioni siano del tutto sommerse. L’applicazione regolare e accurata di detergenti e idratanti adeguati può migliorare la secchezza cutanea tipica del soggetto atopico, alleviando il prurito e ripristinando la funzione di barriera della cute”, afferma Eustachio Nettis, Vicepresidente Siaaic e allergologo del Centro di Riferimento Regionale per le malattie allergiche e immunologiche dell’Azienda Ospedaliera Policlinico di Bari.

I farmaci per i casi più gravi

Sono almeno 8000 gli italiani adulti con una dermatite atopica moderata o grave che non trovano sollievo dalle terapie locali: infatti, solo il 15% di questi pazienti è soddisfatto del trattamento. “Per chi ha lesioni particolarmente severe in gran parte del corpo, in particolare in zone visibili, come viso e arti, o molto sensibili come l’area genitale, è indicato l’uso di dulipumab”, riprende Di Gioacchino. “Un farmaco che sta modificando radicalmente la qualità di vita dei casi più difficili, comportando spesso anche un miglioramento dei sintomi relativi alle malattie atopiche associate (asma bronchiale, rinite, poliposi nasale). Purtroppo il farmaco non è ancora utilizzato largamente: solo una modesta percentuale dei circa 7000 pazienti che potrebbero averlo lo assume”.

I trattamenti più innovativi

La Siaaic lancia anche un altro appello, relativo al trattamento più innovativo per l’orticaria, omalizumab. I pazienti più gravi oggi possono assumerlo per 6 mesi, sospenderlo per due e poi, se l’orticaria ricompare, riprenderlo per 5. “Il Servizio Sanitario Nazionale non rimborsa oltre e quindi i casi veramente gravi, che non passano, sono costretti a ritornare ai precedenti trattamenti con scarso controllo della malattia con tutti i disagi che ne conseguono. Alcuni pazienti che ne hanno la possibilità sono costretti ad acquistare di tasca propria il farmaco, a un costo di circa 500 euro al mese che può essere insostenibile per molti”, dice Di Gioacchino. In molti altri Paesi europei il farmaco è rimborsato senza queste limitazioni e ora, rispondendo alle richieste delle associazioni di pazienti e della Siaaic, AIFA sta decidendo se estendere la rimborsabilità. “Dobbiamo ricordare che i costi diretti e indiretti della patologia sono molto alti, una terapia risolutiva che annulli anche i costi connessi agli effetti collaterali dei cortisonici è perciò un’arma irrinunciabile: oggi meno della metà dei pazienti che sarebbero candidabili al biologico riceve la cura, l’obiettivo è riuscire a estenderla a tutti coloro che potrebbero trarne giovamento senza costringere i malati a pagarla da soli creando inique disuguaglianze di accesso alla terapia”, conclude Di Gioacchino.

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