Di Maio si fa giudicare su Rousseau: “Riorganizzare il Movimento”. Ma non tutti sono con lui


Il voto online per confermare o meno la leadership di Luigi Di Maio è partito stamattina e sulla piattaforma Rousseau si potrà votare fino alle 20, al netto dei malfunzionamenti del sistema. All’indomani della riunione dei parlamentari cinquestelle sulla sconfitta alle europee, in un post sul blog delle Stelle Di Maio ricorda agli iscritti di votare e rassicura sull’unità interna al Movimento: “Alessandro Di Battista è un fratello e un compagno di viaggio, così come lo è Roberto e lo sono molti altri”, afferma. E aggiunge: “Ieri abbiamo ritrovato lo spirito, sebbene non avessimo mai perso la forza, né il coraggio – dice Di Maio – Ci siamo detti che ora è importante fare uno scatto, trovare un’organizzazione più adeguata, dare più spazio e ascolto ai territori, ultimamente abbandonati. E di questo mi scuso ancora una volta personalmente. Sono io per primo che me ne assumo le responsabilità”.

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Ma nel M5s non tutti sono allineati. Questa mattina, nella trasmissione Circo Massimo in onda su Radio Capital, la deputata pentastellata Carla Ruocco ha sottolineato come “il problema è che il Movimento 5 stelle ha sempre detto che anche un doppio incarico fa deconcentrare rispetto all’incarico principale. Qui ce ne sono quattro. Secondo me è più che normale e legittimo, in un momento in cui il Paese è in difficoltà, chiedersi se sia opportuno che una sola persona concentri tutti questi incarichi, anche alla luce di un risultato elettorale che ha visto deluse 6 milioni di persone. Secondo me non lo è”.
 
Netta la posizione anche della senatrice dissidente Elena Fattori, che già ieri aveva rimarcato come Di Maio “non è Berlinguer. Se vuoi trasformare un movimento in un partito verticistico – osserva Fattori – devi almeno avere una classe dirigente di fenomeni. Ed è evidente che il M5s questi fenomeni non ce li ha. Il M5s funzionava perché aveva un’intelligenza collettiva. Se vuoi fare il capo e tenerti due ministeri devi essere una cima: lui a 32 anni non aveva l’esperienza e neppure lo spessore”. E sul voto attraverso la piattaforma Rousseau aggiunge: “Io non voto proprio perché è del tutto inutile. Questo voto è solo un paravento, una trovata comunicata per uscire dall’angolo. Se Luigi voleva fare un passo indietro lo faceva e basta”.  
 
Anche il Pd denuncia che il voto su Rousseau è una farsa, “un finto tribunale di popolo”,  come si legge su Democratica. Al punto che c’è chi fa dell’ironia, come il senatore dem Antonio Misiani che su Twitter scrive: “Inizia sulla piattaforma Rousseau il voto ‘per confermare la fiducia a Luigi Di Maio’. Ecco cosa compare a chi vota ‘no'” e posta l’immagine “Sintax error”.


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