Dopo l’ultimo scandalo arriva la stretta su affidi e case famiglia: ecco cosa cambierà – Repubblica.it


Lo scandalo della Val d’Enza – dove molti bambini sono stati strappati all’amore delle loro famiglie sulla base di false accuse per essere affidati ad altre famiglie che di loro avrebbero realmente abusato – ha contribuito a sollecitare un dibattito che sembrava sopito. Prima della Val d’Enza c’era stato lo scandalo “Veleno, nella bassa modenese; prima ancora i fatti di Biella – finiti col suicidio di papà, zia, nonno e nonna accusati ingiustamente di violenza sessuale – e quelli della comunità il Forteto in Toscana solo per citarne alcuni.

In questi anni la politica non ha potuto spezzare il meccanismo per cui ad assistenti sociali, psicologi e psicoterapeuti – la maggior parte dei quali lavorano in maniera encomiabile – è permesso, nei fatti, di decidere, senza alcuna forma di reale controllo preventivo o successivo, del destino di tanti bambini.

La situazione pare destinata a cambiare radicalmente: è stato presentato in Senato un disegno di legge, ideato dalla Presidente della Commissione Bicamerale per l’Infanzia, Licia Ronzulli, che dovrebbe raddrizzare molte delle attuali storture.

La proposta prevede per la prima volta la possibilità per i genitori di difendersi e di spiegare le proprie posizioni sin dall’inizio del procedimento con cui si chiede l’allontanamento dei loro figli; il bambino avrà un suo rappresentante indipendente e autonomo, il curatore speciale, che potrà rappresentarne gli interessi e le istanze affettive; le indagini degli assistenti sociali dovranno essere ampiamente documentate e, quando possibile, videoregistrate.

In questo modo si vogliono rendere impossibili quelle odiose tecniche, come l’applicazione di elettrodi sulla pelle dei bambini, descritte nelle indagini della Val d’Enza. Le decisioni del Tribunale poi potranno essere appellate (può sembrare strano ma, oggi, non è così) e gli allontanamenti dovranno avere un termine massimo più difficilmente prorogabile.

Il progetto di legge prevede forme rigide di controllo sulle “case famiglia“, mediante l’istituzione di un Osservatorio permanente dotato di poteri ispettivi e di un registro nazionale, così da evitare il ripetersi degli eventi emersi nell’inchiesta del Forteto – per fare un esempio – dove in pochi avevano accesso alle informazioni.

L’Osservatorio avrà anche il compito di stilare un tariffario unico nazionale per i contributi versati alle comunità e alle famiglie affidatarie. Né le une né le altre, infatti, svolgono il loro compito gratuitamente, ma ricevono un importo mensile – spesso sostanzioso e non rendicontato – oggi stabilito nella più assoluta e totale discrezionalità, tale da provocare talvolta fenomeni di corruzione.

Infine, chi ha un interesse, direttamente o tramite propri familiari, nelle case famiglia o nelle comunità per minori non potrà rivestire la carica di giudice onorario al Tribunale per i minorenni. In passato, infatti, sono emersi casi in cui i Giudici hanno disposto l’affidamento dei minori a favore di comunità per cui prestavano consulenza, retribuita, oppure che gestivano direttamente o per interposta persona, con un evidente conflitto d’interessi.

Si tratta di norme di buon senso – pensandoci bene, è assurdo che non siano già oggi legge – che si spera siano approvate molto in fretta, così da impedire che tanti bambini siano ingiustamente strappati all’affetto dei propri genitori in nome dell’ideologia oppure per soddisfare gli appetiti economici di persone senza scrupoli che sino a oggi hanno agito avvantaggiati da una legge sbagliata.

* Avvocato autore de Il Familiarista, portale interdisciplinare in materia di diritto di famiglia di Giuffrè Francis Lefebvre
 


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Babà Napoli

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