Elezioni europee, resa dei conti in Fi, Toti: “Tutti a casa”. Tajani: “Hai fatto campagna contro”



“Ora basta scuse e bugie, tutti a casa e cambiamo davvero per ripartire”. Con queste parole sui social, il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti stamattina ha scoperchiato il vaso di Pandora del malumore dentro Forza Italia. “Stiamo assistendo alla seconda tornata elettorale in meno di un anno in cui il centrodestra stravince, Forza Italia perde. E perde molto”, ha sottolineato dando voce al malumore crescente all’interno del partito di Silvio Berlusconi contro lo “staff” dei fedelissimi di Arcore e Antonio Tajani che ha gestito gli azzurri per la ‘campagna di Bruxelles’: “E’ davvero bizzarro vedere e sentire gente che parla di Forza Italia e poi ha fatto campagna elettorale per altri partiti”.

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Passata la notte elettorale, dati definitivi alla mano, il mancato raggiungimento della soglia del 10 per cento (il conto si è fermato a 8,8), nonostante le oltre 500mila preferenze incassate dal leader Silvio Berlusconi in appena due settimane in tv, fare autocritica e aprire una riflessione interna sul futuro è una necessità. Il risultato raggiunto evita il tracollo, ma fa male lo stesso, scuote big e peones. Non preoccupa più solo la ‘salvinizzazione’ già in atto da tempo, ma l’asse sovranista Lega-Fdi uscito rafforzato proprio dalle europee (il partito della Meloni ha conquistato il 6,8 per cento dei consensi diventando, di fatto, una alternativa a Forza Italia), che insieme ai ‘totiani’ e senza il Cavaliere, punta a diventare il nuovo soggetto politico attrattivo della destra filosalviniana (anche moderata), alternativa al Pd e ai Cinque stelle.

Nel mirino delle critiche: l’assenza di una strategia chiara, di governo e di partito; una campagna elettorale solo ‘contro’ i Cinque stelle, che ha portato consensi a Matteo Salvini; la gestione del partito da parte di Tajani, specialmente per il flop al Centro. Senza contare il ‘fuoco amico’, che ha sottratto voti a tutti, facendo il gioco della coppia Salvini-Meloni.

“Dalle elezioni dello scorso anno – afferma il governatore – chiedo a tutti i dirigenti un’inversione di rotta, un confronto democratico per stabilire la linea politica, apertura alle tante liste civiche di area che non ci votano e non ci voteranno mai più, spazio ai tanti bravi amministratori locali e parlamentari coraggiosi. Risposte? Nessuna. Anzi, peggio – incalza – anche in queste ore ho sentito e letto dirigenti e parlamentari del partito difendere scelte indifendibili. Peggio ancora: accusare chi ha avuto il coraggio di chiedere in questi mesi un cambiamento per evitare lo schianto ampiamente prevedibile”. Insomma, secondo Toti la colpa ormai è chiara a tutti: “E’ di una classe dirigente che ha difeso ad oltranza le proprie poltrone, che ha occhieggiato alla sinistra per far dispetto ai nostri alleati, che ha scelto ancora una volta dall’alto candidature con arbitrio totale, che ha emarginato chiunque avesse l’ardire anche solo di sussurrare che qualcosa non andava”.

“Quella classe dirigente – aggiunge – ha mentito ai nostri militanti, ai nostri elettori, a se stessa e al leader Silvio Berlusconi. Nessuno ha avuto neppure il coraggio di dire al fondatore del partito, che ha condotto una campagna elettorale eroica, che la sua candidatura sarebbe stata un sacrificio inutile (tranne il sottoscritto e qualche amico). Per cinismo e opportunismo un anno è stato consumato con la testa sotto la sabbia, tra menzogne e ipocrisie”.

“E i risultati si vedono – continua il governatore – gli elettori non si imbrogliano impunemente e ieri hanno definitivamente rottamato questo modo di fare politica e questa classe dirigente. Tutti a casa! Poi ricominciamo sulla strada giusta”.

“Presto con tanti amici ci riuniremo in una grande assemblea pubblica dove ognuno potrà dire la sua, senza gradi, mostrine e notabili”, dice il governatore ligure annunciando la prossima azione politica per scrivere il futuro di Forza Italia dopo il risultato delle Europee. “E da lì ripartiamo con gli amici che si sentono di centrodestra, con regole nuove, primarie, partecipazione. Per scrivere insieme il nostro manifesto di libertà, perché serve un’offerta politica nuova. Solo così si salva una storia”.

Ma il presidente del parlamento Ue non ci sta: “Servono soprattuto idee, non è una questione di incarichi, di poltrone”, replica Antonio Tajani. Il vicepresidente azzurro, che ieri ha trascorso la notte elettorale nella sede nazionale di piazza San Lorenzo in Lucina, in stretto contatto telefonico con Arcore, rinvia ogni decisione sul futuro del partito al Comitato di presidenza convocato da Silvio Berlusconi per giovedì, a palazzo Grazioli.

Tajani rivendica le oltre 500mila preferenze ottenute dal Cavaliere che ne blindano la leadership e bacchetta chi rema contro, a cominciare dallo stesso Toti, senza citarne il nome: “Questo voto dimostra che Berlusconi è e resta il leader. E’ davvero bizzarro vedere e sentire gente che parla di Forza Italia e poi ha fatto campagna elettorale per altri partiti”. Tajani commenta anche Giorgia Meloni che rilancia l’asse sovranista con la Lega salviniana e parla di futura maggioranza senza Fi: “Non esiste un centrodestra senza Fi, il problema è creare un’alternativa al governo Conte, basta con la campagna elettorale, pensiamo a lavorare”.

“Se Berlusconi non si fosse sottoposto a questo sacrificio il risultato poteva essere peggiore. Comunque chi da Berlusconi ha avuto viatici vari dovrebbe avere più eleganza nell’affrontare il dibattito. E non aggiungo altro”, dice Maurizio Gasparri, parlamentare di Forza Italia e presidente della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.

Ma in queste ore di confusione e grande nervosismo non è solo Toti a chiedere un “Congresso nazionale vero”. Lo fa anche l’ex ministra Mariastella Gelmini, che aveva lanciato questa proposta già prima delle elezioni: “Fi deve riaffermare la sua identità, la sua connotazione liberale avviando una nuova stagione che passi da un congresso nazionale di rilancio”. Dello stesso avviso la vicepresidente della Camera, Mara Carfagna, (capofila dell’ala sudista in contrapposizione a quella del Nord, filoleghista): “Mai come ora ci appare chiaro che Fi deve fare punto e a capo”.

Gelmini indica le prossime mosse che passano tutte per un rapido cambiamento dell’assetto organizzativo: “Serve un “percorso nuovo” e va avviata “una costruttiva autocritica sui limiti della nostra azione”, attraverso una “profonda riflessione sulla riorganizzazione del nostro movimento”.

“Il partito – aggiunge Carfagna – non può più essere gestito da uno staff, ha bisogno invece di una nuova struttura politica in grado di prendere decisioni e di valorizzare le energie e le competenze che si sono formate in questi anni e dalle quali non è più possibile prescindere”. E ancora: “Sui territori e in Parlamento esiste una classe dirigente che non ha nulla da invidiare a nessuno, va valorizzata e messa alla prova. Persino le liste per le elezioni europee sono passate in ufficio di presidenza soltanto per una formale ratifica. È evidente – conclude l’ex ministra – che così non può funzionare, a meno che non si voglia calpestare la storia di Forza Italia”.
 




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