Emicrania per 136 milioni di europei. Sotto accusa insonnia e ‘turni sballati’


OLTRE un miliardo di persone nel mondo soffrono di emicrania, 136 milioni in Europa, il 15 per cento di chi vive nel vecchio continente, le donne 2-3 volte più colpite degli uomini. Sono mumeri che pesano. Dal punto di vista dei sintomi, parliamo di una patologia fortemente invalidante, che provoca e dei costi sociali e economici enormi: almeno 18,5 miliardi di euro secondo alcune stime, 27 secondo altre più recenti, tra costi diretti e indiretti (giornate di lavoro perse, produttività abbattuta…). Sono alcuni dei dati presentati in occasione del 13mo European Headache Federation Congress in corso ad Atene, un incontro che riunisce gli specialisti della forma più comune di mal di testa, di cui soffre in maniera cronica, cioè con più di 15 attacchi mensili il 2 per cento della popolazione.  

La prevenzione

Per questi pazienti con emicrania ricorrente è fondamentale una profilassi in grado di prevenire gli attacchi (che possono durare anche 72 ore e, nei casi più severi sono caratterizzati oltre che da dolore pulsante, da nausea vomito, forte fastidio per la luce e i rumori) o ridurre giorni di sofferenza. L’ultima frontiera in fatto di profilassi sono gli anticorpi monoclonali anti-CGRP, ovvero molecole in grado di bloccare l’azione del CGRP, il peptide correlato al gene della calcitonina, una piccola proteina rilasciata dalle terminazioni nervose associata al dolore.   

Farmaci per prevenire gli attacchi

Sono stati recentemente approvati dall’Ema, l’Agenzia europea dei medicinali  tre anti-CGRP l’ultimo dei quali e il fremanezumab, che agisce legandosi al peptide e quindi bloccandone l’attività. La nuova molecola è indicata per la profilassi, cioè per prevenire gli attacchi, negli  adulti che presentano almeno 4 giorni di emicrania al mese.

Il fremanezumab. Nel corso del congresso sono stati presentati per la prima volta i risultati sull’efficacia della molecola, attualmente in fase di registrazione in Italia. Lo studio,  in via di pubblicazione, ha coinvolto circa 800 pazienti, sia con emicrania cronica (più di 15 episodi mensili) che episodica, trattati per 12 settimane e che avevano precedentemente utilizzato senza successo altre classi terapeutiche di farmaci in genere impiegati per la prevenzione degli attacchi, ma farmaci non sviluppati ad hoc per questo scopo (betabloccanti, anticonvulsivanti, calcioantagonisti, antidepressivi). Dai risultati è emersa una riduzione significativa dei giorni mensili di emicrania.

Da un ulteriore studio a lungo termine, anche questo presentato ad Atene, è emerso che c’è stata in media una riduzione di oltre 6 giorni di emicrania al mese. In particolare, il 60% dei pazienti nell’ultimo mese di trattamento, ha presentato una riduzione del 50% dei giorni con emicrania mensili. “Per il nuovo farmaco, già in commercio negli Stati Uniti e approvato in Europa, è stato avviato l’iter registrativo anche in Italia”, spiega Roberta Bonardi, General Manager Grecia e direttore Business Unit Innovative di Teva, l’azienda che ha sviluppato la molecola.  

Sotto accusa insonnia e ‘turni sballati’

“Non ci sono prove, se non aneddotiche, sul ruolo di alcuni alimenti, come formaggio, cioccolata o vino, di scatenare attacchi di emicrania – ha dichiarato Messoud Ashina, neurologo e docente di neurologia all’università di Copenaghen tra i congressisti di Atene -.  Mentre ci sono evidenze sul ruolo che possono avere, nell’indurre l’emicrania, gli ormoni, la mancanza di sonno, i turni di lavoro notturni e la conseguente  alimentazione irregolare. Ad esser scagionati, anche il tempo, bello o brutto: “Lo dimostra il fatto – precisa l’esperto – che nei paesi mediterranei non c’è una minore incidenza di mal di testa rispetto, per esempio, a quelli scandinavi”. 

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