Europee, ritorna il gioco social “Vinci Salvini”: utenti a rischio privacy – Repubblica.it



Mettere “mi piace”, metterne tanti e metterli velocemente. Una chiamata alle armi in formato click fondamentale per allargare il database di potenziali militanti da coinvolgere attivamente nella propaganda del partito. La performance da televenditore di Matteo Salvini per pubblicizzare il suo “vincisalvini” è l’ultimissima trovata della macchina da guerra social del ministro dell’Interno. In realtà non è nuova, perché la prima edizione fu lanciata lo scorso anno, e come adesso avvenne a ridosso del voto. Allora erano le Politiche, stavolta le Europee. La scelta temporale per lanciare il concorso non è ovviamente causale: se la politica diventa marketing, il successo di una campagna pubblicitaria non lo si misura alle casse del supermercato ma alle urne.

Intanto funziona così: “Fa più punti chi mette più velocemente mi piace ai miei post su Facebook e, da quest’anno, anche su Twitter e Instagram. Cosa si vince? Ogni giorno – spiega lo stesso vicepremier – la tua foto diffusa sui miei canali social a sei milioni di amici, una telefonata con me e, ogni settimana, un caffè di persona”. In gergo la tecnica si chiama gamification ed è un metodo con cui incentivare le persone a compiere alcune azioni finalizzate generalmente alla vendita di un prodotto o ad altre forme di attivazione dell’utente mediante una serie di azioni giocose che danno un punteggio. Tutte le app con premi e molte campagne americane di charity funzionano così. Tipo “più corri, più fai punti, più vinci”.

Ma è anche un modo per prendersi i dati dei profili Facebook di chi aderisce al concorso, compresa la lista dei loro amici. Infatti per accedere o si entra con il proprio profilo social oppure con la casella di posta personale. In pratica, si consegna chiavi in mano allo staff del ministro mole di informazioni utili poi a profilare – seppur questo sia un livello di profilazione considerato basso – il pubblico dei simpatizzanti della Lega e dei rispettivi amici social. “Saranno oggetto di trattamento – si legge nell’informativa sulla privacy del sito – i seguenti dati personali: nome, cognome, sesso, indirizzo di posta elettronica, Stato, comune e provincia di residenza. Potranno, inoltre, rappresentare oggetto di trattamento i seguenti dati: Facebook Id, riferimento account Facebook, data di nascita, numero di cellulare, riferimento account Instagram, riferimento account Twitter”. E poi, a proposito della famosa profilazione, si spiega che “il trattamento a cui saranno sottoposti i dati personali risponde alla finalità di provvedere (…) all’elaborazione di statistiche per promuovere lo sviluppo e le attività del movimento”.

“Il valore di mercato di un singolo utente con questa profilazione si aggira sui 5 euro – dice Claudio Riccio, digital strategist di Latte Creative – Certo, come da norma europea la Lega non può condividere con altri soggetti o società questa ricchezza virtuale, ma rende bene l’idea di quanto sia fondamentale creare una banca dati del genere, sia per le aziende che eventualmente per un partito”. Insomma, con la campagna “vincisalvini” la Lega vuole raggiungere tre risultati: occupare ancor di più e ancora meglio lo spazio mediatico sui social, già notevole grazie ai 3,7 milioni di fan del “Capitano” nel solo Facebook; ottenere numeri di telefono ed email di sostenitori particolarmente motivati per poterli ricontattare con continue call to action; infine motivare gli utenti social a moltiplicare gli share dei post e i “like” in una fase cruciale di campagna elettorale. Il tutto con un investimento minimo: per sponsorizzare il post del concorso su Facebook, la Lega ha speso una cifra che oscilla tra i 100 e i 499 euro.


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