Ferroni (Infn): “La politica cerca scorciatoie, ma l’Asi è ancora un ente di ricerca”


ROMA. “Penso che sull’Asi si stia invertendo l’ordine delle cose, se la politica non vuole più che sia un ente di ricerca, ma vuole farci qualcos’altro, lo deve chiarire”, esordisce così Fernando Ferroni, presidente dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare, commentando la notizia delle dimissioni di quattro dei cinque membri del Comitato di scienziati incaricato di scegliere i presidenti degli enti di ricerca. “Fino a che la 218 non cambia – ha detto a Repubblica – l’Asi soggiace a una definizione che prevede procedure già applicate nel passato, come del resto gli altri enti di ricerca. E quindi un presidente deve essere competente in materia. Così facendo la politica sta prendendo una scorciatoia”.

rep

Come ricostruito da Repubblica, Fabiola Gianotti, Lamberto Maffei, Aldo Sandulli e Lucia Votano hanno inviato una lettera al ministero dell’Istruzione, università e ricerca con la quale hanno abbandonato l’incarico per la selezione dei presidenti agli enti sottoposti al Miur. In contrasto con la scelta, da parte del ministero, di modificare i criteri per la scelta della nuova guida dell’Asi, che avrebbe aperto a una personalità di profilo manageriale dell’aerospazio piuttosto che a uno scienziato.

rep

Secondo Ferroni, è in discussione proprio il ruolo, la mission, dell’Agenzia spaziale italiana: “Finora l’Asi ha svolto un ruolo importante in Europa, ha finanziato missioni e ottimi esperimenti nello spazio, collaborando con Nasa, Cina e permettendoci di arrivare su Marte, per esempio sulla missione InSight. Se la politica vuole ridefinire il ruolo dell’Asi – ha continuato Ferroni – è libera di farlo, visto che è un ente pubblico. Ma bisogna cambiare la legge, le affiliazioni, lo statuto. L’Asi è ancora sotto la vigilanza del Miur. Se, secondo la politica, la missione dell’Agenzia non è compatibile con la guida di uno scienziato, se vuole tirarla fuori dagli enti di ricerca del Miur e farci qualcos’altro, lo deve dire in maniera evidente, e non cercare di aggirare la 218”.

Fabiola Gianotti, direttrice del Cern di Ginevra, ha invece preferito il silenzio, lasciando che a parlare fosse la dura lettera di dimissioni presentata al ministero da lei e dagli altri tre membri del comitato. Quella della scienziata italiana, tra le più note e stimate a livello internazionale, è forse la firma più pesante su quella lettera, che punta il dito contro il Miur e ne denuncia le pressioni. La sua scelta di non commentare è stata dettata principalmente dal rispetto del suo ruolo e della sua posizione di direttore di un’organizzazione intergovernativa.

•Maffei: “La scienza non scende a compromessi”
In mattinata, il presidente emerito dell’Accademia dei Lincei, Lamberto Maffei, ha spiegato così le ragioni del passo indietro: “Il ministero dell’Istruzione ha chiesto al Comitato se voleva presentare i candidati per la successione a Battiston e noi abbiamo accettato – ha spiegato all’Agi – ci siamo messi a preparare il bando, descrivendo le caratteristiche dei concorrenti, ma nello scrivere questo bando si è discusso con i dirigenti del Miur. Loro proponevano certe caratteristiche sulle quali non eravamo d’accordo. Il ministero si è rivolto all’Avvocatura dello Stato e ha ottenuto ragione. Allora noi abbiamo deciso di dimetterci. La scienza non scende a compromessi”.

“Ho ascoltato le parole di Maffei – ha aggiunto Ferroni – ha detto che non era contento del fatto che il bando fosse diverso da quello precedente, meno puntato sulla capacità scientifica. Se ho interpretato bene, sembra che il profilo scientifico non fosse il criterio prioritario per la scelta. E questo, per un ente di ricerca, è un problema”.

•Miur: “Nessuna pressione sul comitato”
Il ministero dell’Istruzione, università e ricerca smentisce che ci siano state pressioni sul comitato di scienziati per orientare la scelta del nuovo presidente: “Nessuna ingerenza ma la volontà, supportata da un preciso parere dell’Avvocatura, di uscire con un avviso conforme alla norma”.
Fonti del dicastero precisano che, una volta revocato l’incarico a Battiston, è stato chiesto al comitato di esperti di “predisporre l’avviso pubblico di selezione per la presidenza dell’Agenzia spaziale italiana”. Ma l’avviso, secondo il ministero, “non si limitava a individuare le modalità e i termini per la presentazione delle candidature, ma fissava anche requisiti per la partecipazione dei candidati, diversi da quelli previsti dalla legge e idonei a restringere la partecipazione alla predetta procedura”.
In sostanza, secondo il Miur era l’avviso redatto dallo stesso comitato a non essere in linea con la legge. Le stesse fonti aggiungono infatti che la previsione di “requisiti diversi e ulteriori rispetto a quelli previsti dalla legge determina l’illegittimità dell’avviso pubblico, con rischio di contenzioso e conseguenti responsabilità risarcitorie per l’Amministrazione”. Cioè il ministero stesso.

•Battiston, sentenza Tar rimandata al 19 marzo
Intanto il Tar del Lazio ha rimandato al 19 marzo la sentenza sul ricorso presentato dall’ex presidente dell’Asi contro la sua estromissione dal timone dell’Agenzia avvenuta con un decreto del ministro Bussetti il 6 novembre: “La decisione di rimandare la sentenza è un passaggio obbligato perché nel frattempo al ricorso sulla sospensiva si è aggiunto anche quello sul commissariamento – ha spiegato Battiston all’Agi – per cui si è deciso di riassumere entrambe le decisioni in un’unica riunione prevista a marzo”, aggiunge, dicendo di “essere convinto della validità delle argomentazioni”.

Alla guida dell’Asi resterà dunque il commissario nominato dal governo il 16 novembre, l’astrofisico Piero Benvenuti. In attesa che si riattivi la procedura per la nomina di un nuovo presidente. I cui tempi, però, potrebbero allungarsi ancora. Sarà necessario infatti nominare un nuovo comitato per la selezione dei nomi che il Miur dovrà vagliare.




http://www.repubblica.it/rss/scienze/rss2.0.xml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *